Robert James Waller.
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LA STRADA DEI RICORDI.
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Titolo originale: A Thousand Country Roads.
Traduzione di: Alessandra Petrelli.
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2003. Edizioni Frassinelli, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Robert e Francesca, gli indimenticabili protagonisti de I ponti di Madison County, ritornano nelle pagine di questo romanzo. Seattle, 1981. In una fredda mattina di novembre un uomo siede al tavolo della cucina, in compagnia del suo passato.  Robert Kincaid, ha alle spalle una vita avventurosa come fotografo per il National Geographic. Giorni e giorni passati a girare il mondo all'inseguimento della luce giusta per lo scatto perfetto. Una vita raminga, da ultimo cowboy di frontiera, dominata dal ricordo di quattro giorni trascorsi assieme a Francesca Johnson, una torrida estate di tanti anni prima, in una sperduta fattoria dell'Iowa. Una passione travolgente e impossibile, nata sotto il Roseman Bridge in un lasso di tempo brevissimo, ma talmente intensa da riempire tutta un'esistenza. Eppure a Robert non bastano pi le immagini sbiadite dalla patina del tempo. Parte quindi alla volta della strada dei ricordi.
Prende lo zaino, le macchine fotografiche, qualche rullino e monta sul suo amato furgone. Il viaggio che lo riporter ai ponti di Madison County gli riserver pi di una sorpresa. Una storia straordinaria e commovente, che offre pagine di rara intensit poetica.
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L'AUTORE.
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Robert James Waller (Charles City, 1 agosto 1939. Fredericksburg, 10 marzo 2017)  stato uno scrittore e docente universitario statunitense noto anche come fotografo e musicista. 
Dopo le lauree nel 1962 e 1964 all'University of Northern Iowa ottenne un PhD in business alla Kelley School of Business all'Indiana University Bloomington, nello Iowa, nel 1968.  Alla fine dello stesso anno inizi ad insegnare management ed economia nell'universit in cui si era laureato, e nel 1977 divenne professore ordinario. Divenne poi rettore del College of Business nel 1980 rimanendovi fino al 1986, prima di ritirarsi in un ranch sperduto fra le montagne del Texas.
Molti dei suoi libri sono apparsi sulla lista dei bestseller del New York Times e fra questi il suo libro di maggior successo, I ponti di Madison County che fu il pi venduto nel 1993. Sia quest'ultimo che Puerto Vallarta Squeeze del 1995, sono stati utilizzati per la trasposizione cinematografica. 
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LA STRADA DEI RICORDI.
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Ancora una volta, ai pellegrini, gli sconosciuti, gli ultimi cowboy.
E ai molti lettori che volevano conoscere il resto della storia. Per tutti, un libro di addii.
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Ringraziamenti.
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Grazie a Mike e Jean Hardy della Iron Mountain Press e della John M. Hardy Publishing per aver pubblicato questo libro, e in particolare a Jean per il suo accurato lavoro di editing. Grande riconoscenza a Linda Bow, che non solo ha letto e commentato la prima stesura del manoscritto, ma ha trovato il titolo, dopo averne pensati e scartati almeno una cinquantina. Sono in debito anche con tutti gli amici che hanno letto versioni preliminari del libro. Sebbene fossi gi stato a Big Sur diverse
volte per le mie ricerche, Arlene Hess, della biblioteca di Carmel in California, ha risposto esaurientemente a tutte le mie domande sull'argomento, e allo stesso modo la Big Sur Historical Society mi  stata di grande aiuto, al pari della Henry Miller Library e della Camera di Commercio di Astoria, nell'Oregon.
Un sentito ringraziamento alla fotografa Linda Solomon, che ha permesso di utilizzare per il retro di copertina dell'edizione originale una sua foto che mi ritrae in compagnia del border collie Jack. E per finire, grazie al mio agente Aaron Priest, per i suoi preziosi consigli e la sua tolleranza verso le mie idiosincrasie.
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Nota dell'autore.
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Ci sono canzoni che nascono dall'erba punteggiata
d'azzurro, dalla polvere di migliaia di strade di
campagna. Questa ne incarna la poesia.
Cos inizia il romanzo intitolato I ponti di Madison
County. In realt, allora non avevo raccontato
tutto, ma, a volte, ci sono storie che devono
aspettare il loro turno, per non interferire con lo
svolgersi di altre vicende che reclamano la precedenza.
Nel corso degli anni ho poi ricevuto numerose
lettere dai lettori dei Ponti, persone di ogni
genere ed et: uomini, donne, adolescenti, camionisti
e casalinghe, avvocati e piloti. Centinaia di
lettere, forse migliaia, che arrivavano da tutto il
mondo e che contenevano parole gentili e d'incoraggiamento a proseguire.
Molti di quelli che mi scrivevano volevano saperne
di pi su Robert Kincaid e Francesca Johnson, su
ci che era accaduto loro dopo i quattro giorni trascorsi
insieme nella Madison County, nello stato
dell'Iowa. Soddisfatto com'ero della mia vita tranquilla
in un ranch in mezzo al deserto, dopo essere
tornato ai miei studi, io non sentivo per la necessit
di riprendere in mano gli appunti, n la voglia
di rimettermi a scrivere. Ma alla fine, dopo aver ricevuto
l'ennesima lettera, d'impulso ho deciso di
raccontare il resto della storia.
Mi sono sempre interrogato sulle coincidenze,
sulla natura del caso: I ponti di Madison County
era una breve storia ambientata in un breve lasso di
tempo, nata semplicemente dall'idea di fare un regalo
a famigliari e amici; un libro che non avevo
mai sperato di veder pubblicato, n scritto con tale
intenzione, mentre adesso viene letto in pi di trentacinque
lingue. Un testo venuto fuori da una stampante
da poco, quando per scrivere usavo ancora
un software da due soldi e un primitivo computer Zenith 286.
E allora, per tutti coloro che me lo hanno chiesto,
ecco il seguito della storia. Spero comunque che, anche
se non avete letto i Ponti, questo romanzo riesca
ad appassionarvi. E penso che i miei lettori, tra le altre
cose, rimarranno sorpresi dalla gioia inaspettata
che capit a Robert Kincaid nell'ultima parte della sua vita.
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Capitolo 1.
Robert Kincaid.
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E cos:
Vieni a far roteare di nuovo la grossa fune,
forse non cos in alto e con la foga
di un tempo,
ma pur sempre
con il sibilo
e la sensazione
dell'anello
sopra di te
e del sole che passa attraverso il cerchio,
ombre sul terreno
dove la grossa fune ruota
mentre tutto si riduce
alle ultime cose,
una volta ancora...
...tutto si riduce all'inevitabile andamento della
vita, e alla lunga, tortuosa corsa per arrivare nel
mio caso a questo: la nebbia su Puget Sound e i
marted sera passati da Shorty, ad ascoltare il sax
tenore di Caprimulgo Cummings che accarezza
le note di Autumn Leaves.
Questa  la situazione: al termine della tua stagione
sei ancora solo in pista, con il ronzio del frigorifero
a coprire il rumore dei tuoi ricordi.
Le cose avrebbero potuto forse andare diversamente
in un'altra vita. Avrebbe potuto funzionare
per te e quella donna. Lei  stata la tua unica occasione;
eppure, ripensando a ci che accadde, non
c' mai stata una vera possibilit di scegliere.
La decisione di andare via, di lasciare tutto ci
che aveva, l'avrebbe resa comunque una persona
diversa da quella con cui hai trascorso quei giorni e
quelle notti. Ma eri pronto a rischiare, e hai cercato
di preparare tutto nel caso lei avesse deciso di raggiungerti.
Adesso  un freddo mattino di novembre del
1981, una nebbia gelida copre la superficie dell'acqua.
Sul tavolo della cucina, acquistato di seconda
mano per pochi soldi, una pila di posta. Tavolo
che  stato trasportato qui in traghetto, anni
fa, dopo che avevano raso al suolo la casa di Bellingham
per costruire un centro commerciale. Buste
dall'aria ufficiale, roba del governo, l'Ufficio
Imposte e la Previdenza Sociale che ti stanno ancora
cercando. Non riescono a immaginare che tu
non voglia avere pi a che fare con loro, che non
desideri qualunque cosa abbiano da offrirti. Quelle
buste con la scritta: rispedire al mittente.
Ma  pur sempre posta, anche quando nella cassetta
non c' altro che la pubblicit di gente che
vuole convincerti a comprare oggetti che non ti interessa avere.
A sessantotto anni, Robert Kincaid infil una
mano sotto la bretella arancione consunta e con
l'altra accarezz il golden retriever, Highway. Poi
si accese una Camel e si avvicin alla finestra. Da
qualche parte nella nebbia, o al di l di essa, il lontano
borbottio di un rimorchiatore nel porto di Seattle.
Apr il cassetto superiore dello schedario sistemato
vicino alla finestra. Le file di diapositive ordinatamente
inserite nelle tasche di plastica, la sua vita
l dentro, cinque foto per fila e venti per pagina. La
vita di un uomo che aveva passato anni a cercare la
luce giusta. Scelse a caso una custodia e la sollev
verso la lampada. La prima immagine era quella di
uno scaricatore di porto a Mombasa, tutto muscoli
e sorriso sotto il berretto di maglia. Doveva essere
stata scattata nel 1954.
Nella seconda, un cucciolo di foca della Groenlandia
fissava l'obiettivo: il 1971 e la banchisa di
Terranova. La successiva era uno scatto nella campagna
basca durante l'estate. E dopo, un freddo
giugno in riva al Mare di Beaufort, dove un tempo
aveva navigato Amundsen. E una tigre che sbucava
dall'erba alta sulla sponda del lago Periyar, nell'india
del sud. Un'altra istantanea mostrava un airone
in volo sull'acqua mattutina nei pressi di Port
Townsend, una foto molto simile al suono del sax
di Caprimulgo sulla quarta battuta di Sophisticated Lady.
Ancora. La campesina in Messico, in piedi in
mezzo alla campagna, che lo guardava da sopra la
spalla, il cappello di paglia e il vestito di iuta, il suo
nome e quello del villaggio scritti chiaramente sul
margine della diapositiva: Maria de la Luz Santos,
Celaya, Messico, 1979. Era stato il suo ultimo incarico
importante per una rivista, un servizio a basso
costo che lo aveva costretto a spendere di tasca sua
per poter fare un lavoro decente. Si domandava che
cosa ne fosse stato di Maria de la Luz Santos, se
abitasse ancora in quel villaggio e lavorasse nei campi d'estate.
Nella custodia successiva il sole scendeva lentamente
su un North Dakota autunnale e un viso
duro con gli occhiali scuri guardava fuori dal finestrino
di una grossa macchina agricola arancione:
Jack Carmine, Mietitrebbiatrice, campo dell'agricoltore
a sud di Grand Forks, 1975.
L'archivio conteneva migliaia di fotografie, anche
se lui aveva conservato solo le migliori e i suoi
standard erano di altissimo livello. Gli scarti finivano
bruciati, ma di ognuna di quelle che aveva
tenuto ricordava con precisione il luogo, le circostanze
e le condizioni di luce nel momento in cui
aveva fatto scattare l'otturatore. Persino gli odori
che lo avevano circondato. Periyar lo riportava al
profumo di curry, il paesaggio basco all'aroma di
oca affumicata. Il servizio sull'Artico era stato
un'esperienza poco interessante sul piano culinario:
la monotonia del cibo in scatola, e qualche
volta pesce, il tutto consumato al chiuso sotto la zanzariera.
L'ultima diapositiva della pagina era un'immagine
sfocata di roccia e acqua. Nel 1972 stava scattando
delle foto su una rupe nell'Acadia National
Park quando era scivolato, facendo un volo di una
decina di metri prima di atterrare sulla sabbia.
Conservava quell'immagine come memento dell'audacia
e della stupidit, e della sottile linea di
confine che le separa. La caviglia che si era fratturato
non era mai guarita del tutto, soprattutto
perch aveva ignorato il consiglio del medico e si
era rimesso al lavoro senza aspettare che l'osso
avesse il tempo di saldarsi in maniera appropriata.
Rimise tutto a posto e si appoggi leggermente al
cassetto aperto, con le mani intrecciate sopra le
cartellette.
Nella parte anteriore del cassetto, una grande
busta gialla custodiva le lettere che aveva scritto a
Francesca Johnson nel corso degli anni, e che non
aveva mai imbucato. Dietro la busta, una scatola
bassa conteneva alcune fotografie. Kincaid la tir
fuori e fece un po' di posto sul tavolo in cucina. Si
mise seduto, apr con cura il coperchio, inforc gli
occhiali bifocali e sollev un foglio di carta velina.
Fiss la donna che compariva nella prima immagine.
Da sedici anni Francesca Johnson era appoggiata
al paletto di una staccionata nell'Iowa e gli sorrideva
con indosso un paio di vecchi jeans e una
maglietta. Il bianco e nero le donava, metteva in
risalto le curve del corpo e le linee del viso, ritraendola
esattamente com'era allora. Quando
aveva stampato la foto, lei gli era apparsa sulla
carta come il fantasma del suo passato. Prima la
superficie bianca, poi i contorni sfumati del prato,
della staccionata e una forma umana, quindi Francesca
in controluce nell'alba di un mercoled d'agosto
del 1965, che gli veniva incontro dalla bacinella
dell'acido.
Esamin con attenzione la fotografia, come aveva
gi fatto centinaia di volte negli anni da quando
era stato l con lei. La scatola conteneva altre
ventisei foto, ma quella era la sua preferita. Niente
di ricercato. Soltanto Francesca alla luce del mattino,
i seni che si indovinavano chiaramente sotto il
cotone sottile della maglietta.
Appoggi le mani sul tavolo, accanto alla scatola,
distese le lunghe dita affusolate e gli sembr di
sentire il tocco della pelle di lei. Dopo tutti quegli
anni avvert la forma del suo corpo, un ricordo
tattile che dalla mente si trasmetteva alle mani o
viceversa.
Francesca e la sua unica occasione di abbandonare
tutti i momenti passati in compagnia di se stesso,
la sua unica, maledetta possibilit di avere qualcosa
di pi di quei lunghi anni di silenzio e solitudine, di
asfalto e rombo dei jet per raggiungere qualsiasi posto
dove la luce fosse favorevole. Avrebbe rinunciato
a tutto per lei, alla strada e alla fotografia, qualunque
cosa. Ma c'erano state scelte da fare, scelte
difficili per lei. E Francesca aveva preso la sua decisione,
quella che riteneva pi giusta, e l'aveva onorata.
Era rimasta con la sua famiglia nello Iowa invece
di partire assieme a lui.
Come era facile riportare indietro il tempo, convertire
le immagini mentali in emozioni, rendere
tutto dolorosamente vero e presente! I fianchi premuti
contro il suo ventre, l'arco del suo corpo
quando la stringeva tra le braccia, il lampo di
un'afosa notte estiva oltre le tende della camera da
letto. Il suo dolce sorriso e la sua instancabile voglia
di toccarlo, a letto, il mattino dopo.
Se non ti tocco, ho paura che sparisca tutto, gli
diceva, sorridendogli e facendosi pi vicina.
Ma era sparito tutto lo stesso. Era successo un
venerd mattina, quando lui si era allontanato
sobbalzando lungo il vialetto di quella fattoria
nell'Iowa meridionale, con il sole rovente, gli alberi
immobili e il mondo che tratteneva il fiato.
Quando era rimasto per un istante fermo sul predellino
di un furgone chiamato Harry e si era girato
indietro a guardarla prima di ripartire e d'immettersi
lentamente nella strada principale. E le
lacrime gli avevano rigato le guance mentre guardava
un'ultima volta Francesca, seduta per terra a
gambe incrociate all'inizio del vialetto, con la testa
tra le mani, nel caldo e nella polvere di un'estate
dell'Iowa.
Chi  tanto idiota da dire che i fuochi si estinguono?
Forse si affievoliscono, ma non si consumano
mai del tutto. I vecchi miti, solo questione di convenienza
per coloro che vogliono liberarsi del pensiero
di una donna, con tutte le conseguenze che questo
comporta.
Guardando di nuovo la fotografia di Francesca,
toccandola attraverso i chilometri e gli anni, voleva
tornare a quei momenti, vederla nuda e sentirla
muoversi sotto di s, mentre mormorava frasi che
lui non sempre comprendeva, ma capiva lo stesso.
Avvert la propria eccitazione e sorrise. L'idea di
lei bastava ancora a fargli quell'effetto.
Prese il fermasoldi dalla tasca sinistra dei jeans,
ne estrasse un foglietto e l'apr. La carta era tutta
stropicciata: aveva letto mille volte quel breve messaggio
di Francesca che conteneva un'espressione
del poeta W.B. Yeats.
Se l'attira l'idea di un'altra cena quando volano
le falene, venga stasera dopo il lavoro. Qualsiasi
ora andr bene.
La sua calligrafia di un'estate di tanto tempo prima,
quando agosto era stato molto caldo e lui sorseggiava
t freddo nella semplice cucina di una fattoria.
Lei aveva attaccato quell'invito su un lato
dell'ingresso di un ponte coperto, il Roseman Bridge,
Madison County, Iowa.
Avrebbe voluto parlarle, dirle quello che provava,
come tutta" la sua vita avesse trovato un senso in
quei pochi giorni. Ringraziarla, se non altro, guardarla,
rivedere il suo viso. Un momento per farle sapere
che lui era vivo e l'amava ancora. Ma non era
possibile, n mai lo sarebbe stato, con la famiglia di
lei e tutto quanto.
Si appoggi allo schienale della sedia, passandosi
una mano tra i capelli grigi e arruffati che gli arrivavano
alle spalle.
Era accovacciato l, con la nebbia silenziosa sull'acqua,
la nebbia alla porta e le orme di tanti anni
su di s. Accovacciato sul ciglio di... che cosa?
Niente.
Si vers una tazza di caff, poi si avvicin alla
credenza. Sui ripiani all'interno era disposta la sua
attrezzatura: cinque obiettivi chiusi in morbide custodie
di pelle, due Nikon F e l'esposimetro avvolti
in panni spessi. Gli attrezzi di un professionista,
vecchi strumenti, logori e malandati, rigati e ammaccati
da bottoni di metallo e cerniere, dalla sabbia
sollevata dallo scirocco e dalle rocce dei Barrens
irlandesi, dagli urti e gli scossoni a bordo di Harry e
di jet transcontinentali diretti in Africa, Asia o chiss dove.
Nello scomparto del ghiaccio del frigorifero c'era
l'ultimo rullino di Kodachrome II 25. Quando quella
pellicola era uscita di produzione, lui ne aveva
comprati cinquecento rullini e li aveva congelati,
centellinandoli e coccolandoli, tenendoli per il suo
uso personale, affidando le foto per le riviste alla Kodachrome 64.
A conti fatti, tutto si riduceva semplicemente a
questo, come aveva sempre saputo. Nebbia sull'acqua,
nebbia alla porta e l'ultimo rullino di pellicola.
Le cose fondamentali: sangue, carne e ossa, e i pensieri
in testa, che finivano in cenere, alla fine.
Nient'altro, insomma, e tutto impossibile da cambiare,
la grande spinta di ci che era stato scritto
prima e serbato poi dai Custodi del destino delle cose.
Che vita strana, solitaria, silenziosa. Fin dall'inizio
era stata cos e tale era rimasta. A eccezione di
quelle giornate, quei quattro, sfavillanti giorni nel 1965.
Ecco la fine, dopo gli anni trascorsi a camminare
sulle scogliere di Acadia e le rive del Corno d'Africa,
dopo le allegre nuotate negli stagni della
giungla con la figlia di un mercante di sete, la cui
risata aveva scacciato il silenzio per un istante. E
sempre, sempre, la consapevolezza dell'ululato del
tempo, dello sbiadire e passare di questa cosa curiosa
chiamata vita, della sua transitoriet. Lavorare,
mangiare, camminare diritti e poi zoppicare.
Osservare come tutto si riduce a uno schedario di
emulsioni fugaci come te.
Restano solo le immagini, testimonianza silenziosa
delle tue precedenti celebrazioni.
India,
oppure il Corno d'Africa,
sempre lo stesso:
uomini sulla sabbia,
o che spingono barche
tra le onde della riva.
Alcuni vanno
mentre altri osservano.
Domani
faranno la stessa cosa
...di nuovo.
Una volta che l'idea gli fu entrata in testa, non
riusc pi a scacciarla. Si avvicin alla finestra e
guard la nebbia. Persino il mattino sembrava stanco,
sebbene fosse appena iniziato.
Robert Kincaid apr un cassetto. C'erano tre assegni
non ancora incassati, frutto di faticosi servizi
fotografici fatti in scuole e fiere d'arte, per un
totale di 742 dollari. Erano finiti i giorni di gloria,
i lunghi servizi itineranti per il National Geographic
che lo avevano portato dovunque la luce
fosse giusta.
Altri 87 dollari in banconote. Il barattolo del
caff pieno di monete poteva contenerne forse
un'altra cinquantina. Il nuovo motore di Harry aveva
sulle spalle solo centomila chilometri. Poteva andare
piano, viaggiare leggero, dormire sul furgone,
se necessario. Poteva farcela. Tornare l ancora una
volta.
Allora, Highway, che ne dici? Andiamo a vedere
il Roseman Bridge, a fare una gita nei nostri ricordi?
Nient'altro, solo tornare di nuovo nel suo spazio.
Meglio che rimanere qui ad autocommiserarsi e
a piangere per ci che non potrai mai essere.
Il cane, con la lingua di fuori e la coda in aria,
and ad accucciarsi accanto al padrone.
Mi chiedo che aspetto avr lei ora. Chiss se 
cambiata molto.
Fuori, i pini ammantati di nebbia gocciolavano.
La coda del cane colpiva le assi del pavimento.
Flop. Flop.
Kincaid era vissuto da solo per gran parte dei
suoi sessantotto anni, per caso e per scelta, e i suoi
pensieri giravano su loro stessi perch non c'era
nessuno che potesse ascoltarli. Alla fine, per, fluivano
a casaccio dalla mente alla bocca, come se il
lavorio mentale non potesse pi essere contenuto
nel silenzio e le parole dovessero uscire per far posto
ad altri pensieri.
Bastano uno o due giorni di completa solitudine,
a volte poche ore soltanto, e questo processo in genere
si mette in moto in modo automatico. Per lui
era stato cos per tutta la vita. Parlava da solo mentre
si preparava a scattare una foto, oppure mentre
cucinava, borbottando di tempi di posa o spezie,
obiettivi o ingredienti. Il cane sembrava felice di
sentire il suono di quelle parole senza chiedersi a
chi fossero rivolte.
I suoi figli devono essere cresciuti, probabilmente
se ne saranno andati da casa. Non posso
correre il rischio di rivederla, per. Non saprei che
cosa fare. E non so nemmeno come reagirebbe lei.
Magari per lei si  trattato solo di quei quattro
giorni, e si  dimenticata di tutto. O forse le  rimasto
qualche vago ricordo che non le fa piacere
rivangare.
Eppure sapeva che non era vero. Lui e Francesca
Johnson erano uniti in maniera indissolubile, fino
alla fine del tempo, fino a quando le loro menti
avrebbero ricordato. Non ne aveva mai dubitato, in
realt. Lungo tutte le strade che aveva percorso negli
ultimi sedici anni, lei era stata al suo fianco. Ma
a volte immaginare che lo avesse dimenticato gli
rendeva pi facile sopportare l'idea del loro amore perduto.
Un amore immenso in un momento fugace,
quando il vento lo aveva sospinto e l'universo
aveva esitato in ci che stava facendo. Un momento
fugace in cui il vecchio viaggiatore aveva
visto le luci di casa, in cui i treni si erano fermati
e il loro fischio si era smorzato. In cui i suoi giri
intorno all'antica torre di Rilke erano cessati per un po'.
Alle sue spalle il frigorifero fece avvertire la propria
presenza, sussultando, lui si accese un'altra
Camel, toss e guard il mattino che gli stava davanti.
Ricordava bene la vecchia cucina della fattoria
nell'Iowa. Come l'ultimo testimone pressoch
infallibile che era stato della vita in generale,
l'occhio esperto del professionista quasi una macchina
fotografica naturale, vedeva ancora la cucina,
i particolari. Il linoleum crepato e il tavolo di
formica, la radio accanto al lavello e le falene intorno
alla lampada.
E Francesca, l, che lo guardava, con il suo vestito
rosa e i sandali bianchi. Francesca Johnson, che
accettava la pi grande opportunit della sua vita e
precipitava verso di lui, e lui verso di lei. Se il peccato
esiste, il loro era stato reciproco, equamente
condiviso e vissuto. Lui era stato l, quella sera, appoggiato
al frigorifero, e la osservava. Guardava il
punto in cui l'orlo del vestito sfiorava la coscia abbronzata.
E poi la spinta insistente degli antichi
istinti - lodiamoli e malediciamoli insieme - che
vincono e il tango per strada che riecheggia lontano,
ma si avvicina.
Gli antichi istinti, avvolti tra le lenzuola spiegazzate
di una calda notte estiva, che scivolano sul
sudore del ventre di Francesca, e sul suo viso, sulla
schiena e sull'addome di lui. Gli antichi istinti e le
dolci veroniche, il guizzo della cappa rossa e il
ruggito di folle distanti, che non riescono a vedere
l'avvenimento, ma applaudono lo stesso. Tutti
quegli anni di desiderio represso, per lei e per lui,
il loro unirsi, ripetutamente, mentre le candele
gocciolavano cera e la pioggia andava e veniva e
un'alba incerta si dispiegava sulla campagna dell'Iowa
meridionale.
Alle prime luci dell'alba l'aveva portata nel prato
e le aveva chiesto di appoggiarsi al paletto della
staccionata. E l l'aveva trasformata in un'immagine
in bianco e nero, che adesso giaceva in una scatola
su un tavolo, in un'altra cucina, in un nebbioso
mattino a Seattle.
Harry era bagnato e dentro sapeva di fumo di tabacco.
La stessa routine, intenzionalmente la stessa
di sedici anni prima. La valigia incastrata contro la
ruota di scorta sul pianale del furgone, fissata con
un pezzo di corda. Niente chitarra, questa volta;
erano anni che non la suonava pi. Ci ripens,
torn alla baracca e la tir fuori dal suo posto accanto
al frigorifero. La custodia era coperta di muffa,
ma non si cur di aprirla. Con un'alzata di spalle
la caric sul furgone, la leg accanto alla valigia,
poi copr tutto con un pezzo di tela cerata. Lo strumento
aveva emesso un lieve suono stonato da dentro
la custodia quando lui aveva stretto la corda,
come per dire che era possibile convincerlo a suonare
di nuovo se fosse stato sottratto all'oscurit,
accordato e toccato.
Un tempo Robert Kincaid sarebbe sceso dal pianale
con un balzo, ma adesso si sedette sul bordo
posteriore e si lasci scivolare piano, poggiando a
terra per prima la gamba buona e quindi l'altra,
che lo avrebbe tradito se non fosse stato attento.
Uno zaino con una macchina fotografica soltanto,
la Nikon F con un solo obiettivo - il 105 millimetri
che preferiva - e l'ultimo rullino di Kodachrome II.
Soltanto quella pellicola per una spedizione intitolata
Ultima volta.
Thermos, macchina fotografica, valigia, tre stecche
di Camel, una cassetta di birra cinese trovata
in offerta in un supermercato del porto. Il vecchio
sacco a pelo. Se i soldi fossero finiti, forse avrebbe
dovuto pernottare nel furgone. La copia consunta
di Verdi colline d'Africa, il libro che aveva portato
con s nel 1965 e non aveva pi letto da allora. Si
guard: gli stivali Red Wing alla loro quarta risuolatura,
i jeans scoloriti, la camicia cachi e le
bretelle arancioni. Un giubbotto di pelle dietro al
sedile, con una tasca strappata e una macchia di
caff sulla manica destra. L'intramontabile e funzionale
divisa di un vagabondo.
Highway era accucciato sul sedile di fianco a lui e
sul pavimento erano posati la sua ciotola d'acqua,
il piatto di latta, un sacco di cibo per cani e il barattolo
da caff pieno di monete.
L'itinerario stavolta era diverso, per. Lontano
dal freddo notturno che avrebbe avvolto l'estremit
settentrionale del paese in quella stagione.
Anzi, ancora non aveva un piano preciso. A sud fino
all'Oregon, tanto per cominciare, poi la California,
quindi a est. L'Iowa doveva essere ancora
al suo posto, e una generica direzione verso est
dalla California settentrionale sarebbe stata sufficiente.
Magari avrebbe attraversato il South Dakota e
sarebbe passato dalle Black Hills, come aveva fatto
durante il suo ultimo viaggio nella Madison
County. Era tornato alle Black Hills nel 1973 per
un servizio fotografico su uno scavo archeologico,
uno dei suoi ultimi incarichi per una rivista importante.
Chiss se il vecchio irascibile che allora gli
aveva fatto da guida campava ancora. Poteva fermarsi
a fargli un saluto, mangiare in quella taverna
di cui non ricordava il nome e ascoltare il musicista
che suonava nel locale. Si drizz sul sedile e
fiss oltre il parabrezza, lasciandosi invadere dalla
sensazione di tutto quello che era l fuori e che
non aveva mai visto.
Sai, vecchio mio, comincio a essere un po' stufo
di sguazzare in mezzo a tutta questa tetraggine e tristezza.
Forse sei stanco pure tu. Basta con i rimpianti
per il tempo andato, basta ciondolare qui a
guardare i ricordi di ci che ero e facevo un tempo.
Basta maledire la barbarie della senilit. Che ne ho
ricavato? Ho mollato tutto e ho trasformato la mia
vita in un vero pantano di depressione. Non  da
me. La realt  una cosa, ma vivere di sogni non 
molto diverso che morire a poco a poco.
Fece una pausa e guard il cane. Hai mai sentito
quelle meravigliose parole dell'altro Cummings?
Non il nostro amico Caprimulgo, ma il poeta e. e.
cummings, che scriveva il suo nome a lettere minuscole.
Vediamo... ecco, non me le ricordo esattamente...
avevano a che fare con i medici e i casi disperati
e l'esistenza di universi migliori da qualche
altra parte, se solo li sai cercare.
Sorrise al cane. Torno subito.
Rientrato in casa, prese una borsa da un ripiano
della cabina armadio e afferr un vecchio cavalletto
Gitzo appoggiato contro il fondo, dietro le camicie.
Rovistando un po' tra i maglioni, trov un dolcevita
nero acquistato in Irlanda tempo addietro e lo
appese al cavalletto. Tolse il gilet da fotografo da
una gruccia e se lo infil.
Poi si diresse alla credenza della cucina, prese le
macchine fotografiche e gli accessori e li mise nella
borsa, sistemando ogni cosa ordinatamente al suo
posto. In un cassetto aveva ancora quarantatr rullini
di pellicola bianco e nero Tri-X, sparsi sopra
una targa ricevuta da una prestigiosa rivista di fotografia:
A ROBERT L. KINCAID
IN RICONOSCIMENTO
DI UNA VITA DI ECCELLENZA
NELLE ARTI FOTOGRAFICHE
Animus non integritatem sed facinus cupit
L'animo non anela alla purezza ma all'avventura
Kincaid sorrise, infil i rullini in una busta di plastica,
si guard intorno, poi si mise in spalla il cavalletto
con il maglione da una parte e la borsa dall'altra.
Di nuovo fuori, chiuse a chiave l'uscio della
baracca e accost lentamente la porta a rete malandata.
Pronto, vecchio mio? chiese, montando sul furgone
e mettendo in moto. Andiamo a vedere che
cosa ci siamo persi in tutto questo tempo.
Un debole sole duellava con la nebbia di met
mattina, mentre Kincaid saliva con la macchina sul
traghetto per la terraferma, attraversava la baia e
approdava a Elliot Bay.
Percorrendo strade secondarie usc dalla citt,
passando per il porto e davanti al parco dove a volte
lui e Caprimulgo si sedevano su una panchina a
raccontarsi a vicenda quella che credevano essere la
verit della loro vita.
Giunto a Olympia, incass in banca gli assegni e
scrisse una cartolina al suo vecchio amico, informandolo
che sarebbe stato via per un paio di settimane.
Non voleva che Caprimulgo si preoccupasse
per la sua assenza.
Decise di prendere la litoranea verso sud e svolt
a ovest vicino a Maytown, addentrandosi nella
campagna, quella che piaceva a lui, fatta di stradine
e paesini. Accanto, sul sedile, Highway teneva il
muso fuori dal finestrino, il naso in movimento e il
pelo mosso dal vento.
E cos avvenne che, nel novembre del 1981, tirando
le somme di tutta una vita, Robert Kincaid riprese
in mano la grossa fune e part per l'Iowa, diretto
ai ponti di Madison County.
...
.
...
Capitolo 2.
Francesca.
...
.
...
Francesca Johnson non si sentiva vecchia. Non
dimostrava i suoi sessantanni e le amiche le ripetevano
spesso che il tempo era stato straordinariamente
clemente con lei. I capelli neri avevano solo
qualche striatura di grigio e la sua figura era ancora
snella.
Anche Richard a volte glielo aveva fatto notare.
Sai, Frannie, mentre noialtri invecchiamo, tu non
cambi mai molto.
Ma naturalmente era cambiata, eccome. Guardandosi
allo specchio, sapeva che i vestiti nascondevano
bene la lenta decadenza. E tuttavia, una buona
dieta e una vita sana, i cappelli larghi che la proteggevano
dal sole e le passeggiate quotidiane, che spesso
la portavano fino al Roseman Bridge e ritorno, la
mantenevano in forma. E soprattutto, c'era sempre
quel pensiero, l'idea che in qualche modo Robert
Kincaid sarebbe tornato da lei. E forse era proprio
quello a sorreggere la sua volont di restare il pi
possibile fedele e aderente alla propria immagine di
tanti anni prima. Voleva che lui la riconoscesse, che
la desiderasse con la stessa intensit di allora.
Il suo metro di misura era il vestito rosa comprato
nel 1965. Negli ultimi sedici anni se l'era provato
di tanto in tanto. Se le andava un po' stretto, si impegnava
di pi nella dieta, finch l'abito tornava a
caderle morbidamente sulle forme del corpo. Dopo
averlo indossato, si voltava lentamente verso lo
specchio della camera da letto, sorrideva e diceva
rivolta alla propria immagine: Meglio di cos non
posso fare, ma  gi molto, per una ragazza di campagna.
Poi gonfiava le gote e rideva piano di quelle
parole di autostima. Il vestito, ripiegato, tornava
nella sua custodia e al suo posto sul ripiano pi alto
dell'armadio.
Richard era morto l'anno prima e ora la fattoria
non era pi la stessa. Il bestiame era stato venduto e
la terra data in affitto. I figli erano cresciuti ed erano
volati via dal nido, come era giusto che fosse. I
soldi non erano tanti, ma tra i proventi degli affitti,
i risparmi e il premio della polizza sulla vita di Richard
ce n'era a sufficienza per tirare avanti.
Adesso suo marito era sepolto nel cimitero di
Winterset, dove c'erano i suoi genitori. Richard
aveva acquistato due posti vicini al cimitero, convinto
che un giorno sua moglie avrebbe riposato accanto
a lui. Si sbagliava, come gli eventi successivi
avrebbero dimostrato.
Richard. Un uomo buono e bravo. Dignitoso,
senza dubbio, e persino affettuoso in quel suo modo
goffo. Ma non era stato abbastanza per lei. La
Francesca che lui aveva conosciuto era soltanto una
maschera, il ruolo di devota moglie di campagna e
madre sollecita dietro cui si nascondeva un'altra
donna. Quanti strati, quante bugie... Una donna
del tutto diversa da quella che friggeva le uova con
il bacon la mattina, mentre suo marito ascoltava le
ultime notizie alla radio. Lo stesso apparecchio che
aveva trasmesso Tangerine e Autumn Leaves in una
calda notte di agosto del 1965, mentre lei ballava in
quella stanza con un altro uomo che si chiamava
Robert Kincaid e che era piombato nella sua vita
sulle ali di un caldo vento d'estate come una forza
irresistibile.
Quando era ai fornelli, spesso le era capitato di
pensare: oddio, se lui sapesse. Se solo Richard avesse
scoperto che cosa era successo in quella cucina.
Ma avrebbe mai potuto immaginarsela nuda, mentre
faceva l'amore con un fotografo capellone proveniente
da chiss dove? I tovaglioli di carta che volavano
per terra, mentre quell'uomo sconosciuto la
faceva sdraiare sul tavolo? No, un pensiero simile
non l'avrebbe mai nemmeno sfiorato. Bugie su bugie,
quanti strati.
Eppure, Richard aveva intuito qualcosa. Era stato
evidente nelle sue ultime parole, pronunciate faticosamente,
con voce strozzata, poche ore prima di
entrare in coma: Francesca, so che anche tu hai
avuto i tuoi sogni. Mi dispiace di non essere stato io
a esaudirli.
Con uno sforzo immane, facendo appello alle
forze residue, aveva mosso lentamente la mano
sulle lenzuola del letto d'ospedale e lei, guardando
i suoi occhi stanchi e lucidi di lacrime, aveva capito
quello che stava cercando di dirle. Aveva stretto
la grande mano ruvida, se l'era appoggiata sulla
guancia e in quel momento, ma solo allora, era
stata travolta dai rimpianti. Per quello che era successo,
e per il fatto che Richard non avrebbe mai
saputo che cosa si nascondeva nelle profondit
della sua anima.
Eppure, nonostante quello che lui non era n sarebbe
mai stato, Richard aveva intuito una verit
che lo feriva duramente. Era consapevole di non
appartenere ai sogni della moglie, di essere stato
sposato con lei per pi di trent'anni senza mai essere
riuscito ad andare oltre l'esteriorit di quella
donna che aveva condiviso la sua laboriosa vita
quotidiana e che gli aveva dato dei figli.
La vecchia casa era silenziosa. Francesca sfogli
l'ultima edizione del Madisonian e lesse le notizie
relative alla contea, la cronaca delle cene di beneficenza
e delle partite di fine campionato, gli annunci
di matrimonio, nascita e morte, gli avvenimenti di
un piccolo mondo nel quale era vissuta per trentasei
anni e di cui ancora non si sentiva parte.
Ricord che, sei mesi dopo la scomparsa della moglie
Marge, Floyd Clark l'aveva invitata fuori a cena.
Gentilmente, Francesca aveva rifiutato. Lui allora le
aveva chiesto di accompagnarlo alla fiera cittadina,
dove si esponevano i migliori vitelli, e lei, diplomaticamente,
aveva risposto che attendeva l'arrivo dei figli
e che aveva altri impegni. Floyd non era pi tornato
alla carica, ma si mostrava molto gentile
quando i loro carrelli si incrociavano al supermercato.
Aveva un'aria triste ed era dimagrito, ora che
Marge non cucinava pi per lui.
Francesca pos il giornale e si tolse gli occhiali, lo
sguardo oltre i campi autunnali, mentre lasciava
che riaffiorasse in lei il ricordo di Robert Kincaid.
Era sempre presente, anche se certi giorni le sembrava
soltanto una fantasia scaturita dalla sua mente
e rievocata cos spesso da diventare quasi reale.
Ma c'erano le foto che lui le aveva spedito e i servizi
pubblicati sul National Geographic.
Si domandava se fosse ancora vivo, e in giro per il
mondo. Ogni tanto osservava la scia di un aeroplano,
in alto nel cielo, e s'immaginava che a bordo ci
fosse Robert, diretto a Giacarta o a Nairobi. A volte
pensava che forse sarebbe potuta partire per il
nordovest in cerca di lui. Altre che magari era meglio
continuare a vivere cos, con il ricordo che ne
conservava. Forse dopo tutto loro due erano stati
destinati a condividere solo la passione di quei
quattro giorni.
Se anche l'avesse trovato, dopo qualche occhiata
interrogativa (Oh, certo, la donna dell'Iowa all'epoca
dei ponti coperti), lui si sarebbe mostrato
compito e silenzioso come sempre. Magari avrebbero
preso un caff insieme da qualche parte e avrebbero
scambiato due chiacchiere prima che Robert
lanciasse un'occhiata all'orologio e si congedasse
adducendo educatamente una scusa.
E lei sarebbe rimasta seduta da sola in un bar
molto distante da casa, rimpiangendo di essere andata
a cercarlo. Per poi continuare a vivere con la
triste consapevolezza di essere stata soltanto un
breve, piacevole intermezzo lungo la strada solitaria
di un vagabondo. Avrebbe vissuto senza pi la
speranza che l'aveva sorretta negli anni. Nel silenzio
di un'esistenza informe.
No. Non era cos. Ne era sicura, quasi sempre.
Ma era passato tanto tempo e, se non fosse stato
per le fotografie che comparivano sulla rivista,
avrebbe conservato solo un vago ricordo del suo viso.
Quelle foto, per, erano vecchie, e forse ora non
lo avrebbe pi riconosciuto. Ormai lui doveva avere
sessantotto anni, ed era difficile immaginare il
leopardo da vecchio. Poteva essere ammalato, o indebolito,
e forse non desiderava che lei lo vedesse in
quello stato.
Sal in camera da letto e tir fuori dall'armadio il
vestito rosa. In un angolo della stanza c'era un giradischi
lasciato da Carolyn. Dopo aver indossato l'abito,
abbass la puntina sul disco e ascolt ancora
una volta Autumn Leaves, guardandosi allo specchio,
sorridendo e ricordando l'uomo chiamato Robert
Kincaid che l'aveva amata pi di quanto lei credesse
possibile.
Era l'ora della passeggiata. S'infil un paio di
jeans e una camicia e torn di sotto. Prima di uscire,
lanci un'occhiata al calendario e si accorse che
non mancava molto al suo compleanno.
Nel frattempo, Robert Kincaid si avvicinava costeggiando
l'oceano Pacifico, guidando piano il vecchio
furgone chiamato Harry, osservando il paesaggio
e parlando con un cane di nome Highway.
Mentre viaggiava verso sud, lo scrittore-fotografo,
come si era definito un tempo, pieg la caviglia malandata
e rimpianse per l'ennesima volta tutte le cose
che non erano mai state.

 Capitolo 3.
Carlisle McMillan.

Attraverso le svolte e le battute d'arresto di una
vita un po' disordinata, Carlisle McMillan era giunto
a stabilirsi nella Yerkes County, nel South Dakota
occidentale. Le tortuose circostanze che lo avevano
condotto in quel luogo desolato e gli avvenimenti
straordinari che lo avrebbero coinvolto - in quella
che sarebbe stata conosciuta come la guerra della
Yerkes County - sono un'altra storia.
Per adesso, basti dire che Carlisle era un mastro
carpentiere e che aveva imparato il mestiere da un
vecchio della California settentrionale. Stanco della
vita cittadina, depresso dal declino delle proprie capacit
e del rispetto di s a forza di lavorare su progetti
edilizi raffazzonati, aveva preso i suoi risparmi
e si era lanciato in una corsa lunga e disorganizzata
attraverso l'America. Nella Yerkes County aveva infine
trovato quello che cercava: un luogo il pi appartato
possibile, lontano dalla frenesia di un mondo
che non capiva o che, con il passare del tempo,
sempre meno gli interessava capire. Aveva trascorso
il suo primo anno nel South Dakota ristrutturando
una vecchia casa di campagna con un terreno di
trenta acri, una decina di chilometri a nord di una
citt che qui chiameremo Salamander.
Come sovente accade, anche la sua vita era stata
forgiata tanto dal caso quanto dalla volont, tanto
dagli incidenti quanto dall'astuzia. Una decisione
qui, un'altra l, alcune che si erano rivelate buone,
altre cattive. Il risultato delle sue scelte era stato determinato
dagli sforzi razionali mescolati agli eventi
imprevisti, che lo avevano colpito quando meno se
l'aspettava. Gli alti e bassi di una vita qualunque,
insomma. In altre parole, l'incertezza.
Fin dal principio, del resto, la sua esistenza era
stata pi incerta di molte altre. Era nato trentacinque
anni prima, da una donna che si chiamava
Wynn McMillan e da un uomo di cui sua madre
non sapeva o non rammentava il cognome. Da quel
poco che lei gli aveva raccontato, si era fatto un'idea
vaga e mutevole del padre.
Nelle sue fantasticherie di ragazzo, e anche pi
tardi, lo vedeva come una figura scura e dai nitidi
contorni in sella a una moto, una di quelle pensate
per lunghi tragitti. Quella figura viaggiava sulla litoranea
a sud di Carmel, nella luce del crepuscolo, e
attraversava un alto ponte dove le onde del Pacifico
si infrangevano con violenza contro le scogliere. E
la donna seduta dietro il motociclista, abbracciata
stretta a lui, con i capelli mossi dal vento? Quella
era sua madre.
Lei e l'uomo erano stati insieme solo pochi giorni,
ma erano bastati a dar vita a un bimbo di nome
Carlisle.
Lei ricordava il tepore della sabbia contro la
schiena quando si era sdraiata con lui. Non lo aveva
mai 'dimenticato, ricordava quanto fosse calda
la sabbia di fine settembre e i suoi modi strani e
pacati. Quasi spettrali, un po' come quelli che in
seguito aveva riscontrato anche nel figlio. Diceva
che quell'uomo aveva movimenti da gabbiano, che
conosceva cose segrete e sentiva una musica lieve,
proveniente da un lontano passato, che apparteneva
a lui soltanto. Eppure il suo cognome le sfuggiva.
Lui forse glielo aveva detto una volta, ma erano
seduti davanti a un fal di sera, nel pieno della
vita, intenti a bere birra fatta in casa, e Wynn se
l'era scordato.
Come poi aveva spiegato al figlio: A quell'epoca
i nomi sembravano privi di importanza. So che pu
sembrarti assurdo, Carlisle, ma era quello che noi
pensavamo. E adesso ne soffro, pi per te che per
me.
Questo narrava la storia. Gliel'aveva raccontata
quando lui aveva dodici anni, mentre erano seduti
fuori sui gradini della loro casa in affitto a Mendocino.
Aveva abbracciato quel ragazzino esile e introverso
e aveva appoggiato la testa alla sua mentre
parlava, avvolgendolo con il profumo di shampoo e
con gli altri buoni aromi di mamma. Lui ascoltava e
l'amava per la sua incrollabile sincerit, per quanto
si mostrava felice di averlo messo al mondo, persino
per i suoi echi di abbandono mistico e sensuale
quando ricordava quell'uomo, anche se all'et di
Carlisle era difficile immaginare cose del genere, soprattutto
collegate alla madre.
Tutto questo andava bene, l'affetto e le cure di
lei, ma non bastava. Nei suoi luoghi segreti, Carlisle
McMillan desiderava un padre, un individuo di
sesso maschile capace di dargli la sicurezza che
tutte le emozioni casuali e intense che si agitavano
dentro di lui alla fine si sintetizzassero in una personalit
adulta, virile e coerente.
Per molto tempo Carlisle aveva provato rabbia.
Nei confronti di tutta quella ambiguit, di Wynn
McMillan che si era unita casualmente con una fantasmatica
creatura, uno sconosciuto che subito dopo
si era allontanato in moto verso nord, tra gli alberi
autunnali, per scomparire per sempre. Gli
occorsero tempo e parecchia riflessione, ma alla fine
fece pace con la sua storia. O, almeno, con gran
parte di essa.
Sua madre e quell'uomo si erano frequentati nell'autunno
del 1945, alla fine della seconda guerra
mondiale. Era un periodo confuso e convulso, in
cui il dolce sapore della pace e della vittoria si mescolava
a esistenze sbandate facendo esplodere
passioni a lungo trattenute. Se si aggiungeva a tutto
questo l'allegra sventatezza della vita bohmienne
di Big Sur, luogo prediletto da artisti e poeti
- compreso Henry Miller che, appena arrivato
da Parigi, si aggirava per strada vendendo con disinvoltura
i suoi acquerelli - allora era facile capire.
Giunto a trent'anni, Carlisle concluse che probabilmente
in quelle circostanze anche lui avrebbe
fatto lo stesso.
Ma restavano pur sempre l'ambiguit, il senso di
incompletezza e la curiosit di conoscere quell'insieme
unico di geni da cui discendeva. Alcuni gli dicevano
che sembrava mezzo indiano, per via degli
zigomi sporgenti, del naso pronunciato e dei lunghi
capelli castani che a volte legava con una bandana
rossa, stile apache. L'idea gli piaceva, anche se non
aveva modo di sapere se fosse vera o falsa. Quando
gli domandavano se aveva origini indiane, lui scrollava
le spalle in silenzio, lasciando che gli altri
traessero le loro conclusioni.
E poi c'era il battito. Lo chiamava cos. Era cominciato
molto presto e lo aveva accompagnato nel
corso degli anni. Era qualcosa di remoto e primitivo,
proveniente da una fonte sconosciuta. Segnali
intermittenti, deboli e lontani, forse inviati dalle
spirali del suo DNA, che affioravano quando il suo
animo era in quiete, e che lui avvertiva pi che udire.
Come se un telegrafo attutito venisse azionato in
una stazione ferroviaria fantasma: hip... pausa...
bip... pausa... hip, bip... sequenza ripetuta.
Questa era una sequenza, ma ce n'erano delle altre.
Anche se dapprincipio gli sembrava impossibile,
illusorio, immaginava che suo padre gli stesse trasmettendo
un messaggio silenzioso attraverso il
sangue. Il suo ragionamento era questo: mio padre
come persona non  consapevole della mia esistenza,
ma il suo codice genetico lo sa, perch fa parte
di me. Il codice sa che esisto, la specie sa che esisto.
Sono della sua specie e porto le sue impronte. Quindi,
in un certo senso, anche lui lo sa. Era una logica
un po' tirata, ma funzionava, se non si approfondiva
troppo il discorso.
Cos Carlisle aveva finito per credere che fosse il
padre a inviargli quei segnali. Li ascoltava intensamente
e poi rispondeva: Chi sei? Per la miseria, alza
il volume, resta in onda. Dimmi qualcosa di te,
cos potr sapere qualcosa in pi anche di me. Ma
i segnali erano tenui, si affievolivano quasi subito, e
dopo si sentiva sempre abbandonato e provava un
po' di compassione per se stesso.
Al posto di quel padre naturale assente, e di un
successivo patrigno con il quale non aveva mai legato,
il ruolo di guida nella vita di Carlisle era stato
assunto da un anziano carpentiere, Cody Marx, che
divent suo padre putativo. Da lui il ragazzo aveva
appreso il mestiere e l'attitudine a fare le cose bene.
Procedere sempre con un margine di tolleranza minimo,
come diceva Cody.
Ora era passato un anno da quando si era stabilito
nella Yerkes County e la sua casa era quasi
terminata. Dopo essersi guardato in giro con aria
soddisfatta, Carlisle sedette al tavolo improvvisato
con dei cavalletti e si accinse a scrivere alla madre.
14 ottobre
Ciao Wynn,
come va? Qualche nuovo allievo di violoncello?
Lavori ancora alla galleria d'arte? La casa  venuta
molto carina, grazie, come sempre, all'addestramento
di Cody, e ho cominciato anche a fare qualche
lavoretto per altri, anzi, per la verit ho parecchio
lavoro.
Da queste parti ci sono un sacco di vecchie costruzioni
con travi di legno e assi ben tenute, ma la
maggior parte degli agricoltori pare preferire le
strutture metalliche ed  ben contenta di sbarazzarsene.
Io demolisco e porto via tutto il materiale, in
cambio posso tenermi quello ancora in buono stato.
In questo modo ho accumulato una grande
quantit di ottimo legno stagionato.
Dopo aver minacciato di farlo per anni, credo sia
giunto il momento di cercare qualche traccia di mio
padre. So che  passato tantissimo tempo, ma tu
prova a concentrarti ancora una volta. Qualunque
informazione potrebbe essermi d'aiuto. Dove ti
aveva detto che sarebbe andato una volta lasciato
Big Sur? Ti ricordi la marca della sua motocicletta?
Una volta mi hai raccontato che aveva partecipato
alla seconda guerra mondiale. In quale corpo?
Se vedi la signora Marx, salutala da parte mia. A
proposito, hai davvero conosciuto Henry Miller?
Baci,
Carlisle

 Capitolo 4.
Ancora una volta, il viaggiatore.

Il rumore attutito delle gomme sull'asfalto e il
fruscio degli alberi che passavano ai lati della strada,
come se fossero loro a muoversi e Harry stesse
fermo. Era bello essere di nuovo in viaggio, anche
se un grosso fronte nuvoloso incupiva la luce e lasciava
cadere una pioggia leggera.
Robert Kincaid si ferm in un parco a nord del
Columbia River. La caviglia malandata gli si era irrigidita
nella posizione di guida e sentiva il bisogno
di fare due passi. Highway salt gi dal sedile e si
mise ad annusare il prato, i tronchi degli alberi e i
tavoli da picnic, alzando in ogni punto la zampa
per marcare un territorio che non avrebbe mai pi
rivisto in vita sua.
Kincaid avanz lentamente in mezzo all'erba bagnata,
si ferm a massaggiarsi la caviglia, poi riprese
a camminare con pi scioltezza. Dopo un quarto
d'ora lanci un fischio, per avvertire Highway che
era ora di rimettersi in marcia. Il cane arriv di corsa
e balz sul sedile mentre lui gli teneva aperta la
portiera prima di rimettersi al volante con la stessa
sinuosa agilit con cui l'aveva fatto per quasi
trent'anni. Se non fosse stato per quella maledetta
caviglia e per gli improvvisi mancamenti che avevano
cominciato a manifestarsi negli ultimi tempi,
Robert Kincaid si sarebbe sentito in forma come un
ragazzo. Il suo fisico ancora asciutto e muscoloso
era il risultato di un allenamento regolare e di una
dieta rigorosa.
Le prime volte non aveva dato troppo peso ai giramenti
di testa, pensando che si trattasse solo di
una ricomparsa di quel disturbo causato dal virus
che si era preso durante un vecchio viaggio in India,
e che gli aveva infettato l'orecchio interno. All'epoca
aveva dovuto stare quattro giorni a letto in un
villaggio a sud di Mysore, afflitto da tremende vertigini
e incapace di alzarsi.
Alla fine, per, aveva deciso di farsi visitare da un
dottore a Seattle. Era da nove anni, da quando si
era rotto la caviglia, che non si presentava in un
ambulatorio medico.
Non posso dire con certezza quale sia la causa
dei suoi giramenti di testa. Potrebbe trattarsi di labirintite,
visto quello che le  successo in India. Tuttavia
sembra che l'orecchio sia guarito, mentre i
suoi sintomi vanno e vengono, il che mi induce
piuttosto a pensare a un problema circolatorio. Per
la sua et, lei  in ottime condizioni fisiche e anche
il peso  giusto, ma dovrebbe assolutamente smettere
di fumare. Questo prima di tutto. I giramenti di
testa sono accompagnati da qualche dolore? gli
chiese il dottore.
Non direi, rispose lui. A volte per sento un
fastidio al petto.
Sarebbe opportuno fare una serie di analisi per
capire meglio le cause dei suoi disturbi. Forse lei
soffre di una forma di angina, che di per s non 
una patologia, ma una serie di sintomi che possono
far presagire un infarto causato da una malattia
cardiaca latente.
Robert Kincaid si abbotton la camicia e ringrazi
il dottore, scendendo dal lettino.
Allora, che cosa vogliamo fare? gli chiese l'uomo.
Niente, fu la risposta. Non avrei dovuto farle
perdere tempo.
Niente? Sicuramente ci sono delle cure, ma prima
devo avere l'esito di qualche esame.
Robert Kincaid non aveva i soldi per le analisi
mediche e non gli interessavano nemmeno. Per
quanto lo riguardava, la vita veniva e se ne andava.
Per alcuni era breve, per altri pi lunga, e la maniera
migliore di viverla stava a met strada tra la paura
lamentosa e l'incoscienza da kamikaze.
Nei giorni della guerra, come fotografo militare
nel Pacifico aveva rischiato di morire diverse volte.
A casa teneva appesa una foto dei Marines che
sbarcavano da un mezzo anfibio sull'isola di Betio,
nell'atollo di Tarawa. Erano passate da poco le nove
di mattina di un giorno di novembre del 1943 e,
seguendo gli ordini (Dannazione, vogliamo le immagini
dello sbarco!), lui era sceso in acqua assieme
agli altri con tutta l'attrezzatura. Purtroppo avevano
mancato di trecento metri il punto d'approdo
e la gran parte dei soldati non era riuscita a raggiungere
la riva.
All'improvviso aveva sentito le raffiche di mitragliatore
e tutt'intorno a lui si erano alzati giganteschi
geyser l dove i colpi di mortaio e di mitragliatrici
da campo calibro 75 erano esplosi nell'acqua. I
volti ritratti in quelle fotografie esprimevano tutto
il terrore di quei ragazzi lontanissimi da casa, molti
dei quali destinati a morire, che tenevano i fucili alti
sulla testa mentre cercavano di guadagnare terra.
Sull'isola di Betio, 291 acri di sabbia corallina costellata
di bunker di cemento con travi di palma da
cocco, la Seconda Divisione dei Marines avrebbe
subito quasi tremila perdite in tre giorni. Verso la
fine della prima giornata il suo assistente, un ragazzo
del Nebraska che era inginocchiato a pochi centimetri
di distanza da lui intento a ricaricare una
macchina fotografica, si era preso un proiettile di
un cecchino in mezzo alla fronte ed era caduto all'indietro
senza emettere suono.
Uscito dall'ambulatorio, quel giorno Kincaid si
diresse verso il furgone nel parcheggio, sal e si accese
una Camel. Chino sul volante, con i lunghi capelli
grigi spettinati come sempre, esclam: Al diavolo!
poi si rialz e avvi il motore. In quel
momento gli tornarono in mente le parole di E. E.
Cummings a proposito dei dottori e degli altri universi
l fuori, e mentre usciva dal parcheggio, rise
piano tra s.
Robert Kincaid sapeva di essere un anacronismo,
una creatura al di fuori del suo tempo. Una vestigia
di ci che era stato, senza scopo n utilit nel mondo
moderno. Si era abbonato a una rivista specializzata
di fotografia e a un giornale locale, ma la
televisione era sempre stata per lui un concetto
alieno.
Un paio di anni prima, mentre acquistava un paio
di jeans nuovi, si era fermato nel reparto elettrodomestici
di un grande magazzino di Seattle e per
qualche minuto era rimasto a guardare un gioco a
premi, trasmesso simultaneamente su una trentina
di schermi di diverse dimensioni. Era restato l immobile,
sbattendo le ciglia, come se fosse stato ridestato
da un lungo sonno e si fosse ritrovato tutto
d'un tratto esposto ai colpi di un mondo estraneo e
chiassoso.
Dopo un po' un commesso si era avvicinato all'uomo
con le bretelle arancioni e gli aveva chiesto
educatamente se fosse interessato all'acquisto di un
televisore, informandolo che il venticinque pollici
era in offerta con uno sconto del 20 per cento. Kincaid
si era voltato verso il giovane, lo sguardo sperduto
e disorientato, con la sensazione che l'individuo
davanti a lui fosse in qualche modo collegato
agli schermi televisivi da cavi invisibili, quasi un'emanazione
degli stessi apparecchi. Alle sue spalle il
pubblico televisivo aveva cominciato a gridare, in
direzione dei contendenti.
Il commesso aveva guardato gli schermi, commentando:
Certo che si possono vincere un sacco
di soldi partecipando a questi giochi.
Kincaid aveva cercato di trovare una risposta, ma
non gli era venuto in mente niente. Era uscito frettolosamente,
pensando a quanto sembrassero lontani
i suoi giorni lungo i grandi ghiacci in un'altra
vita, con la lancia in mano e scosso da brividi di
freddo. Quel freddo, per, era stato vero e naturale,
non come il gelo che avvertiva continuamente sulle
facce intorno a lui, in mezzo al rombo del traffico
cittadino. Fuori dalla porta c'era un ragazzo che
reggeva una grossa radio e altri due con le cuffie attaccate
all'apparecchio. La musica era alta, distorta
e incomprensibile per le sue orecchie. Tornando alla
baracca sull'isola di Puget Sound dove viveva, si era
sporto dalla balaustra del traghetto lasciando che la
pioggia gelida gli sferzasse il viso.
Nel tardo pomeriggio Kincaid attravers il Columbia
River ad Astoria, nell'Oregon. Il tempo si
era schiarito e sotto la lunga arcata del ponte il traffico
marittimo e fluviale si muoveva avanti e indietro
sull'acqua. Il flusso di quei commerci scorreva
sotto le ruote di un pick-up di nome Harry vecchio
di ventisette anni.
Una volta sono venuto fin da queste parti in moto,
disse rivolto al cane semiaddormentato sul sedile
accanto. Nell'udire la voce del padrone, Highway
drizz le orecchie e gli rivolse uno sguardo
interrogativo.
Era il 1945. Il ponte non c'era ancora e mi tocc
prendere il traghetto dall'Oregon allo stato di Washington.
Avevo una bella Ariel Square Four, con
un motore silenzioso e liscio come la pelle di un
bambino, sia al minimo sia a velocit di crociera.
L'avevo comprata usata per pochi soldi dopo essermi
congedato dai Marines; ora mi pento di averla
venduta. Sono arrivato qui da Big Sur, alla ricerca
di un posto dove stabilirmi in maniera pi o meno
permanente per ricominciare a lavorare.  stato
tanto tempo prima del tuo arrivo, Highway, e io ero
molto pi giovane di adesso, molto molto pi giovane.
Si ferm in un piccolo supermercato a comprare
pane, formaggio, frutta e verdura: tutto quello che
gli occorreva per la sua dieta semplice ed economica.
Il proprietario di un motel di terz'ordine, con i
calzoni di velluto spiegazzati, la camicia di flanella
e una barba di tre giorni, gli disse che poteva tenersi
il cane in camera, purch l'animale si comportasse
bene. Kincaid gli assicur che Highway era pi
educato di molta gente.
L'uomo rispose: Questo non significa niente.
Dopo aver gestito un motel del genere per un po', ti
fai un'idea piuttosto squallida della condizione
umana. Fece scivolare una chiave sul bancone.
Numero otto, a sinistra.
Robert Kincaid si era rimesso in viaggio e, a eccezione
del suo fedele compagno, era solo come sempre.
Lui e Highway cenarono insieme in camera,
consumando il pasto senza parlare. Gli unici rumori
erano lo scricchiolio del cibo secco per cani e il
fruscio della lama di un coltello nel formaggio. Dopo
cena fecero una passeggiata in riva al fiume, osservarono
le barche passare e il retriever si mostr
assai interessato ad annusare tra bidoni arrugginiti
e funi arrotolate. Harry era l'unico automezzo nel
grande parcheggio del motel.
Tornato in camera, Kincaid si sdrai sul pavimento
e, respingendo i tentativi di Highway di leccargli
il viso, fece una serie di addominali seguiti da
trenta flessioni. Si rialz, un po' ansimante, si spogli
restando in maglietta e boxer, si massaggi la
caviglia con il balsamo di Tigre e s'infil a letto in
compagnia di Verdi colline d'Africa. Highway si
mise comodo per terra accanto a lui.
Il copriletto aveva un buco. Kincaid lo sollev e
guard attraverso il foro inquadrando una macchia
sulla carta da parati, quindi torn al suo libro. Era
arrivato al punto in cui il buana si stava avvicinando
al terreno salato, quando un leggero bussare lo
distolse dalla lettura e fece ringhiare Highway. Si
alz e chiese chi era.
Sono Jim Wilson, il proprietario.
Kincaid s'infil i jeans e socchiuse l'uscio.
Wilson mostr due bottiglie.  una serata terribilmente
fiacca, cos ho pensato che magari non le sarebbe
dispiaciuto bere una birra e scambiare un paio
di chiacchiere. Ma se la disturbo, non si faccia problemi
a dirmelo e me ne vado, senza rancore.
Guard verso il letto. Oddio, mi scusi, si era gi coricato.
Stavo leggendo. Kincaid apr la porta e accarezz
il cane che gli si era messo al suo fianco e manifestava
la propria diffidenza emettendo suoni gutturali.
Buono, Highway.  tutto a posto.
Wilson stapp le birre e gliene porse una, poi si
appoggi allo stipite della porta e si lasci scivolare
lentamente, fino a ritrovarsi seduto sul logoro tappeto.
Kincaid si accomod sull'unica sedia disponibile,
dall'aspetto malandato e con il rivestimento in
similpelle marrone tutto screpolato. Highway and
accanto al letto, sempre fissando Wilson, poi si
sdrai con il muso tra le zampe senza smettere di
guardarlo.
Il proprietario del motel alz la bottiglia. A
giorni migliori.
Kincaid sollev leggermente la sua in risposta.
Dove  diretto, se posso chiederglielo?
Un po' qua e un po' l. Ero stufo di stare chiuso
in casa, cos ho deciso di mettermi in viaggio. Kincaid
bevve un sorso di birra e si accese una Camel.
Pur non essendo eccessivamente diffidente per natura,
era sempre stato vago quando la gente gli
chiedeva dove andasse o da dove venisse. La sua era
la cautela che si sviluppa nelle zone meno civilizzate
del mondo, dove simili informazioni possono essere
usate in modo nefasto.
L'altro gli chiese una sigaretta e Kincaid gli pass
il pacchetto e lo Zippo.
Deve avercelo da un sacco di tempo, questo accendino,
osserv Wilson passando il dito sulla superficie
graffiata dello Zippo e notando le iniziali
RLK incise sul metallo e ormai quasi illeggibili.
L'ho comprato in uno spaccio di Manila, al termine
della guerra, quando stavo per imbarcarmi diretto
a casa.
Be', io me la sono persa per pochi anni, replic
Wilson, restituendogli sigarette e accendino. Ho
fatto appena in tempo ad andare in Vietnam. Ma
per quanto mi riguarda, mi sarei potuto perdere anche
quella senza troppi rimpianti.
Jim Wilson aveva l'aria stanca, con profonde borse
sotto gli occhi e un aspetto depresso, logoro e
macchiato come il tappeto. Sicuramente era pi
giovane di lui di almeno venticinque anni, ma sembrava
vecchio. Doveva essere un bevitore, si disse
Kincaid.
A quel punto Wilson fece la prima domanda che
si rivolgono tra loro gli ex soldati. In che reparto
era?
Sono stato sballottato da varie parti. Ma principalmente
stavo con la Seconda Divisione dei Marines
nel Pacifico. Fotografo di guerra.
Ma dai. Non ho mai conosciuto un fotografo di
guerra. Ne ho incontrato qualcuno in Vietnam, ma
non li ho frequentati. Certi erano parecchio scatenati.
Correvano pi rischi loro che i soldati.
Kincaid non replic, continuando a sorseggiare la
birra in silenzio.
Per se l' cavata, giusto? Jim Wilson lo guardava.
Niente ferite di guerra o roba simile?
Sono stato fortunato,  l'unica cosa da dire. Mi
beccai una scheggia di granata nel fianco sinistro,
appena sotto le costole. Successe a Betio. Entr da
una parte e usc dall'altra, e siccome i medici avevano
problemi pi urgenti, mi disinfettarono i buchi e
mi incerottarono in cinque minuti, poi tornarono a
darsi da fare con gli altri sulla spiaggia. Mi rimisi in
una settimana.
Kincaid fece una risata e involontariamente si
tocc la vecchia ferita sotto la maglietta.
Wilson allung le gambe sul tappeto, poi sollev
un ginocchio e vi appoggi sopra il braccio con la
bottiglia di birra che gli ciondolava dalla mano. Io
invece ero in fureria, cos il Vietnam non  stata
un'esperienza troppo traumatica. Me ne stavo a
Saigon a giocare a pallavolo, cercando di evitare il
contagio e contando i giorni che mancavano al congedo.
Per i miei compagni se la sono vista parecchio
brutta sul campo. Immagino che anche dov'era
lei le cose non fossero proprio piacevoli.
No, infatti. Se non erano i giapponesi a colpirti,
ci pensavano la malaria e altre migliaia di malattie
tropicali. Per alcuni ragazzi fu proprio dura, davvero.
Sbarcare su quelle spiagge con i nemici appostati
pronti a colpire, e in testa l'unico pensiero di riuscire
a mettersi al riparo in tempo. Bisogna
ricordare che quella gente fino a poco tempo prima
aveva fatto il venditore di auto, il contadino o il
meccanico.
Che ne pensa della decisione di Harry Truman
di sganciare la bomba?
Kincaid fece una pausa, guard la birra, poi pos
gli occhi sul suo interlocutore. Alcuni di noi,
anzi molti, sono stati l in mezzo per tre anni. Ci
sono fotografi e giornalisti che amano la guerra;
probabilmente questo ha a che fare con il mettersi
alla prova, con il gusto di crearsi rischi pi o meno
artificiali... non so che cosa sia, in realt. Ma io
non ho mai trovato niente di romantico in tutta la
faccenda.
Bevve una lunga sorsata di birra. I soldati giapponesi
erano tosti. Da parte mia non avevo alcun
interesse a solcare il Mar del Giappone fino al cuore
dell'impero. Volevo solo tornarmene a casa, lontano
dalla morte. E lo stesso valeva per molti altri
come me, per quasi tutti...
Scroll le spalle e si concentr su un punto invisibile
sopra la testa dell'uomo, lasciando che l'evasivit
della sua risposta si mescolasse al fumo delle sigarette.
Poi prosegu, la voce poco pi di un sussurro.
Tornai a casa, comprai una moto, raggiunsi Big
Sur e risalii la costa passando da qui, nel tentativo
di togliermi dalla mente quello che avevo visto. Ma
non  possibile. Le immagini restano nitide e scolpite
nella memoria. E ci sono gli odori, cordite e cancrena,
fumo di gasolio e polvere corallina. Ci dirigevamo
verso quelle spiagge sui mezzi anfibi, restavamo
bloccati sulla barriera corallina lontani dalla
riva e sapevamo che non c'era altro da fare che tuffarsi
in acqua e avanzare. Eravamo come anatre
nello stagno, ci dicevamo.
Wilson decise di cambiare argomento. Big Sur 
davvero un posto interessante. Ci sono stato diverse
volte quando insegnavo all'Universit di San Francisco.
Un sacco di turisti che con le loro roulotte
percorrevano la statale 1. Immagino che fosse molto
diverso, quando ci and lei. Meno frequentato.
S, infatti. I residenti erano un centinaio al massimo.
C'era molta gente di passaggio che veniva un
po' da tutte le parti. Molti di loro affermavano di
essere artisti o musicisti. Io per non ho mai visto
n ascoltato granch, di arte. A parte qualcuno che
sembrava scrivere sul serio, secondo me c'erano
tante chiacchiere, ma poca produzione effettiva. Gli
abitanti, invece, dovevano arrabattarsi in qualche
modo per tirare avanti. Sono rimasto l solo pochi
giorni, quindi potrei anche essermi fatto un'idea
sbagliata.
Forse era la birra, forse la serata o semplicemente
il bisogno di parlare con un altro essere umano, di
dire cose da lungo tempo sepolte e mai raccontate,
a spingerlo a confidarsi. Gli sconosciuti erano una
sicurezza in tal senso: il mattino dopo quel Wilson
sarebbe rimasto l, di nuovo un estraneo e privo dei
pezzi mancanti per completare un quadro che Kincaid
custodiva gelosamente. A eccezione di Francesca
Johnson, che sapeva quasi tutto quello che c'era
da sapere, lui si era sempre lasciato dietro solo piccoli
frammenti di s prima di proseguire per la sua
strada.
Si scost con le mani i capelli dal viso e fiss per
un attimo il pavimento, quindi torn a guardare
Wilson. A Big Sur ho conosciuto una donna, una
violoncellista. Un giorno le portai lo strumento fino
a una spiaggia deserta, poi ci incamminammo verso
nord per un chilometro circa, in riva all'acqua e oltre
un promontorio. Mi aveva avvertito che l'alta
marea ci avrebbe bloccati su quella spiaggia, impedendoci
di tornare indietro finch non si fosse abbassata.
A me non importava, per, e neppure a lei.
Non mi domand mai della guerra: suo fratello era
stato ucciso in Italia durante la presa di Salerno, cos
anche lei conosceva il dolore e la paura.
Restammo l a lungo, lei suon il violoncello
mentre le onde si infrangevano sulla riva e i gabbiani
garrivano sopra di noi. Pian piano le ombre si allungarono
sulla spiaggia. Si chiamava Wynn, una
ragazza carina in modo non convenzionale, di poco
pi di vent'anni, e traboccante di vita. Ricordo che
rimasi sdraiato sulla sabbia ad ascoltarla suonare
Schubert, se non sbaglio, mentre nella mia mente
tornavano le immagini di quello che avevo vissuto negli
ultimi anni, che mi sforzavo in ogni modo di dimenticare.
Continuavo a pensare che l'acqua del mare che
arrivava a pochi passi da noi poteva essere la stessa
che avevamo attraversato in guerra per andare a
Tarawa e in altre isole del Pacifico. Non so per
quanto tempo lei avesse continuato a suonare, mentre
io me ne stavo sdraiato con una bottiglia di vino
rosso, sforzandomi di non pensare. Dopo un po' lei
appoggi il violoncello alla roccia e si mise seduta
accanto a me... mi ricorder sempre il calore della
sabbia mentre lei si sdraiava e, sorreggendosi sul
gomito, mi guardava in viso. Pi tardi accesi un
fuoco con la legna trasportata dalla corrente. Restammo
l tutta la notte.
Wilson si era reso conto che in quella squallida
camera di motel si stava svolgendo una specie di terapia:
quell'uomo, quel Kincaid, stava cercando di
fare qualcosa di pi che scambiare quattro innocue
chiacchiere. Quello che aveva in mente non gli era
chiaro, ma lui stava assistendo a una specie di recupero
essenziale del passato da parte di un uomo anziano.
Al necessario racconto di un momento importante
della vita, magari soltanto per riannodare
i ricordi, come quando gli aborigeni si riunivano intorno
al fal per tramandarsi miti e leggende.
Doveva essere una donna interessante.
Kincaid si allung a prendere la birra e urt il paralume
della lampada con la mano. Ci fu una rapida
danza di ombre per la camera e Highway drizz
il muso, allarmato. Poi il paralume si ferm e tutto
torn immobile.
Discutemmo se fosse il caso per me di fermarmi
a Big Sur, e ci pensai su, ma sembrava esserci un
mondo intero da scoprire, che era l ad aspettarmi.
Avevo il cuore pieno di tutte le cose che volevo ancora
fare, conoscere, sperimentare. Alla fine della
guerra mi sentivo come una molla compressa, lontanissimo
da tutto dentro me stesso: avevo la sensazione
che la vita continuasse l fuori e io avessi ancora
tanto da vedere.
 per questo che se n' andato dopo pochi giorni?
S. Fu una cosa molto repentina, lo so. Per un
attimo, mentre ero gi pronto alla partenza e stavo
appoggiato alla moto, lei mi guard tenendo le dita
infilate nei passanti dei miei jeans e io esitai nella
mia decisione. Dieci minuti dopo ero partito, ma
senza avere l'impressione che si trattasse di un vero
addio. Immaginavo che ci saremmo tenuti in contatto,
che ci saremmo rivisti. Ce l'eravamo detto e
in quel momento lo credevamo sul serio. Come accade
quasi sempre, tuttavia, il tempo e la distanza si
frammisero tra noi. Le scrissi due o tre volte, dicendole
che avevo deciso di stabilirmi nella zona di
Seattle e che ero alla ricerca di una casa.
Lei per doveva essersi trasferita e anch'io ero
in movimento, e per questa ragione le nostre lettere
saranno rimaste in giacenza all'ufficio postale. Era
una donna sicura di s, molto indipendente per l'epoca
e per la sua et, cos immagino che se la sia cavata
bene. Non era pi pronta di me a un legame
sentimentale stabile.
Dio, sembra successo in un'altra vita... Kincaid
tacque e fece un profondo sospiro. Lei ha detto
di essere un professore universitario?
S, ho insegnato psicologia per nove anni. Ma
non sopportavo la vita accademica, se cos si pu
chiamare. Un branco di socialisti che predicano solenni
filosofie di uguaglianza mentre difendono una
struttura classista pi rigida che in qualsiasi altro
gruppo sociale o professione. A un certo punto ho
piantato tutto e me ne sono andato in giro per qualche
anno, finendo poi per gestire questo motel.
Non so per quanto tempo ancora ci rimarr.
Jim Wilson si alz e si sgranch le gambe. Ora
sar meglio che vada. Domattina devo aggiustare
una perdita nelle tubature della camera sei e mi ci
vorr parecchio tempo.  stato bello parlare con lei.
E aveva ragione a proposito del suo cane:  pi educato
di molta gente. Highway pu tornare quando
vuole, con lei o senza di lei. Gli tese la mano.
Buona fortuna. Anch'io la ringrazio della bella
chiacchierata. I due si strinsero la mano e si separarono.
Dopo essere tornato a letto e aver ripreso in
mano il libro, Kincaid scopr che il grande buana
era sulle tracce di un rinoceronte e si preparava a
sparare. Lesse ancora qualche pagina, poi spense la
luce.
Quella notte fece un sogno strano, fatto in parte
di ricordi e in parte di fantasia, che riguardava un
dialogo con un marinaio nel vecchio Raffles Bar di
Singapore. Nel sonno il braccio gli scivol fuori dal
letto e Highway lecc la mano che penzolava.
Fuori dal motel, una nave chiamata Pacific Vagabondi
pass sotto il ponte diretta all'ormeggio. Tra
il carico stivato nel suo ventre cavernoso c'era anche
una partita di televisori coreani, scaricati nel
Pacifico e trasferiti su un'altra nave nel moderno
porto di Tarawa.

 Capitolo 5.
La ricerca.

Il South Dakota era in pieno autunno e in una
grigia mattinata ventosa il furgone postale si ferm
davanti a una cassetta con il recapito: CARLISLE
MCMILLAN, ROUTE 3. A una cinquantina di metri di distanza,
Carlisle stava trasportando della legna dietro
l'angolo di quella che era ancora chiamata la
casa del vecchio Williston. Nella radicata tradizione
dell'America rurale, i luoghi mantenevano il nome
del primo che aveva edificato sulla terra.
Il postino lo scorse e suon il clacson. Quel
McMillan non riceveva molta posta, cos gli pareva
una buona idea fargli notare che una volta tanto la
cassetta conteneva una lettera. Carlisle alz la testa,
fece un cenno di saluto con la mano e scese il vialetto,
mentre il furgone ripartiva, diretto alla fattoria
di Axel ed Earlene Looker. Quasi sicuramente Axel
sarebbe stato appoggiato alla sua cassetta, pens il
postino, da due giorni era in attesa del sussidio per
il raccolto e si lamentava dell'inefficienza del maledetto
governo tutte le volte che il suo assegno tardava
ad arrivare.
Mentre era intento a ristrutturare la casa del vecchio
Williston, Carlisle aveva trovato un compagno.
A met dell'opera, un grosso gatto che si aggirava
nei paraggi si era presentato alla porta. Carlisle aveva
studiato quel tigrato con l'orecchio sinistro lacerato
e gli occhi gialli. Il felino lo aveva guardato, poi
si era fermato a pranzo e a cena, quindi aveva deciso
di stabilire l la sua residenza.
D'accordo, micione, trovo che il nome Dumptruck
ti stia a pennello, disse Carlisle il quinto
giorno. E se non ti dispiace, ti chiamer cos. Il
gatto sbatt gli occhi. L'uomo sorrise.
Dumptruck era accovacciato sulla balaustra della
veranda quando Carlisle torn con la posta. Entrarono
insieme e il gatto si diresse subito verso il suo
posticino preferito, sotto la stufa a legna, mentre lui
si versava una tazza di t e la posava sul piano di lavoro
allungabile della sua sega circolare che fungeva
da tavolo del salotto.
La lettera era di sua madre Wynn, alla quale aveva
scritto solo dieci giorni prima. Era quasi incredibile,
visto che lei in genere smarriva la posta, gli assegni e
le ricette mediche. Ma a suo merito bisognava ammettere
che ricordava le cose importanti, come i
complessi passaggi delle opere di Schubert e tutte le
date fondamentali della storia della scultura.
20 novembre 1981
Caro Carlisle,
non posso credere che tu abbia persino una cassetta
delle lettere. Sembra qualcosa di terribilmente
definitivo da parte tua. Mi ha fatto piacere sapere
che hai comprato quella vecchia casa e che la stai
sistemando. Magari un giorno verr a trovarti, comunque
sono molto contenta per te.
Qualche donna interessante nella tua vita? Scusa
la domanda, ma le mamme, anche quelle un po'
strambe come me, pensano a certe cose. Fatico a
credere che sei vicino ai quaranta, e non mi spiacerebbero
uno o due nipoti, sai.
Ma passiamo alle domande contenute nella tua
ultima lettera, a proposito di tuo padre e di ci che
ricordo di lui. Posso soltanto ripeterti quello che ti
ho gi detto. Era un fotografo, era stato nel Pacifico
come reporter di guerra durante il conflitto ed
era stato appena congedato dai Marines (credo).
Non sembrava molto incline a parlarne. Anzi, la
mia impressione era che non volesse parlarne affatto.
Si chiamava Robert di nome, mentre il cognome
l'ho scordato, sempre ammesso che l'abbia mai saputo.
Lo conobbi alla fine di settembre del 1945, il
giorno della morte di Bla Bartk. Aveva una motocicletta
rossa con alcune parti cromate. Sul serbatoio
c'era un marchio color argento con il nome
della marca, che cominciava per A. La nostra memoria
 una macchina cos imperfetta e stranamente
selettiva! Pensa che una volta feci io il pieno
di benzina e rimasi l per qualche minuto a
guardare il logo, ma ne rammento solo la prima
lettera. Eppure ricordo ancora bene la storia di un
marinaio conosciuto a Singapore che lui mi aveva
raccontato.  strano, no?
Altre cose. Portava un braccialetto al polso destro,
credo. Era alto e magro e vestiva con semplicit.
Indossava le bretelle. Non ricordo pi i particolari
del suo viso: ho la sensazione che non fosse
particolarmente bello, ma nemmeno il contrario. In
realt c'era qualcosa di unico in lui, era un uomo
insolito, ecco. Gli occhi, per, quelli li ricordo. Aveva
uno sguardo antico, come se fosse molto pi vecchio
della sua et (doveva aver superato da poco la
trentina).
E poi? Sembra una storia cos lontana e io ero
tanto giovane, avevo solo diciannove anni ed ero ribelle
come una puledra selvaggia, piena di sogni assurdi
sulla vita artistica e a contatto con la natura.
Ma lui  ancora come se ce lo avessi davanti agli occhi.
Si stava facendo crescere i capelli dopo il militare,
e li teneva legati all'indietro con una bandana
blu quando andava in moto. Come ho detto, non
era bello in modo convenzionale, sebbene avesse un
aspetto molto attraente con la sua giacca di pelle, i
jeans, gli stivali e gli occhiali da sole, mentre percorrevamo
insieme i grandi ponti del promontorio
di Big Sur in sella alla sua motocicletta.
Fammi sapere come procedono i lavori di ristrutturazione della
casa. Qui, tutto tranquillo. Vieni a
trovarmi qualche volta. Nonostante tutto, ricordo
ancora tuo padre come un uomo affettuoso e gentile,
sebbene ci fossimo frequentati solo tre o quattro
giorni. Non mi pento di niente, perch lui mi ha
dato te.
Con amore,
mamma Wynn
P.S. L'altro giorno ho visto la signora Marx e le
ho riferito i tuoi saluti. Li ricambia e mi ha detto
che ti ricorda sempre come un figlio, che parla spesso
di te e di Cody. Scrivile due righe quando puoi. Il
caro vecchio Jonathan, il tuo amato patrigno per
sei anni,  passato da qui mentre era diretto a nord.
Abbiamo preso un caff insieme e mi ha raccontato
del suo fondo fiduciario, del romanzo che sta cercando
di pubblicare e delle sue due ultime mogli.
Mi ha invitato fuori a cena, ma io ho declinato. Mi
chiedo che cosa ci trovassi in lui.
Carlisle prese un foglio di carta e tir fuori dalla
tasca una matita da falegname. Era una lista alquanto
succinta, pens, ma trascrisse lo stesso tutti
gli indizi che gli aveva fornito la madre:
Nome di battesimo: Robert
Motocicletta di una marca che comincia per A
Braccialetto?
Seconda guerra mondiale - Pacifico. Marine?
Fotografo prima e durante la guerra
Singapore = molti viaggi?
Et: trent'anni circa.
L'idea era quella di costruire un grafico dove fosse
possibile incrociare e abbinare tra loro le singole
voci, ma c'era bisogno di un dato certo da cui partire.
Non gli veniva in mente niente, se non la sconsolante
prospettiva di una ricerca infinita su vecchi
numeri di giornali e riviste illustrate.
Carlisle rimase seduto a riflettere e trasal allo
squillo del telefono. Era Buddy Reems, suo compagno
di malefatte ai tempi dei progetti edilizi di Oakland.
Un tipo un po' fuori dagli schemi, ma tutto
sommato una brava persona e un discreto carpentiere.
Carly, vecchio mio,  bello sentire la tua voce.
Ho avuto questo numero da tua madre. Come te la
passi e dove diavolo ti sei cacciato? Wynn mi ha
detto qualcosa a proposito del South Dakota. C'
sulle cartine? Ci si pu arrivare da qui? C' bisogno
di un passaporto interplanetario per entrarci?
Carlisle scoppi a ridere. Il suo amico non era
cambiato. Quando si erano separati, due anni prima,
lui era andato a vivere in una comune nel New
Mexico.
Dove sei, Buddy?
A Oakland. Sono tornato a edificare robaccia e
il sabato sera bevo fino a stordirmi per dimenticare
l'orrendo lavoro fatto nella settimana. Ho sentito
che ti sei costruito una casa, anzi che hai rimesso a
posto un vecchio rudere o roba del genere.
Carlisle gli parl della ristrutturazione della casa
del vecchio Williston. Disse che era venuta abbastanza
bene, tanto che si era sparsa la voce e lui
aveva trovato qualche lavoro nella zona.
A donne come andiamo? Sei impegnato in qualche
lavoro serio anche su quel fronte, oppure laggi
ci sono soltanto vergini e criminali al confino?
Mah, non mi lamento. Frequento una donna
che lavora in un locale della zona. Ehi, Buddy, che
ne  stato dei tuoi grandi ideali di vita comunitaria?
Cristo, che roba, Carly. Ti ricordi che ci ero andato
per una ragazza? Ti avevo scritto, dicendoti
che aveva un paio di gambe lunghissime. Mi ero
anche offerto di dividerla con te, se mi avessi raggiunto.
Carlisle scroll il capo, sorridendo. Ricordava la
lettera in cui Buddy gli parlava di quella ragazza e
gli raccontava quanto fosse felice di abitare nella
comune.
Certo che mi ricordo. Ma che cosa  successo?
Sai, alla fine lei se l' filata in un'altra comune
con un chitarrista strafatto che cantava canzoni anni
Sessanta su fiori, pace e amore libero. A me interessava
solo l'ultima parte. Per di pi ero l'unica
persona l dentro che sapesse fare qualcosa e allora
gli altri ne approfittavano, facendomi costruire cucine
e dormitori stile esercito, mentre loro se ne stavano
comodamente seduti a fumare e a parlare di...
come si pronuncia, Niz-che... quel tedesco, un filosofo,
penso.
Forse ti riferisci a Ni-ce, Friedrich Nietzsche.
S, esatto. Odio i tipi istruiti come te, Carly. Se
non fossi il miglior carpentiere che abbia mai conosciuto,
non avrei voluto avere niente a che fare con
te. Be', in ogni caso ti puoi immaginare che effetto
avessero su di me tutte quelle chiacchiere su Nietzsche
e pace-amore-fiori. Quando la ragazza se ne
and, piantai tutto anch'io. Non ci salutammo neppure.
Comunque quel tizio non valeva niente come
chitarrista. Ti ricordi quando andavamo a sentire
Jesse Lone Cat Fuller? Quel mister pace e amore non
era all'altezza nemmeno di accordargli la chitarra a
uno come Jesse.
La conversazione prosegu pi o meno sullo stesso
tono, e alla fine Carlisle inform Buddy delle ricerche
che stava compiendo su suo padre. Nonostante
le sue idee bizzarre e il comportamento
strampalato, il suo amico era una persona molto
pratica quando si trattava di affrontare un problema
e, come sempre, era sicuro della propria abilit
nel risolvere questioni del genere.
Senti, lasciami fare qualche indagine da queste
parti, magari su a Sacramento. Ci sto andando proprio
adesso. Sai, mi devo vedere con una donna che
ho conosciuto il mese scorso al concerto dei
Fleetwood Mac. Non  la ragazza pi bella del
mondo, ma sa usare il suo corpo come una sega ad
archetto.
Carlisle sorrise. Buddy era sempre lo stesso, sempre
in movimento, anche se aveva pi di quarantanni.
Conosco un paio di tizi a Sacramento che potrebbero avere accesso ai registri della motorizzazione. Cristo, sono passati
pi di trent'anni, ma
quei dannati burocrati conservano tutto, quindi potrebbe
saltare fuori ancora qualcosa. Senti, mi scrivo
qualche appunto. Nome di battesimo: Robert,
giusto? La marca della sua motocicletta cominciava
per A. L'aveva acquistata subito dopo la guerra,
nell'agosto o nel settembre del '45 pi o meno. Mi
chiedo quante moto furono vendute nella zona in
quel periodo, due o tre... miliardi.
Non sono sicuro che l'avesse comprata dopo la
guerra. Magari ce l'aveva anche prima.
Ma bene, Carly. Questo restringe il campo delle
ricerche praticamente a tutte le moto mai vendute
ovunque. Voglio fare un tentativo, comunque. Di
sicuro i dati di quegli anni non saranno su computer.
Dovr scartabellare. Ci prover. Hai detto che
lavora in un ristorante?
Chi?
La donna che ti scopi.
Senti, non la metterei proprio cos. Il posto si
chiama Danny's Caf. Fanno i migliori sandwich di
tacchino tra Omaha e Cheyenne. Un sacco di salsa
e pur di patate.
Mmm, sembra una pacchia. Tacchino caldo e
belle donne, oppure  l'inverso? Be', senti, mi terr
in contatto. Un'ultima cosa. Non morire da scemo.
Questo  il mio nuovo motto.
Come?
Sto facendo un elenco dei modi in cui non vorrei
morire, ed evito le situazioni in cui potrebbero verificarsi.
Per esempio?
Non morire in ospedale, non lasciare assolutamente
che accada. Questa  la prima cosa ed  fondamentale.
Meglio cadere da un tetto, allora, dopo
aver ribattuto l'ultimo chiodo della casa migliore
che tu abbia mai costruito. Un'altra cosa stupida 
essere colpiti dalle pietre sparate via da un tosaerba
a lama rotante guidato da un anziano sovrappeso
nel giardino di una casa di riposo. Per ora sono arrivato
a questo punto, ma ho gi altre idee. Un
giorno ti mander l'elenco completo. Abbi cura di
te, Carly.  stato bello fare due chiacchiere. Ti dar
mie notizie non appena scopro qualcosa.
Grazie, amico, apprezzo il tuo aiuto. A presto.
Sette ore pi tardi Buddy lo richiam. In sottofondo
si sentiva rumore di traffico.
Carly, sono in una cabina telefonica a Sacramento.
Nancy, un tesoro di ragazza della motorizzazione,
mi ha dato una mano. Non  stato facile,
ma neanche difficile come pensavo. Ci sono volute
tre ore di ricerche, ma alla fine abbiamo scoperto
qualcosa. Sei pronto con carta e penna? Tra l'agosto
e il settembre del '45 ci sono ventotto Robert
che hanno registrato motociclette nella zona di San
Francisco. Un sacco di Harley e Indians, ma solo
una con la marca che comincia per A, un'Ariel
Square Four, registrata come veicolo usato il 24 settembre.
Il nome Square Four probabilmente ha a
che fare con l'allineamento dei cilindri...
Carlisle lo interruppe. Buddy, il nome. A chi apparteneva?
Ah, gi, la parte pi importante. Quasi dimenticavo.
Si chiamava Robert L. Kincaid. Nessun indirizzo
n numero di telefono. Ma tanto, non ti sarebbero
di aiuto, visto che sono passati trentasei
anni.
Ripetimi il cognome.
Carlisle trascrisse attentamente il nome dettatogli
da Buddy.
Senti, ora devo andare, Carly. Miss Sega ad Archetto
mi sta aspettando sul mio furgone. Buona
fortuna, e fammi sapere se posso esserti ancora
d'aiuto.
Grazie ancora, Buddy. Sei un fenomeno.
Lo so. Ciao.
Dopo aver riattaccato, Carlisle aggiunse i nuovi
elementi al suo elenco, poi and in cucina, prese
una birra dal frigo e torn al tavolo del salotto, per
lavorare meglio sugli indizi.
Per ora, tutte le informazioni erano vicoli ciechi,
a parte la categoria fotografo e forse i registri militari.
Il mattino dopo, di buon'ora, telefon alla madre,
chiedendole se conosceva qualche vecchio fotografo
con cui lui potesse parlare.
Carlisle, riguarda tuo padre?
S. Le comunic le informazioni trovate da
Buddy Reems a Sacramento.
Kincaid? Vorrei poterti confermare che si chiamava
cos, ma non me lo ricordo proprio. Senti, sei
sicuro di voler proseguire, caro? Potrebbe essere
una grandissima delusione, sia per te sia per me.
S, voglio andare avanti, ne sono sicuro. Dai,
Wynn, pensa a qualcuno che sia esperto di fotografia.
Mah, non so, c' Frank Moskowitz, un fotografo
che abita in una baracca fuori citt, su in collina.
Credo che abbia una settantina d'anni, ma mi
pare molto lucido quando viene da noi alla galleria.
Non ha mai fatto lavori particolarmente originali,
per  ancora in attivit. Ti cerco il suo numero.
Dopo averglielo dato, Wynn aggiunse: C' un
episodio di cui non ti ho mai parlato, mi  tornato
in mente solo quando mi hai chiesto di ripensare a
tutta la storia. Tuo padre e io un giorno andammo
con la moto fino a una spiaggia dove dimorava
una colonia di leoni marini. Quando arrivammo,
c'erano due uomini che stavano sparando a quegli
animali con un fucile, che si passavano l'uno con
l'altro.
Io rimasi sconvolta dalla scena. Tuo padre mi
disse di restare vicino alla moto, si avvicin ai due
e, senza dire una parola, afferr il fucile e lo lanci
nell'oceano. Loro, ovviamente, si arrabbiarono
molto. Uno cerc addirittura di fare a pugni, ma lui
rimase immobile dov'era, a fissarli. Dopo un po' i
due si allontanarono e tuo padre torn da me.
Mi accorsi che era furioso e gli chiesi che cosa
avesse detto loro per convincerli ad andarsene. Mi
rispose: "Che avevo gi visto abbastanza spargimenti
di sangue insensati e che, se non la smettevano,
avrebbero fatto la fine del fucile".
Rimasero a parlare qualche minuto ancora, poi
Carlisle si affrett a comporre il numero che gli
aveva dato la madre. Gli rispose una voce senile, un
po' rauca.
Dopo essersi presentato, lui chiese al signor
Moskowitz se avesse mai sentito parlare di un fotografo
che si chiamava Kincaid.
Il nome non mi suona nuovo. Ma non so dirle
altro. Se  davvero noto, allora potrebbe comparire
nel Who's Who.
Carlisle non ci aveva pensato e prese un appunto.
Signor Moskowitz, un fotografo che viaggiava
molto negli anni Trenta per chi avrebbe potuto lavorare
all'epoca?
Difficile dirlo. C' sempre stato un gran numero
di noi in giro per il mondo a cercar fortuna. Non
erano tante le riviste che potevano permettersi di
mandare qualcuno oltreoceano. Solo i grandi nomi
avevano i mezzi per farlo: Time, Life, Look, National
Geographic, e pochi altri.
A quel punto Moskowitz sembr perdere il filo e
cominci a parlare di obiettivi e pellicole e delle difficolt
di farsi pubblicare i lavori. Carlisle lo
ascolt educatamente e quando il vecchio si interruppe
per riprendere fiato, lo ringrazi per l'aiuto e
si accomiat.
Sua madre  una signora simpatica, signor McMillan,
davvero, anche se non espone le mie foto
nella galleria dove lavora.
Chiss, signor Moskowitz. Magari un giorno lo
far.
S, magari, rispose il vecchio fotografo e riattacc.
Carlisle caric la stufa e si prepar per la notte.
Mentre era a letto, il rumore del vento fuori somigliava
al rombo di una motocicletta che percorreva
le lunghe curve della strada di Big Sur, tanto tempo
addietro.
Un'ora dopo l'alba, nell'aria ancora fredda Robert
Kincaid usc dall'Oregon Motel e mise in moto
il vecchio Harry. Rimase ad ascoltare il rombo del
motore e gli parve che qualcosa non girasse bene.
Prese la cassetta degli attrezzi da dietro il sedile e si
infil il parka. Highway si sporse dal finestrino,
cercando di guardare oltre il cofano alzato. Kincaid
registr il minimo e ascolt di nuovo, poi annu e
richiuse.
Lo zen e l'arte di riparare i vecchi pick-up, Highway,
disse rimettendosi al volante. Non  romantico
come Pirsig voleva farci credere nel suo libro
sullo zen e la motocicletta. Non c' molto zen
sotto il cofano di Harry, questo  poco ma sicuro.
Del resto i furgoni non sono uguali alle moto. Prendiamo
il nostro Harry: lui  originale a modo suo,
ma non d certo la stessa sensazione che cavalcare
una buona motocicletta. Avrei dovuto tenere quell'Ariel,
potevo legarti dietro di me e ci saremmo fatti
portare in giro da quei 500 cc.
Highway annus la giacca del padrone alla ricerca
di odori insoliti, non ne trov e torn a cuccia
sul suo sedile, Kincaid intanto inforcava gli occhiali
da lettura, esaminava una carta stradale e azionava
la ventola per riscaldare l'abitacolo e spannare il
parabrezza.
Decise di proseguire sulla 101, puntare verso la
California settentrionale e poi tagliare a est. Sarebbe
passato un po' pi a sud rispetto alle Black Hills,
ma avrebbe sempre potuto fare una deviazione al
ritorno.
Procedette a velocit moderata sulla litoranea piena
di curve, con il Pacifico che occhieggiava tra basse
montagne verdi. Mentre guidava, ripens al sogno
che aveva fatto la notte prima. Durante il
sonno, la sua mente era tornata ai tempi di Singapore,
all'epoca in cui quel paese era ancora selvaggio e
incontrollato, un crocevia di traffici pi o meno illeciti.
Pirati, mercenari, contrabbandieri. Uomini armati
di coltello con mappe in tasca e piani di incredibile
audacia. Il genere di mondo che lui aveva sognato
da bambino e dove tutto era ancora molto
esotico.
Il suo sogno lo aveva riportato in quella locanda
malfamata dove i ventilatori a soffitto giravano piano
e una donna di nome Juliet, con un vestito scollato,
suonava il piano e cantava le canzoni di Kurt
Weill. A un certo punto due uomini avevano cominciato
ad azzuffarsi per avere il privilegio delle sue
attenzioni, sebbene lei non avesse incoraggiato nessuno
dei due...
Kincaid si ricordava di quella donna e delle sue
canzoni. Allora lui era un ventenne che aveva appena
cominciato a viaggiare con la sua macchina fotografica,
mentre lei era pi vecchia, forse sui quaranta.
Tra loro era nata una strana affinit, anche
se non era successo nulla. A quell'et, lui avrebbe
avuto paura di affrontare una donna con la sua
esperienza. Cos certe sere rimaneva seduto al Raffles
Bar, a bere birra e a guardarla attraverso il fondo
del bicchiere, come in un obiettivo. La sua immagine,
seppure distorta, era sempre bellissima.
Qualche anno dopo si era chiesto se lei fosse riuscita
a scappare prima dell'invasione giapponese. Probabilmente
s. Le persone come Juliet riuscivano
sempre a cavarsela in caso di necessit. Anche lei in
un certo senso era uno degli ultimi cowboy.
Mentre avanzava verso la California, cominci a
canticchiare tra s un motivo che Juliet eseguiva
tutte le sere, e che si intitolava Il Tango del marinaio.
Un altro viso comparso nel sogno torn ad affacciarsi
alla sua mente: era quello di Aabye - non
ricordava il suo cognome - primo ufficiale a bordo
di una nave chiamata Moroccan Wind. Kincaid sorrise,
meravigliato di rammentare ancora il nome
della nave. Certe cose restano attaccate. Altre no.
Avevano bevuto un paio di birre insieme al Raffles.
Aabye gli aveva parlato della sua grande aspirazione
di possedere uno schooner, anche se sapeva di
non poterselo permettere. Lui gli aveva raccontato
del servizio fotografico che aveva appena fatto sui
vecchi scbooners del Mare Cinese, in cui compariva
un capitano prossimo alla pensione che era alla ricerca
di qualcuno che potesse prendere il suo posto.
Kincaid aveva detto ad Aabye che forse si poteva
arrivare a un accordo riguardo ai soldi, perch il capitano
era molto affezionato alla sua barca. Lo
schooner si chiamava Paladin e lui aveva dato al
marinaio indicazioni su dov'era ormeggiato. L'uomo
lo aveva ringraziato ed era andato subito a cercarlo.
Erano quelle le memorie suscitate dal sogno. Robert
Kincaid aveva centinaia, migliaia di ricordi simili.
Mentre procedeva verso sud lungo la costa
dell'Oregon, guard l'oceano, chiedendosi se l'uomo
di nome Aabye avesse trovato la sua barca in
quegli ultimi tempi di commerci marittimi con gli
scbooners, e si augur di s. Ripens, come sempre,
alle Juliet e agli Aabye, alle Maria e ai Jack, e a tutti
gli altri suoi incontri del passato. Li ricordava con
affetto ed era grato dei ricordi che gli avevano lasciato.
Alla sua destra comparve un faro e lui immediatamente
lo inquadr nella mente, pensando a uno
scatto. Decise di lasciar perdere; c'erano gi in giro
fin troppe fotografie di fari nel sole del mattino.
Prosegu lungo la strada, continuando a meditare
sul faro e i vari modi di fotografarlo. Si ferm in
una piazzola panoramica e si mise a frugare tra i
rullini di Tri-X. In mezzo c'era un unico rullino di
Kodak Technical-Pan, da 25 ASA, una pellicola studiata
per copiare disegni e altre figure grafiche.
La T-Pan aveva una caratteristica singolare. Se
esposta a velocit superiore e sviluppata in maniera
non ortodossa, eliminava virtualmente tutte le gradazioni
intermedie e rendeva il soggetto in un nitido
bianco e nero, facendolo sembrare in rilievo sulla
carta. Aveva usato quella tecnica una volta in
Scozia, sull'isola di Glencoe. C'era un castello, su
un isolotto grande appena quanto bastava per contenerlo,
a un centinaio di metri dalla costa, e la sua
immagine si rifletteva nitida nell'acqua. Nella stampa,
le mura e le torri grigie del castello erano diventate
bianchissime, l'acqua che lo circondava nera e
la costruzione sembrava galleggiare sul proprio riflesso.
Avrebbe potuto trattare il faro nello stesso
modo, dando un tocco di originalit alla foto.
Torn sui propri passi, osservando il faro muoversi
all'interno della sua inquadratura immaginaria,
e si ferm solo quando lo giudic nella posizione
corretta. Accost, prese dallo zaino una delle
Nikon F e caric la T-Pan. Quando indoss il gil e
prese il cavalletto, Highway balz a terra e cominci
il suo solito giro di ricognizione con il naso puntato
sul terreno.
Con gesti esperti e sicuri, Kincaid allarg le gambe
del cavalletto, poi regol automaticamente l'altezza,
sapendo senza doverci pensare razionalmente
dove voleva che si trovasse la macchina. Fiss la
Nikon al cavalletto, poi estrasse il cavetto dell'autoscatto
dalla tasca destra del gil.
La sua mente era tornata al lavoro, aveva ripreso
la febbrile attivit di un tempo, analizzando la tecnica
migliore e sintetizzando nel contempo l'immagine.
Mentre avvitava il cavetto alla macchina, si
sorprese a sorridere e poi scoppi in una risata. Highway
alz il muso e lo guard, confuso.
Vecchio mio, rido solo perch sono qui a fare
quello che mi riesce meglio, e mi sono reso conto che
negli ultimi tempi l'ho fatto troppo poco. Sentiva
l'energia tornargli in corpo, quella forza vitale che
era rimasta latente negli ultimi anni di depressione e
autocommiserazione.
Robert Kincaid, uno dei creatori di immagini vecchia
maniera, un consumato illusionista che aveva
trasmesso la propria visione delle cose a milioni di
lettori di libri e riviste, era tornato in pista. Si chin,
guard nel mirino, fece qualche minimo aggiustamento
alla macchina e fu pronto a scattare. Rivedeva
il castello in Scozia e sovrappose quell'immagine a
ci che stava facendo ora, elencando le procedure
tecniche e sviluppando un piano d'azione.
Come sempre, l'elemento decisivo per scegliere se
fare una foto o non farla era immaginarsela incorniciata
e appesa al muro. Avrebbe potuto guardarla
per mesi, per anni, senza stancarsi? Se s, lo scatto
valeva la pellicola e l'impegno. In caso contrario, rimetteva
tutto a posto e passava oltre.
Visualizz con precisione il risultato finale che
desiderava. Pens a che cosa ci sarebbe voluto in
termini di sviluppo e stampa per raggiungere quell'effetto.
Tir fuori l'esposimetro e prese la misura
iniziale. L'ombra gettata dal faro era in netto contrasto
con la superficie bianca di cemento dell'edificio.
Un'immagine ad alto contrasto con una pellicola
ad alto contrasto; bisognava fare attenzione.
Trasfer il dato dell'esposimetro sulla macchina.
Una lieve sovraesposizione per accentuare il dettaglio
dell'ombra e l'effetto abbagliante in fase di sviluppo
della pellicola e sistemare il resto con la stampa.
Azion il pulsante, sent lo scatto dell'otturatore
e cap che sarebbe stata una bella foto. Un'altra,
stessa posizione, per avere un negativo in pi da
usare.
Una volta terminato, si mise la macchina a tracolla,
rovesci il cavalletto allentando le rotelle sulle
gambe e facendole scivolare una dentro l'altra. Si
vers una tazza di caff dal thermos, scart una merendina
e si mise seduto su una roccia a guardare il
Pacifico, accarezzando Highway dietro le orecchie e
pensando intanto alla coppia anziana presso la quale
aveva soggiornato durante la realizzazione del
servizio sulla Scozia. Nel corso della sua permanenza
c'era stato il loro cinquantesimo anniversario di
matrimonio e tutto il villaggio aveva organizzato
una festa con violini e cornamuse. Una giovane
donna aveva provato a insegnargli una danza tradizionale,
mentre gli altri ridevano di gusto dei suoi
goffi tentativi di imitare i passi di vittoria di un
guerriero delle Highlands.
Come regalo per la coppia aveva comprato due
tazze da t di porcellana e per nove anni erano rimasti
in contatto, finch lui non aveva pi ricevuto
loro notizie. Alla fine un vicino gli aveva scritto che
erano morti entrambi, a distanza di due mesi l'uno
dall'altro. La prima ad andarsene era stata la donna,
e il cuore del marito non aveva retto al dolore.
Un banco di nubi si era radunato sull'oceano, a
una trentina di chilometri dalla costa, ma il sole era
caldo dove si trovava Robert Kincaid, che rimase l
ancora a lungo, a masticare lentamente una barretta
di cioccolato senza preoccuparsi del passare del
tempo.

 Capitolo 6.
Francesca.

Un'altra mattina di un altro giorno di una vita in
discesa, e Francesca Johnson si infil un paio di stivali
da cowboy con i tacchi consumati preparandosi
alla sua uscita quotidiana. Si leg i lunghi capelli,
calz in testa un berretto, prese il giaccone di lana.
Il vialetto della fattoria era pieno d'acqua e, mentre
lo percorreva, si annot mentalmente di chiedere a
Tom Winkler di passare con la livella e di sistemarlo prima dell'arrivo dell'inverno. Una volta arrivato
il gelo dell'Iowa, non c'era pi modo di aggiustare
le strade fino a primavera.
Era novembre e la luce del sole aveva perso il caldo
arancione estivo, sbiadendo in un giallo tenue.
Non tirava un alito di vento, per, e si prospettava
una piacevole passeggiata, anche se l'aria era gi
frizzante.
Arrivata sulla strada, gir a destra, verso il Roseman
Bridge. Per il primo chilometro non incontr
nessuno. Ai lati della strada i campi, mietuti un mese
prima, si preparavano a un altro inverno infinito.
Un camion che trasportava il grano le pass accanto,
diretto a Winterset. L'uomo alla guida le rivolse
un cenno di saluto e lei ricambi. Pochi minuti dopo,
ud il rumore di un altro veicolo dietro di s e si
fece da parte per lasciarlo passare.
Floyd Clark, a bordo del suo nuovo pick-up, rallent,
fermandosi.
Ciao, Frannie. Come te la passi?
Buon giorno, Floyd. Sto bene, grazie, come al
solito. Sto preparando la casa per l'inverno. Dentro
di s sperava che lui non cogliesse l'occasione
per invitarla di nuovo fuori.
Se ti serve aiuto per qualcosa, Matt e io saremo
velici di venire a darti una mano. Mio figlio ha la
schiena robusta, a differenza di noi vecchi che abbiamo
passato la vita a cercare di sollevare pi di
quanto avremmo dovuto.
Lo ringrazi, sapendo che lui aveva detto la verit.
I problemi di schiena erano endemici tra gli
agricoltori dell'Iowa. C'era sempre qualcosa di pesante
da spostare, e bisognava farlo subito, senza
mai nessuno nei paraggi che potesse aiutarti. Cos,
facevano tutto da soli e ne pativano le conseguenze.
Anche Richard aveva sofferto molto di dolori
alla schiena.
Un altro esempio, pens, di come a volte la forza
di volont superasse il buon senso, lei poteva ben
dirlo per esperienza personale.
Floyd indugiava, aggiustando goffamente lo specchietto
laterale del furgone. Francesca temeva che le
chiedesse di accompagnarlo al ballo di fine anno o
alla festa della Legione.
Non c'era nulla che non andasse in quell'uomo, si
disse, ma nemmeno niente di speciale. I suoi sentimenti
verso di lui potevano riassumersi in quei termini,
e preferiva non creare alcun legame tra loro,
per quanto casuale e innocente. Non era per via
delle chiacchiere che inevitabilmente sarebbero nate
(Ho visto che Floyd Clark fa la corte a Frannie
Johnson. Non posso biasimarlo, lei  ancora una
bella donna per la sua et e Marge negli ultimi tempi
gli ha fatto soffrire le pene dell'inferno. Non
so, Arch, c' qualcosa che non mi convince nella
Johnson,  diversa da noi, anche se non so dire esattamente
in che modo.), Francesca semplicemente
non era interessata, ma voleva agire con tatto per
non offendere l'uomo che si mostrava tanto gentile
nei suoi confronti.
Decise di giocare d'anticipo, dicendo una mezza
bugia. Forse quest'anno mi risparmier almeno un
po' di freddo. Michael mi ha invitato a raggiungerlo in Florida nel periodo natalizio, e penso che accetter.
Non era vero, ma sicuramente suo figlio
prima o poi l'avrebbe fatto. L'idea in realt non l'allettava
troppo: l'ultima volta le era piaciuto passare
del tempo assieme ai nipoti, per quell'atmosfera
artificiale di vacanza l'aveva messa a disagio e la seconda
moglie di Michael era stata piuttosto fredda
con lei.
L'espressione di Floyd si rattrist impercettibilmente,
ma si riprese subito. Beata te. Marge e io
abbiamo trascorso diversi inverni a Brownsville, in
Texas, ed eravamo maledettamente felici di andarcene
da questo freddo per un po'.
Francesca ricordava che Marge Clark si vantava
sempre delle loro vacanze in Texas, raccontava che
l giocavano a golf e partecipavano a balli e ricevimenti.
Abbass lo sguardo a terra, e lasci che il silenzio
calasse tra loro come un macigno.
Bene, si rassegn infine a dire Floyd. Sar meglio
che torni a casa per accertarmi che Matt non
abbia ipotecato la fattoria per finanziare uno dei
suoi innumerevoli progetti di espansione. Tu terrai
la terra, vero Frannie?
Penso di s. Non mi  mai venuto in mente di
venderla, anche se ogni settimana mi telefona qualche
agente interessato a trattare l'affare. Immagino
che i prezzi dei terreni siano tremendamente alti, al
momento.
Non gli rivel la vera ragione che la spingeva a rimanere
l, nella Madison County. La consapevolezza
che da qualche parte c'era un uomo chiamato
Robert Kincaid che un giorno magari sarebbe potuto
venire a cercarla. Era una speranza romantica e
assurda, da ragazzina, ma vi si aggrappava ugualmente.
 vero. Hanno messo in vendita duecentoquaranta
acri di un terreno confinante con il nostro, e
forse Matt ha ragione a sostenere che dovremmo
acquistarli come investimento.
Francesca si sforz di fare un sorriso di circostanza.
Era un po' annoiata dalla conversazione e sperava
che lui ingranasse la marcia e si decidesse ad
andarsene.
Lo fece un attimo dopo. Stammi bene, Frannie.
Ci si vede.
Arrivederci, Floyd. Grazie di esserti fermato a
chiacchierare.
Figurati.  sempre bello vedere una faccia sorridente.
Detto questo, si allontan sulla strada ghiacciata,
con in testa i progetti di espansione del figlio. In seguito,
avrebbe finito per accontentarlo, pagando il
terreno vicino all'incirca due volte il suo valore reale.
Dopo un anno e mezzo circa le quotazioni della
terra dell'Iowa sarebbero scese del 40 per cento, a
causa di una grave crisi di tutto il Midwest, e Floyd
avrebbe incolpato le banche dei suoi guai.
Francesca riprese a camminare, super una curva
e giunse in vista del Roseman Bridge. Come sempre
il cuore le sal in gola. Ricordava di essere sbucata
un giorno da quella medesima curva a bordo di un
furgone chiamato Harry, quando agosto era nel
pieno del suo vigore e il sole prosciugava la terra,
quando un uomo chiamato Robert Kincaid era entrato
nella sua vita solo da pochi minuti.
Rammentava ancora il suo sorriso alla vista del
ponte e il suo commento: Fantastico. Perfetto da
riprendere all'alba. Si era incamminato lungo la
strada, con lo zaino in spalla, e aveva esaminato il
ponte, pensando a come l'avrebbe fotografato. Infine
aveva colto per lei un mazzolino di fiori, come
ringraziamento per averlo accompagnato fin l.
Poi avevano preso insieme il t in cucina, chiacchierando
tranquillamente della loro vita. E mentre
fuori il sole tramontava, avevano bevuto una birra
e mangiato il minestrone, prima di incamminarsi in
una passeggiata tra i campi alla luce della luna.
Il Roseman Bridge si allungava silenzioso in quella
tetra mattinata di novembre, mentre il vento di nordovest
sollevava mulinelli di foglie autunnali. La
vernice grigia del ponte era scrostata, il rosso sbiadito,
e la vecchia struttura ancora pi inclinata che nel
1965, come se tentasse di tuffarsi nell'acqua sottostante.
Quasi il ponte stesse morendo lentamente,
dopo i suoi gloriosi cento anni di vita. Ma sembrava
non interessare a nessuno.
Le acque del Middle River scorrevano basse e limpide.
Presto si sarebbero gelate, ma ora gorgogliavano
e spumeggiavano intorno alla roccia dove Robert
Kincaid era rimasto in piedi, a guardarla mentre lo
spiava da una fessura sul lato del ponte.
Ci sono cose che perdurano, pens Francesca,
rocce e fiumi, vecchi ponti coperti. Altre no. Le calde
notti d'agosto con tutto ci che portano con s,
per esempio. Andiamo avanti senza di loro, e alla
fine moriamo senza lasciare traccia di noi. Cos come
non rimarr traccia dell'altra Francesca, la gemella
segreta, la donna amata e depravata che condivideva
la mente e il corpo della virtuosa moglie di
un agricoltore dell'Iowa.
Sorrise, ricordando all'improvviso un buffo episodio
che Robert le aveva raccontato. Un giorno,
aveva deciso di fotografare un ponte dal basso,
usando il grandangolare per ottenere un effetto di
fuga. Cos aveva fatto qualche passo nell'acqua
con gli stivali di gomma. Finito lo scatto, aveva
cercato di muoversi, ma gli stivali erano rimasti
bloccati dal fango della riva, e lui aveva fatto un
volo all'indietro.
Mi sono ritrovato l seduto in mezzo al fango,
con le braccia alzate per proteggere la macchina fotografica
e gli stivali ancora piantati nel pantano, e
mi  venuto da ridere. Mi sono rialzato a piedi scalzi.
Per la foto l'avevo fatta. Quella  sempre la cosa
pi importante.
Francesca aveva commentato che era bello che lui
sapesse ridere di se stesso.
E Robert aveva risposto: Ho sempre pensato che
esistono due indicatori per misurare la maturit di
una persona. Il primo  proprio la capacit di ridere
di se stessi. Molta gente si prende troppo sul serio e
fatica a cogliere l'intrinseca assurdit della vita. Io
mi tengo di buonumore ridendo delle sciocchezze
che combino. E ne faccio tante, cos sono quasi
sempre allegro.
Francesca gli aveva chiesto quale fosse il secondo
segno di maturit.
La capacit di sorridere di ammirazione, di gioire
dell'abilit e del talento degli altri, invece di rodersi
d'invidia, aveva risposto lui senza esitare.
Una volta, prima della guerra, ero seduto in un
caff di Parigi e ascoltavo un chitarrista, uno zingaro
di nome Django Reinhardt, che aveva perso due
dita di una mano, ma che riusciva comunque a suonare
con straordinaria velocit e bravura. Lo ammirai
con tutto il cuore, e quella reazione mi fece bene.
Da allora ho sempre cercato di avere quell'atteggiamento.
Alz la mano sinistra con l'anello e ripieg mignolo
e anulare sul palmo, agitando le altre tre dita
come se suonasse una chitarra invisibile. Ho ancora
una foto di Django Reinhardt appoggiato al muro
di una casa, con una sigaretta in mano e l'impermeabile
sulle spalle. Solo due dita e il pollice. Incredibile.
Ricordo anche le foto della rivoluzione messicana
scattate da un fotografo che utilizzava pellicole e
attrezzature molto meno sofisticate delle mie. Immagini
fantastiche, un servizio davvero eccezionale.
Le sculture di Theodore Roszak, i quadri di Picasso,
tutti i capolavori dell'arte. Invece di provare invidia,
bisogna gioire e andare avanti, impegnandosi
al massimo delle proprie capacit. Bisogna competere
contro i propri limiti, misurarsi con se stessi, e
non badare alle eventuali imperfezioni nel lavoro
altrui. Ma per la maggior parte delle persone  molto
pi facile criticare e lamentarsi.
Dopo una pausa, si era girato verso di lei. Scusa
se mi sono dilungato. Ma se fai una domanda simile
a uno come me, che vive da solo la maggior parte
del tempo, per tutta risposta otterrai una conferenza.
Francesca appoggi la mano sul lato sinistro del
ponte, dove sedici anni prima aveva attaccato un
biglietto per lui. Se l'attira l'idea di un'altra cena
quando volano le falene, venga stasera dopo il
lavoro. Qualsiasi ora andr bene.
Mio Dio, che cosa le era preso per comportarsi
cos, si chiese ancora una volta. Il rischio, l'unico
azzardato tiro di dadi in una vita per il resto irreprensibile.
L'apertura del sipario, quando quella sua
gemella sconosciuta e determinata si era presentata
sulla scena e aveva preso il suo posto per i quattro
giorni di una rappresentazione cos breve eppure
mai conclusa.
Lo rifarei, pens con un sorriso malizioso, lo rifarei
ancora. Il mio grande peccato  che, a parte
qualche raro momento, non ho mai provato n mai
prover rimorso.
Il battito d'ali di un colombo che lasciava il suo
nido dentro il ponte la fece trasalire. Stacc la mano
dalle vecchie assi e riprese la via di casa, i passi simili a gran parte della sua vita, una cadenza cos misurata
che a volte le aveva fatto venire voglia di gridare.
A suo modo, Robert Kincaid l'aveva aiutata a
zittire quell'urlo e lei era riuscita a sopravvivere.

 Capitolo 7.
L'eleganza del capriccio.

Robert Kincaid seguiva la costa diretto a sud attraverso
l'Oregon. Aveva compiuto quel tragitto diverse
volte, ma mai negli ultimi sette o otto anni e quel
pezzo di America appariva nuovo ai suoi occhi.
A Coos Bay c'erano uomini intenti a scaricare un
mercantile, e us l'obiettivo da 200 mm per fotografarne
uno che teneva le braccia alzate su una
grossa rete piena di casse per dirigerla in un punto
sul molo. A Bandon incontr una donna che viveva
rastrellando le spiagge, e che raccoglieva i tesori ritrovati
sulla sabbia all'interno e intorno alla sua
piccola capanna di legno. Doveva avere pi di ottant'anni,
con i capelli grigi ispidi e il viso incartapecorito
dall'aria salmastra, ma era piena di spirito
e di energia.
Vide Kincaid che curiosava fuori, dove c'erano almeno
una cinquantina di boe colorate infilate nei
paletti di una staccionata. Entra pure, amico, guardati
in giro. C' un sacco di bella roba che puoi
portare a casa come souvenir.
Aveva persino bottiglie provenienti dall'Australia,
trasportate fin l dalle correnti marine e dalle
tempeste. E pezzi di legname con brandelli di reti da
pesca. Sulla balaustra della veranda era appoggiato
un pezzo di chiglia di una barca da pesca con la
parte superiore di un remo. Sullo scalmo era appesa
una corda con un dente di pescecane.
Kincaid not un gruppo di bottiglie di varie forme
e misure sistemate nel vano di una finestra e le
chiese se poteva fotografarle. La donna gli diede il
permesso, a patto che non spostasse nulla, poi si
mise a pulire conchiglie.
Lui esamin l'insieme. La luce della tarda mattinata
attraversava un boccale di vetro lavorato e si
rifrangeva su una grande bottiglia verde, poi faceva
un altro angolo ed entrava in un fiasco di vino dalla
forma allungata, con la scritta Italia 1940 stampata
sul fianco. L'effetto finale era una serie di prismi
che combinavano la luce del sole con i diversi colori
del vetro. Nessun fotografo avrebbe potuto comporre
meglio in studio quella natura morta e poi l'eleganza
del capriccio lo aveva sempre affascinato.
La bellezza della stravaganza, la chiamava lui.
Creazioni simili erano dovunque, se sapevi cercarle.
Kincaid impieg quindici minuti per preparare lo
scatto e venti secondi per eseguire i gesti meccanici:
far scattare l'otturatore e riavvolgere la pellicola.
Dopo aver rimesso a posto l'attrezzatura, chiese
alla donna quanto volesse per il fiasco di vino. Lei
lo guard socchiudendo gli occhi, not il semplice
abbigliamento e disse che due dollari potevano andare.
Avvolse la bottiglia in un foglio di plastica
trasparente con le bolle e lo fiss con il nastro adesivo.
Se le interessa, sul retro ho delle bellissime vertebre
di balena.
La ringrazi, dicendo che per al momento non
gli servivano. Poi si rimise in marcia verso sud.
Arriv in prossimit di Gold Beach, che si apriva
alla foce del Rogue River. Fotograf una barca arenata,
usando altri cinque scatti della pellicola Technical-Pan.
Un uomo si mise a chiacchierare con lui.
Doveva consegnare con la sua barca delle provviste
a un ristorante poco pi avanti lungo il fiume e, se
Kincaid aveva voglia di accompagnarlo, sarebbe
stato felice di offrirgli il pranzo. Highway non mostr
particolare entusiasmo all'idea di salire a bordo,
ma lui ce lo caric di peso e partirono, il pelo
del cane agitato dal vento e il terrore visibile nel suo
sguardo. Tre ore pi tardi tornavano alla foce del
Rogue River. Kincaid si ferm a dormire in un motel
sulla spiaggia e ripart di buon'ora il mattino dopo.
Nel tardo pomeriggio si era inoltrato nella California
settentrionale e attraversava una vasta zona boschiva.
Dopo mezzora raggiunse Mendocino, che assomigliava
a un villaggio di pescatori del New
England trasferito sulla costa occidentale, con i tetti
di tegole, le palizzate, le aiuole delimitate da pietre e
assi di legno. L'abitato occupava una piccola penisola
sul Pacifico ed era chiuso verso l'entroterra da foreste
di abeti che arrivavano fino alla statale.
Kincaid si ferm alla stazione di servizio sulla via
principale a fare il pieno. Un giro d'ispezione attorno
ad Harry lo mise in apprensione a causa dello
stato del pneumatico anteriore sinistro. Il benzinaio
controll la pressione e dichiar che era bassa.
Pu darsi che ci sia una piccola perdita da qualche
parte. Vuole che dia un'occhiata?
Lui rispose di s e si allontan a piedi lungo la
strada, guardando oziosamente le vetrine dei negozi.
Librerie, antiquari e due ristoranti, diversi caff
e un certo numero di gallerie d'arte. Gir in una via
laterale e si ferm a osservare una vetrina che mostrava
un'esposizione di fotografie di un certo
Heather Michaels. Il suo lavoro era convenzionale
ma tecnicamente impeccabile, soprattutto per
quanto riguardava i paesaggi in bianco e nero. La
grana e la resa dei dettagli gli fecero capire che il fotografo
utilizzava una macchina di grande formato,
probabilmente una 4x5.
Kincaid continu a esaminare le fotografie, con
Highway accovacciato ai suoi piedi. All'interno del
negozio, una donna slanciata sui cinquant'anni,
con una lunga gonna grigia, la camicetta bianca abbottonata
sul collo e uno scialle nero, stava parlando
con una cliente. Non riusciva a vederla chiaramente
attraverso il vetro, e lei era di profilo, ma
qualcosa nel modo in cui aveva raccolto i capelli e
in cui muoveva le mani per enfatizzare le qualit
delle opere esposte cattur la sua attenzione. Gli
parve di riconoscerla. Cerc nei recessi della memoria.
Dove si erano incontrati? Quando? I capelli
lunghi, il gesticolare musicale delle mani.
La donna cambi posizione, per mostrare alla
cliente la foto successiva. Adesso poteva vederla
meglio in viso, nonostante il riflesso del vetro.
All'interno della galleria, Wynn McMillan guard
oltre la cliente con cui stava parlando e scorse un
uomo fermo davanti alla vetrina. Rimase subito colpita
dal suo aspetto insolito: era anziano, ma con un
portamento giovanile. Alto e asciutto, indossava un
paio di jeans, una camicia cachi e le bretelle. A Mendocino
passava gente di ogni genere, ma quel tizio
aveva un'aria stranamente familiare.
Il sole del tardo pomeriggio gli illuminava la parte
destra del volto, vide che aveva i capelli lunghi
grigi divisi nel mezzo e spazzolati all'indietro. La
brezza del mare glieli spettinava e lui alz una mano
per scostarseli dal viso, poi si aggiust una bretella
arancione e sistem la custodia del coltellino
che teneva appesa alla cintura. Il sole spar dietro
una nuvola e la sua figura rimase in ombra per
qualche istante.
Wynn prov un brivido e avvert l'impulso irresistibile
di uscire a parlare con lo sconosciuto. Ma in
quel momento la cliente si decise e indic una fotografia
di Heather Michaels. Mentre armeggiava alla
cassa, Wynn continu a sbirciare l'uomo in piedi
davanti alla vetrina. La cliente se ne accorse e si
volt, curiosa.
Lo conosce? chiese.
Oh, mi scusi... per un attimo ho creduto di s.
Ma ora non ne sono pi cos sicura.
Un tipo decisamente bizzarro, vero? comment
la donna. Era una cliente abituale della galleria che
aveva sempre dei modi di fare un po' affettati.
S, in effetti. Ma sa com' qui a Mendocino. Ne
passa di gente strana da queste parti. Wynn cominci
a incartare la foto. Quando torn a guardare
fuori dalla vetrina, l'uomo era scomparso.
Arrivato alla stazione di servizio, Kincaid rimase
fermo con una mano sulla maniglia del furgone.
Era tentato di tornare alla galleria d'arte. Ma lo
aveva sempre imbarazzato rivolgere la parola a
donne che non conosceva. Ripercorse ancora una
volta mentalmente i possibili dove e quando, poi
scroll la testa, sal e avvi il motore.
Alle sei, dopo la chiusura del negozio, Wynn McMillan rientr
a casa, ancora scossa dall'immagine
della persona che si era fermata davanti alla sua vetrina.
Decise di uscire a fare una passeggiata per le
strade di Mendocino, nella speranza di rivederlo.
Dopo una mezzora, torn indietro passando per la
spiaggia, lasciandosi avvolgere dall'oscurit mentre
ascoltava il rumore delle onde e il fruscio del vento
tra i cipressi. Allora si ricord di un tempo lontano,
quando l'oceano in tempesta batteva le coste di Big
Sur e lei suonava Schubert per un ragazzo appena
tornato dalla guerra.
A settanta chilometri di distanza, Kincaid fissava
la strada davanti a s mentre le ruote del furgone
correvano a sud verso Big Sur. Stava pensando ai
casi della vita, agli intrecci di luoghi e avvenimenti
in uno spazio tridimensionale. E da quello spazio, il
tempo, come un coltello, ricavava delle sezioni. In
quel caso particolare la lama era vecchia di diversi
decenni e un po' arrugginita, ma sufficientemente
affilata da fargli guardare nello specchietto retrovisore
e ripensare a Mendocino. I dove e quando si
erano fusi nella sua mente in una vaga ipotesi. Poteva
trattarsi di coincidenze, certo. Forse. Ma se si
scartavano sempre le coincidenze come non plausibili,
che ne restava della vita, dell'esistenza stessa?
L'eleganza del capriccio  ovunque, e la realt del
vivere  di per s poco plausibile, pens. Da qualche
parte, nelle officine di Chi o Cosa governa l'universo,
il caso e la volont sono inseparabili, un luogo
dove l'improbabile diventa possibile e la sorpresa 
la regola.
Quella notte, dopo che due albergatori si erano
rifiutati di ammettere Highway, Robert Kincaid si
coric in una stanza di un piccolo hotel di Sonoma,
e ripens ancora una volta a Mendocino. Torn ai
tempi in cui era giovane e abbronzato e indurito
dalle giornate trascorse sulle spiagge di Tarawa.
Conclusa la ferma, o la condanna, a seconda dei
punti di vista, aveva percorso le curve della strada
di Big Sur con una donna sul sellino della sua moto,
i capelli spettinati dal vento e tirati all'indietro...
come quelli di un vecchio che ora cercava di afferrare
un ricordo, e che ci era quasi riuscito. Forse ce
l'avrebbe fatta, si disse, se si sforzava di rifletterci a
lungo e con onest.
Prima che il sonno lo raggiungesse, la mente di
Robert Kincaid era occupata da pensieri contraddittori:
negare le coincidenze e nel contempo quasi
sperarci, e il desiderio simultaneo di tornare giovane
e di morire all'istante.

 Capitolo 8.
Big Sur; 1945.

Wynn McMillan era arrivata a Big Sur a bordo
del postale portando con s il violoncello e una valigia.
Dotata per natura di un animo gentile, stava
acquisendo una grazia altrettanto evidente nelle
forme e nei modi. Qualit queste che ammorbidivano
una certa anonima spigolosit del suo aspetto fisico,
facendola apparire agli occhi dei pi, con la
sua figura sinuosa e i lunghi capelli castani, una ragazza
carina.
A diciannove anni e senza uno scopo preciso nella
vita, a parte il desiderio di suonare e di condurre
un'esistenza romantica, Wynn era animata dalla
prorompente energia che le derivava dalla giovent
e dalla consapevolezza che il mondo stava diventando
migliore. Tre giorni prima la Germania si era
arresa agli Alleati e l'America era in uno stato di
euforia di massa che rasentava quasi l'estasi. La fine
del conflitto sembrava ormai tangibile, anche se
al di l del Pacifico, a Okinawa, il Decimo Fanteria
era ancora impegnato a contrastare la strenua resistenza
giapponese ed era previsto per novembre un
attacco decisivo all'isola di Kyushu.
Jake, il conducente del postale, guidava con perizia
il furgone tra le curve a gomito del promontorio
dove una strada era stata scavata dalla dinamite
nella roccia viva, con la parete del Santa Lucia Range
sulla sinistra e un precipizio di quattrocento metri
sulla destra. Prima di affrontare i tornanti il muso
della vettura sembrava puntare nel vuoto, verso
l'infinito, e Wynn vedeva le scogliere della costa di
Big Sur che scendevano a picco sul Pacifico e che si
susseguivano verso sud come le pieghe di un pesante
sipario scuro.
Sotto di loro, i canyon erano semi nascosti dalla
nebbia e il mare era increspato dalle onde che si infrangevano
con forza sulla riva. Il furgone scese
lentamente verso la Big Sur Valley e attravers pascoli
punteggiati di papaveri e lill in fiore. Il futuro
non avrebbe potuto essere pi promettente, per Wynn.
Al di l del Pacifico, a pochi gradi di latitudine
pi a sud di Big Sur, Robert Kincaid era meno ottimista:
non si lavava da settimane e la divisa da battaglia
gli penzolava a brandelli dal corpo come carne
in putrefazione. Ignorava che negli ultimi mesi
tre sue fotografie di guerra erano comparse sulle
copertine delle pi importanti riviste di attualit
americane, senza che venisse citato il suo nome.
Seduta accanto all'autista, Wynn McMillan teneva
una copia di Life ripiegata nella tasca laterale
della sua capiente borsa a tracolla. In copertina c'era
l'immagine di un Marine che incendiava un
bunker con un lanciafiamme mentre alle sue spalle
altri soldati risalivano la collina. Kincaid aveva
scattato quella foto solo dieci giorni prima. L'uomo
con il lanciafiamme era morto tre ore dopo, saltando
su una mina.
Quel mattino Wynn indossava un vestitino primaverile
e un cappello di feltro a tesa larga. Suo
padre, proprietario di una rinomata merceria di
Monterey, non condivideva i suoi gusti in fatto di
abbigliamento, come del resto non approvava quasi
nulla di quello che lei faceva. A parte la passione
per il violoncello. La sera dopo cena gli piaceva
stare l ad ascoltarla, mentre sua moglie Irene, che
da giovane aveva suonato il piano nei cinema per
accompagnare i film muti, sparecchiava e riordinava
la cucina. Lui rimaneva seduto in poltrona, elegantemente
vestito con camicia inamidata, papillon
e pantaloni con la piega, e sorrideva chiudendo
gli occhi e muovendo il capo a tempo con la musica.
Era sempre molto orgoglioso quando a Pasqua
il quartetto di Wynn suonava alla messa nella chiesa
presbiteriana. Mentre le note del violoncello salivano
alte nell'aria, Malcolm McMillan si guardava
intorno tutto soddisfatto.
Ma per il resto il comportamento di sua figlia
restava per lui un mistero. Al pari di Robert Kincaid,
non era mai stata una studentessa diligente e
spesso si fingeva ammalata per non andare a scuola.
Wynn trascorreva quelle giornate in camera a
suonare il violoncello, a leggere e a dipingere. E il
sabato e la domenica si dava da fare per preparare
i pacchi che la Croce Rossa spediva sul fronte europeo.
Da adolescente, poi, aveva cominciato a vestirsi
in una maniera che il padre giudicava quanto meno
bizzarra, con una sovrapposizione di sciarpe e camicie
dai colori sgargianti, e nascondendo le sue
gambe magre, quasi ossute, sotto ampi calzoni da
uomo! Per non parlare dei giovanotti strambi che
frequentava.
Irene, ma nostra figlia non conosce nessun bravo
ragazzo di belle prospettive?
Wynn ha un temperamento molto indipendente,
Malcolm. Credo che abbia ereditato il carattere ribelle
degli antenati scozzesi di cui vai tanto fiero.
Ogni volta che cerco di affrontare con lei questi argomenti,
si mette a ridere replicando: "Oh, mamma,
guarda che non ho nessuna fretta di sposarmi. C'
tutto un mondo pieno di musica e di arte che prima
voglio esplorare. Pap mi vorrebbe vedere sistemata
con un dottore o un avvocato. Ho vent'anni, e
per lui dovrei essere gi una madre di famiglia che
usa il violoncelllo per suonare ninnananne ai suoi
bambini".
E cos Malcolm McMillan, con l'animo ancora
straziato dalla morte del figlio, caduto a Salerno due
anni prima, si era limitato a scrollare la testa contrariato
quando la figlia gli aveva annunciato la sua intenzione
di andare a studiare composizione con il
pianista Gerhart Clowser a Big Sur. Tutto ci che lui
sapeva di quel posto era che pullulava di liberi pensatori
e anticonformisti, che propugnavano il sesso e
l'anarchia.
In seguito, le lettere che riceveva da Wynn non gli
erano state certo di conforto.
Sto in una baracca costruita con le casse di dinamite
vuote che erano state abbandonate in un edificio.
Niente frigorifero, niente elettricit e il bagno 
fuori. Jake, il postino, assieme alla posta porta fin
qui il kerosene, il carbone e i vari generi alimentari.
La gente che abita nella zona  assolutamente affascinante.
Buddisti zen, un esperto di folclore irlandese
e altri studiosi di arte, archeologia, musica.
Quasi tutti qui si dedicano all'arte e all'artigianato,
dalla scultura all Ascolti Alla Innokentevna le ha descritto Lilija? Marina scroll la testa. Era pi grande delle sue figlie spieg lui. Per era bassa di statura. Piccola. Aveva diciotto anni ma sembrava pi giovane. Io Forse qualcuno pu averle fatto del male. Lilija pu anche essere scappata, ma non credo che volesse restare via per cos tanto tempo.
 	Marina lavorava con i muscoli della bocca. La plastica della tenda frusci sotto il suo peso.
 	Pensi che quel tizio le abbia fatto qualcosa? chiese Marina.
 	Avrebbe potuto. Forse s.
 	Lhai detto alla polizia?
 	La polizia non si  curata di Lilija. In ogni caso, non c mai stato nessun rapporto ufficiale. Solo sospetti. Quel tizio mette paura. Del resto
 	Mi riferisco alle mie figlie disse Marina. E alla macchina.
 	Io ho soltanto No. La fronte del fotografo si incresp. Non sapevo niente di nessuna macchina.
 	Marina strinse gli occhi e lo guard. Quel viso inquieto, le ginocchia piegate. Hai appena detto che
 	Le foto che ci ha mostrato io le avevo gi viste. Qui cerano gli avvisi con le facce delle sue figlie, solo che non le ho mai collegate a Lilija. Non c mai stato Io non ho mai sentito niente su un rapitore.
 	Marina chiuse le labbra. Poi domand: Cosa intendi dire, che non hai mai sentito niente?
 	Gli avvisi dicevano che in citt erano scomparse due bambine russe. Solo questo.
 	Nella penisola non si era mai sparsa la notizia di un rapitore. Cosaveva fatto la polizia in tutto quel tempo? Marina sapeva che gi in inverno le autorit erano tornate a occuparsi delle battaglie per gli affidamenti, degli incidenti in acqua di qualche nuotatore, o del contrabbando dalla Kamcatka. Ma prima? Quand che il maggiore generale aveva iniziato a non tenere pi conto della testimone? Gi durante le prime settimane dellindagine? O sin dai primi giorni?
 	Io non ho mai sentito di un uomo che ha portato via le bambine su una macchina nera ribad il fotografo.
 	Nera o blu precis Marina, che aveva di nuovo chinato la testa.
 	La musica filtrava attraverso gli alberi. Il rumore del fiume. Posso farglielo vedere si offr il fotografo. La casa di Egor  a venti minuti da qui. Possiamo arrivarci in macchina.
 	Vuoi che io venga in macchina con te da sola.
 	Il fotografo arross e si sedette sui talloni. No, io non Ma la capisco. Lei sta pensando alle sue figlie? Anchio. Non sto cercando di farla salire su una macchina da sola. Aveva i capelli corti, era robusto, molto giovane. Pu portare i suoi amici. Possiamo fare come preferisce.
 	Intorno a loro scrosciarono gli applausi per la maratona di danza. Marina studi il ragazzo. Il suo zelo sembrava genuino, pareva una persona sincera. Determinata.
 	Il maggiore generale, quando aveva affermato che le bambine erano annegate, non le era parso tanto sicuro di s. Va bene disse Marina. Il fotografo si alz in piedi e le porse una mano per aiutarla. Lei allung il braccio allindietro per prendere il cellulare, se lo infil in tasca e lo segu.
 	Arrivati al margine della radura incrociarono Eva e Petja, che stringeva a s la moglie tenendole una mano sulla spalla. Che succede? chiese Eva. Petja mi ha detto che il giornalista di Esso  venuto a darti fastidio. Ti devo delle scuse?
 	Riprese a piovigginare. Allorizzonte, nel punto in cui avrebbe dovuto esserci il sole al crepuscolo, cera soltanto una macchia bianca sfumata. Marina li present al fotografo, che disse: Io sono Sergej Adukanov. Ma chiamatemi Cegga. Stavo raccontando alla vostra amica
 	Cegga abita qui spieg Marina. Conosce un uomo con una grossa auto nera.
 	Nella luce soffusa della sera, il viso di Eva si incup. I muscoli si contrassero tendendo la pelle sulle ossa, gli occhi si dilatarono. A Eva piaceva chiacchierare con lei di film dellorrore e portarla ai festival dei nativi, ma a volte Marina dimenticava che anche la sua amica aveva voluto tanto bene alle sue bambine. E adesso fu quasi tentata di chiederle scusa per averle fatto intravedere quella falsa speranza.
 	Il fotografo raccont di Egor Gusakov e, quando parl della figlia di Alla Innokentevna, Petja lo guard di traverso. Un momento, per favore. Tu pensi che quella storia centri qualcosa con Alna e Sofija?
 	Lilija sembrava pi giovane di quanto in realt non fosse spieg Cegga, e questo tizio potrebbe essere
 	Sei venuto a sapere di questo rapimento da poco? gli domand Petja. Perch la prima volta che uno ne sente parlare pu saltare facilmente a certe conclusioni. Ma quando poi conosce di persona chi ne  coinvolto, capisce che la questione non  tanto semplice.
 	Il fotografo si morsic linterno delle guance. Lo so. Non sono un ingenuo.
 	Petja si gir verso Marina. Devi proteggerti. Sembrerebbe un pettegolezzo da villaggio.
 	Forse disse Marina.  per questo che voglio sapere la verit da Alla Innokentevna.
 	Sul palco cerano coppie che ancora stavano danzando. Le braccia ondeggiavano seguendo il ritmo della musica. Mentre attraversavano lo spiazzo erboso, Marina fece il conto dei chilometri che separavano Esso da Petropavlovsk, di quanti sedili avesse un suv della Toyota. Possibile che qualcuno fosse riuscito ad arrivare fino a l senza essere notato? Proprio il giorno prima aveva verificato con i propri occhi che una volta fuori dalla citt le strade si svuotavano. Dopo avere rapito le bambine nel tardo pomeriggio, quel tizio poteva aver guidato di notte passando inosservato E se nel bagagliaio avesse trasportato delle taniche di benzina avrebbe anche evitato di fermarsi a un distributore, senza essere costretto a rivolgere la parola a qualcuno
 	Per la polizia doveva avere ispezionato i villaggi. Avevano detto di aver cercato ovunque.
 	Tuttavia Cegga sosteneva di non aver parlato con nessun poliziotto, di non aver mai sentito prima la descrizione del rapitore. Le autorit si erano limitate a inviare degli avvisi con le fotografie e le date di nascita di Alna e Sofija. Alla Innokentevna aveva avvertito Marina di aspettarsi una cosa del genere: La polizia dice tante cose
 	Ma anche se il quartier generale di Petropavlovsk avesse divulgato dettagli fasulli, non avrebbe avuto importanza. In agosto Marina aveva telefonato alla stazione di polizia di Esso e chiamato tutte le sezioni regionali della penisola, ma le avevano detto di non aver ricevuto alcun tipo di segnalazione su rapimenti o bambine scomparse.
 	Tuttavia Marina non aveva fatto domande su una diciottenne che presumibilmente era scappata di casa.
 	Dietro il palco avvolto dalle ombre umide, trovarono Alla che parlava a una donna pi giovane. Alla Innokentevna la chiam Cegga. Perdonaci se ti interrompiamo.
 	Lei li squadr accigliata, a uno a uno. Di pure.
 	Qualche ora prima Alla aveva assicurato a Marina che avrebbe risposto a qualunque sua domanda. Era piombata su di lei per offrirle la sua assistenza e per chiederle aiuto. E a Marina ci era voluta tutta la giornata  le ci era voluto un intero, terribile anno  per capire quale fosse la domanda che doveva farle. Le disse: Ti andrebbe di raccontarmi cosa  veramente successo a tua figlia Lilija?
 	La donna che era con Alla ebbe un sussulto. Non portava gli occhiali e la sua pelle era priva di rughe, ma le assomigliava  le stesse labbra carnose, la stessa mandibola arrotondata. Alla la prese per un braccio e le disse: Taa, restane fuori.
 	La polizia sostiene che  scappata, giusto? chiese Marina. A me hanno detto che le bambine devono essere annegate mentre nuotavano. Ma quel giorno qualcuno le ha viste salire su unauto insieme a un uomo. Una macchina grande, scura e lucida.
 	Tu sei la madre delle sorelle Golosovskje afferm la donna pi giovane.
 	Alla Innokentevna, sapevi che qualche inverno fa Egor Gusakov si  comprato un bel suv? Grosso e nero? chiese Cegga.
 	La donna giovane domand: Chi? Egor chi?
 	Alla inarc le sopracciglia. Stringeva ancora il gomito di Taa. Non lo conosci. Ha finito la scuola lanno dopo Denis, uno prima di Lilija. Abita dalle parti di Anavgaj Stai scherzando disse poi a Marina.  questo il favore che vuoi da me? Dare la caccia a questo ragazzo?
 	Sono venuta da te per chiederti informazioni.
 	Informazioni.
 	Su questuomo. Su quello che avrebbe potuto fare questuomo.
 	Alla Innokentevna si gir verso il fotografo. Tua madre  al villaggio oppure in giro con la mandria, adesso? Cosa penserebbe se ti vedesse confondere la gente in questo modo?
 	Cegga si dondolava ora su un piede ora sullaltro, sul terreno bagnato. Ai capelli rasati erano attaccate goccioline di pioggia. Mi hanno detto che a volte questo Egor trascorre la notte a Petropavlovsk continu Marina.  vero? Alla sospir. Quindi potrebbe essere lui.  possibile.
 	Alla scroll la testa.
 	A Esso! disse la donna pi giovane. No. Non bisogna credere che
 	Alla le parl in unaltra lingua. even, immagin Marina. Poi Alla le chiese: Qualcuno ti ha gi spiegato che tipo  Egor Gusakov?
 	Vicino a lei, Cegga si lasci scappare un gemito di disapprovazione. Marina gli si sovrappose. Ho sentito che  uno strano.
 	Ne sono sicura.  quello che si dice quando qualcuno si comporta in modo diverso rispose Alla. Dicono le stesse cose di mio figlio Dicono che  strano e temono sia pericoloso. La donna giovane aggiunse qualcosa in even, ma Alla prosegu: Si sbagliano. Egor  innocuo. Non molto intelligente. Non  una mente criminale, capisci cosa intendo?  solo un ragazzo triste che ha sempre voluto avere degli amici.
 	Con tutto il rispetto, io non sono daccordo ribatt Cegga. Alla sollev le mani. Quando eravamo bambini guardava sempre Lilija. Forse la voleva tutta per s.
 	Marina non era mai riuscita a vedersi mentre implorava alla televisione, o a sentire la propria voce che si spezzava alla radio regionale. Aveva gi vissuto in prima persona quei momenti e non voleva riviverli. Ma qui, dietro un palco affollato di persone impegnate in una gara di danza, verso la fine di una giornata di festa in campagna, per la prima volta cap come doveva essere apparsa in quei momenti. Lespressione di Alla Innokentevna si dischiuse, un frutto spaccato in due che rivel completamente il dolore che le era marcito dentro per oltre quattro anni. Le labbra si aprirono. Devastazione. Le narici si dilatarono. Per un istante i suoi occhi non videro pi il festival, poi tornarono a concentrarsi. Digrign i denti e si richiuse di nuovo su se stessa.
 	Capisco disse Marina.
 	Alla la guard negli occhi. Tu vuoi sapere se Lilija  scappata. Marina annu. No. Chiaramente no.  finita nei guai qui  erano anni che si metteva nei guai  e qualcuno le ha fatto del male.
 	Mamma cerc di fermarla la donna pi giovane.
 	E a nessuno  importato niente continu Alla. Io lho spiegato alle autorit, ma nessuno mi ha dato ascolto.
 	Io ti sto ascoltando disse Marina. Cercava dentro Alla quel genitore di cui aveva riconosciuto la presenza.
 	No ribatt lei. Tu stai cercando di convincermi a credere a una favola, proprio come ha fatto il nostro capitano della polizia. Lilija non ce lha portata via un compagno di scuola che si  infatuato di lei.  finita in qualcosa di ben peggiore.
 	Gli altoparlanti rimbombarono: qualcuno sul palco aveva fatto un annuncio. Adesso Cegga ci porta da questuomo disse Marina.
 	Allora vai.
 	Puoi venire con noi. Se scopriamo qualcosa che sembra Se tu noti qualunque cosa che possa essere collegata a Lilija, io dar alla polizia il suo nome, la sua descrizione, il numero di targa. Possiamo andarci insieme
 	Di tutte le persone che avrebbero potuto farlo, non  Egor Gusakov ad averla uccisa disse Alla Innokentevna, quasi sputando le parole.
 	Non lha uccisa nessuno! grid sua figlia. Mamma, stanno solo dicendo che questo Egor corrisponde alla descrizione del rapitore Che forse ha spaventato Lilija prima che lei se ne andasse.
 	Qualcuno lha uccisa afferm Alla. Poi, rivolgendosi a Marina: Cos come qualcuno ha ucciso le tue figlie. Ti illudi, se credi unaltra cosa. Vuoi a tutti i costi unaltra risposta, ma non verr.
 	Qualcuno tocc la schiena di Marina con molta delicatezza. Eva. La folla al di l dello striscione stava applaudendo. Alla doveva avere ragione. Per anni aveva occupato la posizione in cui si era ritrovata Marina lestate precedente, circondata da persone che la fissavano, sussurravano, facevano domande. Ma non aveva mai pensato di poter riavere ci che era andato perduto. Ancora due o tre estati e forse anche Marina avrebbe parlato allo stesso modo, finendo con laccettare il fatto che ormai le sue bambine erano scomparse definitivamente, che non avrebbero mai pi ritrovato i loro corpi. E che le rimaneva ununica risorsa: corrompere la polizia perch confezionasse una teoria che avesse migliori probabilit di consolarla.
 	Ma quel momento non era ancora arrivato. Dunque non vuoi venire constat Marina.
 	Alla Innokentevna disse a sua figlia qualcosa in even. La figlia scroll la testa. Non vuole conferm Taa. Nataa. Ma se davvero pensi che questo possa avere qualcosa a che fare con mia sorella, vengo io. Ti accompagno io.
 	Petja alla guida, Eva sul sedile del passeggero, Marina, Cegga e Nataa, la figlia di Alla Innokentevna, su quello posteriore. Il fotografo si sporse in avanti per fornire indicazioni. Quando si riappoggi, Nataa gli chiese: E allora cosa avrebbe fatto per spaventare Lilija? Non ha mai parlato di lui, non mi pare. Io non ricordo quel nome.
 	Oh disse Cegga. Le lasciava dei regali. Quei Lei diceva sempre che le lasciava delle cose davanti a casa. Non sembrava pi tanto sicuro di s come quando lo aveva raccontato allaccampamento. Alla Innokentevna li aveva soggiogati tutti.
 	Regali ripet adagio Nataa. Io non me li ricordo. Poi domand: Mi dici ancora che aspetto ha?
 	Bianco. Ma simile a me rispose Cegga.
 	Il cielo stava passando dal grigioazzurro al grigio. Il crepuscolo piovigginoso si era trasformato in una semioscurit piovigginosa. Il fiume curv a sinistra. Marina, osservandolo sfilare dal finestrino, riepilog i risultati ottenuti in quellultimo anno: le figlie rapite; la casa vuota; un lavoro banale, scelto proprio per la facilit con cui avrebbe potuto occuparsi della famiglia, ormai diventato inutile; il primo cassetto della scrivania ben rifornito di tranquillanti. Certe notti sognava le bambine e si svegliava singhiozzando, allora il dolore si rinnovava, acuto e sfacciato come lo era stato sei ore dopo la scomparsa, spaventoso come un coltello piantato nel grembo. E adesso Marina stava inseguendo unaltra fantasticheria. Aveva scelto di conficcare nuovamente quella lama dentro di s.
 	Cosa speriamo di fare? disse Petja. Di vedere questuomo? Di chiedergli delle bambine?
 	Posso fargli qualche domanda su mia sorella disse Nataa.
 	Di vederlo, s ribad Marina. Di vedere la sua macchina. Di scattare delle foto per sapere se la nostra testimone pu identificarla.
 	Non sarebbe meglio andare alla polizia di Esso? sugger Eva. Nataa fece schioccare la lingua.
 	 la sede ausiliaria della stazione in citt spieg Marina. La voce che usciva dalla sua bocca era sicura, giornalistica, residuo di un periodo precedente. In presenza di un reato la polizia di Esso si rivolge a Petropavlovsk. Soltanto in citt possono organizzare le ricerche e le squadre di soccorso.
 	Petja, davanti, domand: Marina, ma tu cosa ti aspetti?
 	Niente rispose Marina. E questo era quasi del tutto vero.
 	Petja allacci le dita alla coda di cavallo di sua moglie. Nataa si sporse in avanti per poter guardare in faccia Marina e le disse: Spero che mia madre non ti abbia turbato troppo.
 	Ha parlato onestamente rispose Marina. Lho apprezzato.
 	Immagino di s disse Nataa. La sera incipiente alternava su di lei ombre e chiarori, toni del blu e del bronzo. Ha avuto una vita difficile. Non solo dopo che mia sorella  scomparsa, ma anche prima  una donna molto forte.
 	Per su questa cosa pensi che si sbagli disse Cegga. Lombra sugli occhi di Nataa cambi forma. Credi che Lilija sia scappata e basta.
 	Io so che  cos afferm Nataa. La vita in un villaggio non  quella sognata dalla maggior parte delle diciottenni. Lilija aveva tantissime ragioni per andarsene. Rimase in silenzio. Forse Egor  stato un motivo in pi.
 	Potrebbe essere disse Cegga.
 	Magari Lilija ha visto in lui qualcosa che nessun altro aveva visto ipotizz Nataa. Qualcosa di sinistro.
 	Dentro lauto cal il silenzio. Eva si volt per scrutare Marina.
 	Ho seguito il tuo caso per tutto lanno continu Nataa. Ho due figli anchio, pi o meno di quellet. Ti avrei cercata subito se avessi immaginato che cera un collegamento Che la persona che ha spinto mia sorella ad allontanarsi dal villaggio poteva aver fatto del male alle tue figlie. Ma io non lo sapevo. Lilija non mi ha mai detto niente. E poi Esso mi sembrava tutto un altro mondo rispetto a quello che  capitato alle tue bambine. Non ho mai pensato che
 	Neppure io. Nessuno ci ha pensato disse Marina.
 	Lauto sobbalz. Ai lati della strada, il balenio dei boschi. Alberi scuri e foglie estive. Marina, che aveva appoggiato la testa contro il vetro, immagin le sue bambine. Le braccia di Alna, che destate si coprivano di lentiggini; Sofija che faceva il verso ai leoni marini quando la portava a vedere la colonia che cera in citt. La pioggia sgocciolava sul finestrino. La prossima a sinistra disse Cegga. Sei pronta? le chiese Eva. Marina sospir, allontanando i ricordi delle sue bambine.
 	Attraversarono un ponte, imboccarono una strada sterrata e oltrepassarono un cartello che segnalava dieci chilometri dal centro di Esso. Cegga indic un punto oltre il parabrezza. Petja rallent fino a fermarsi sulla terra battuta; la strada che stavano percorrendo era vuota, ma lui accost ugualmente, per consentire leventuale passaggio di altre auto. Sul lato opposto, tra le betulle, cera un appezzamento di terreno coltivato. Una stretta passerella di assi conduceva alla porta di una casa di legno a due piani.
 	La casa era dipinta di bianco. A quindici metri di distanza. Le persiane erano chiuse, le luci spente. Nel cortile cera un piccolo pezzo di giardino dove crescevano giovani piantine. Nel vialetto non asfaltato era parcheggiato un suv nero, che brillava come carbone sotto il cielo velato dalle nubi.
 	Allora?  quello? domand Cegga.
 	Non lo sappiamo rispose Petja.
 	Di fianco a Marina, Cegga sollev la macchina fotografica, scatt e la ripose in grembo. Nessun altro si mosse.  in casa? chiese Eva per rompere il silenzio.
 	Dentro  buio rispose Nataa.
 	Dal sedile davanti Petja disse: Marina, tu dovresti rimanere in macchina. Fino a quando non capiamo qualcosa di pi.
 	Cegga sbuff, sollev di nuovo la macchina fotografica e la porse a Petja. Poi tocc Nataa con il gomito. Fammi scendere le disse. Vado a vedere se c qualcuno.
 	Vengo con te rispose lei.
 	Cegga scroll la testa. Tu mi aspetti qui. Se ci fosse, eravamo compagni di scuola, ci conosciamo, mi inventer qualcosa di cui parlare. Cos tutti potrete vederlo.
 	Lo sportello si apr e scesero entrambi, poi Nataa risal in auto e lo sportello si richiuse. Cegga attravers la strada e imbocc la passerella di legno che portava allingresso. Petja aveva incollato locchio al mirino della macchina fotografica. Lo sai come mormor Eva, ma lui la zitt. Arrivato davanti alla porta, Cegga suon il campanello e buss. Se fosse lui, pens Marina. Se fosse lui. Dopo quella lunga battaglia per riuscire a respirare. Se ne avesse avuto conferma, come avrebbe potuto sopravvivere alla rivelazione?
 	Cegga buss di nuovo. Dentro la macchina nessuno apr bocca. Cegga, in attesa, pieg la testa e scrut la casa. Alla fine si volt, fece spallucce e torn indietro.
 	Marina sporse le gambe fuori dallauto. Ti prego, stai attenta disse Eva. Ma poi tutti la seguirono: Eva, Petja e Nataa scesero e insieme attraversarono la strada. I boschi e i campi intorno a loro erano verdi, marroni e neri. Non si vedevano altre costruzioni. Un cane abbai in lontananza.
 	Laria odorava di fumo, gasolio, piante selvatiche e fango. Cegga li raggiunse al margine della propriet, dove la passerella toccava la strada, e si riprese la macchina fotografica. Petja, con le mani vuote, chiese: E adesso?
 	Nataa osservava la casa accigliata. Fece qualche passo sulle assi di legno, che scricchiolarono, poi si ferm. Eva la segu, con le mani infilate nelle tasche del giaccone. Le sei finestre al secondo piano sembravano occhi chiusi. Cegga scatt una foto della casa. Del veicolo parcheggiato. Dei boschi circostanti.
 	Marina sal sul prato bagnato del giardino. Si accorse che gli altri la stavano osservando, ma li ignor. Si inoltr sullerba verso lauto nera. Dietro di lei sent il fruscio dei piedi di Petja.
 	Era grande. Ed era lucida. Marina si avvicin e vide spruzzi di fango sulla parte bassa del portellone posteriore e i battistrada degli pneumatici incrostati di terra, ma nel complesso appariva ben tenuta. Cerc di immaginarsi luomo che viveva l e che la puliva. Un bianco, aveva detto Cegga. Marina non and oltre, si ferm al colore della pelle. Nella sua mente la faccia di quelluomo era una chiazza, una traccia slavata. Scatt una foto della targa con il cellulare, poi indietreggi per inquadrare tutto il suv  dietro, di lato, davanti, ancora di lato. Su un passaruota cera un graffio lungo forse dieci centimetri. Marina fece scorrere le dita sulla vernice. Continu a ispezionarla.
 	Petja sbirci nel bagagliaio, mentre Marina scrutava le cinture di sicurezza e i vani piedi, cercando di concentrarsi su quello che la macchina conteneva. I sedili erano in pelle. Unicona a forma di croce era fissata sullo sportello del vano portaoggetti. Ritraeva la Vergine Maria evidenziata da un contorno dorato. Nello spazio tra i bocchettoni sul cruscotto e il parabrezza cera linvolucro di cellofan appallottolato di un pacchetto di sigarette. Sulla console centrale serpeggiava un cavo per la ricarica del cellulare.
 	Marina tir una manata a un finestrino. Premette il palmo, come se spingendo potesse aprirlo.  il suo disse.
 	Cosa? domand Petja.
 	 del suo telefono. Marina picchi ripetutamente sul vetro. Eccolo. Eccolo.  di Alna. Una striscia in ombra pendeva dallo specchietto retrovisore: era il ciondolo ingiallito di un uccellino che Alna aveva fissato al suo cellulare. Ma no. No, non poteva essere. Marina cerc di posare le mani sul finestrino ma il telefono che stringeva nella destra le fu dimpiccio. Arretr e brancic lo schermo alla ricerca della chiamata rapida, del numero di sua figlia. Premette il tasto verde per la milionesima volta quellanno, ma niente, ovviamente non cera campo l, cazzo, e anche se ci fosse stato il telefono non avrebbe squillato. Il cellulare di Alna aveva smesso di suonare il giorno stesso in cui era sparita. Gli occhi di Marina bruciavano. Colp talmente forte il finestrino che sent un crac, ma non cap se ad aver prodotto quel rumore fosse stato lo schermo del cellulare o il vetro, oppure il suo cuore. Stava veramente succedendo? Il ciondolo per era l. Petja era alle sue spalle, Marina colp ancora il finestrino  doveva romperlo? Con un sasso? Doveva fare una foto? Perch l dentro cera il ciondolino di Alna, il gingillo che teneva attaccato al suo cellulare, un corvo intagliato nellavorio che penzolava da un cordino nero. Eccolo l.
 	Dove? domand Petja, avvicinandosi. Marina lo indic. Sullo specchietto rispose. L.
 	Lui sbirci dentro. Da quando erano partiti dallaccampamento la luce era calata parecchio, quindi era difficile vedere  perch non erano venuti prima? Ma il ciondolo era comunque visibile. Quelluccellino color osso che Alna aveva agganciato allangolo del suo telefono nero e sottile. La smorfia di concentrazione sul suo viso mentre con le dita allacciava il cordino.
 	Quella cosa dorata? domand ancora Petja.  sua?
 	Quella che pende dallo specchietto rispose forte Marina. Ma non riconobbe il suono della propria voce.
 	Adesso anche gli altri erano intorno allauto, Marina non si era neppure accorta che avessero attraversato il giardino. Eva si agitava vicino a Petja per sbirciare dentro. Cegga aveva la macchina fotografica in mano e anche lui si sforzava di individuare qualcosa. Intanto chiedeva a Nataa: C qualcosa di Lilija? Riesci a vedere?
 	La fronte di Nataa era premuta contro un finestrino. Cegga la spinse in avanti. Non so cosa cercare disse piano Nataa.
 	Le mani di Marina erano strette a pugno. Doveva avvicinarsi. Rilass le dita e cerc di issarsi sul cofano. La scocca dellauto oscill sugli pneumatici. Marina sollev le gambe  spinte dalle mani ansiose di Petja  e si ritrov in ginocchio in cima al cofano: adesso scrutava verso il basso, guardando direttamente attraverso il parabrezza. Intorno al supporto dello specchietto era avvolta una sottile catenina doro, e annodato cera un cordino con attaccato un ciondolo, una cosina, una robetta turistica. Per era di Alna.  suo disse Marina. Conosceva perfettamente quelloggetto.
 	Ricordava quando lo avevano comprato. La primavera scorsa Alna lo aveva preso da un banchetto su cui erano esposti degli animaletti intagliati identici. Al mercatino allaperto al sesto chilometro, in citt. Quel giorno ci erano andate tutte e tre per cercare delle nuove sneaker per Sofija. Aveva dovuto trascinarla via in lacrime, perch anche lei voleva un cellulare, e anche un ciondolino da attaccarci  Quello, mamma, ti prego!. Quando sarai un po pi grande le aveva detto Marina, ti comprer un telefonino tutto per te e potrai abbellirlo come ti pare, ma per il momento usi quello che ha tua sorella Dopo quello che era accaduto in agosto, il ricordo della discussione la annient. A fatica era riuscita a raccontare alla polizia quello che aveva detto, ma le era stato impossibile riferire anche i suoi pensieri. Come strumento di difesa, Marina aveva consegnato alle sue bambine un telefonino da condividere, un oggetto che poteva essere distrutto facilmente, dotato solo di un pezzetto di avorio falso attaccato a un cordino.
 	Cegga continuava a fotografare. Linterno dellauto era buio, privo daria. Il ciondolo non oscillava.
 	Perch lha staccato? domand Marina. Dov il telefono di Alna?
 	Gli occhi di Eva erano spalancati. Nataa non distoglieva gli occhi dal finestrino.
 	Marina sapeva che quel cellulare era spento fin dal pomeriggio in cui erano scomparse le bambine, ma il desiderio di chiamarle la stava sopraffacendo. Doveva sentirle. Dove sono? url. Dove sono?
 	Il cofano era duro, sotto le ginocchia. Marina, rifletti disse Petja. Guarda ancora. Di souvenir come quello durante la stagione turistica se ne vendono a migliaia in giro per le strade.  davvero il suo? Ne sei sicura?
 	S rispose lei. E intanto pens: Ne sono sicura? Ne sono sicura?  un oggetto cos generico. Per io lo conosco. Ma perch lo ha tenuto? Per metterlo in mostra? Se tutto questo  vero, se sta veramente accadendo, dov Alna? Il suo telefono  staccato Dov Sofija? Insieme a lui? Insieme a Egor? Chi ? Dove si trova? Sono entrate in questa casa? Sono seppellite in giardino? Nella foresta? Sono sul ciglio della strada tra qui e Petropavlovsk? Potrebbe essere stato lui. Lui. Come mai riesco ancora a respirare? Come? Questo ciondolo.
 	Su indicazione di Cegga, Petja li riport in centro a Esso. Le casette dipinte fiancheggiavano le strade asfaltate da poco. Petja accost non appena sullo schermo del cellulare di Marina comparve una singola tacca. Lei compose il numero del maggiore generale, ma il telefono squill a vuoto. Allora riattacc e telefon alla centrale di polizia. Rispose una donna che si fece dire il suo nome e le chiese di rimanere in attesa. Prese la chiamata una giovane voce maschile.
 	Marina Aleksandrovna? Sono il tenente Rjachovskij.
 	Ho bisogno di parlare con Evgenij Pavlovic.
 	Rjachovskij rimase in silenzio per un attimo. Il maggiore generale  occupato con un caso, non  in ufficio.
 	 urgente. Lo deve trovare immediatamente.
 	Il poliziotto sospir e abbass la voce. Marina Aleksandrovna, le posso parlare con franchezza?  sabato sera. Il maggiore generale  uscito ore fa.  inutile chiamarlo adesso. Non penso sia sobrio abbastanza da poterle essere daiuto.
 	Eva si allung per continuare lei la conversazione, ma Marina alz una mano per fermarla. Raccont al poliziotto dellauto nera. Dello specchietto retrovisore. Del ciondolo di Alna che prima era attaccato al suo cellulare. Di Egor Gusakov. Dei suoi viaggi in citt e della sua casa con le persiane chiuse. Era Marina la giornalista che parlava. Elenc i fatti.
 	Gli dica di Lilija sussurr Cegga.
 	Marina gli parl anche di Lilija. Di Lilija Marina sbirci verso lombra di Nataa, oltre le spalle di Cegga. Solodikova disse Nataa. Lilija Konstantinovna.
 	Lilija Konstantinovna Solodikova, ripet Marina. Scomparsa da pi di quattro anni. Ed Egor Gusakov. Alna. Sofija. La Toyota, aggiunse Marina. Il colore della Toyota, le dimensioni. Un suv.
 	Lha vista con i suoi occhi? chiese Rjachovskij con voce tagliente. Lei rispose di s. Egor Gusakov era l? Lavete visto? Lui vi ha visti?
 	Le finestre oscurate. Lauto nel vialetto. Era in casa? Li stava osservando? Ma No, disse lei. Credeva di no. No.
 	Adesso dove si trova? In questo istante.
 	I lampioni si accesero tremolando. A Esso, disse Marina.
 	 da sola?
 	Incroci gli occhi di Eva. Sono con amici, disse Marina.
 	Quanti sono? Quattro. Loro sanno? Lha detto a qualcun altro?
 	S. No.
 	Bene. Non lo faccia. Il poliziotto rimase in silenzio. Marina Aleksandrovna volle sapere alla fine, lei  sicura di tutto quello che mi ha detto?
 	Marina annu. Il tenente aspettava ancora la sua risposta. S, rispose lei ad alta voce.
 	Ci dia due ore e la richiamiamo promise lui. Forse tre. Io Rintracciamo il maggiore generale. Manderemo una squadra l al Nord in elicottero. Ha detto che questuomo non era in casa quando siete arrivati? No, rispose lei. Non deve sapere che stiamo arrivando. Marina inspir. La trovo a questo numero? Ascolti, per adesso  mi capisce? , per adesso dovete stare alla larga da l. Allontanatevi da quella casa. Non entrateci. Lo dica anche ai suoi amici. Aspettate da qualche parte che io vi richiami.
 	Tra due ore?
 	Prima lo devo trovare. Intanto cominciamo a organizzare il volo. Poi arriveremo l a Esso Allaltro capo della linea ci fu silenzio, mentre il poliziotto faceva i calcoli. Fra tre ore disse.
 	Per venite.
 	Stiamo arrivando.
 	E io aspetter, disse Marina. Aveva sempre aspettato. Quando Eva allung di nuovo il braccio per prendere il telefono, Marina glielo consegn, cos anche i suoi amici poterono sentire il piano direttamente dalla viva voce del poliziotto. Di fianco a Marina, sotto la luce gialla che si era appena accesa, Cegga faceva scorrere le immagini sulla sua macchina fotografica. Nataa fissava dinanzi a s, stordita.
 	Avevano deciso: prima allaccampamento per riprendere le loro cose, poi di nuovo a Esso, dove avrebbero potuto attendere la chiamata di Rjachovskij perch l cera campo. Cegga chiese a Marina, Eva e Petja di rimanere a casa sua insieme alla moglie e alla figlia. Marina sent Eva e Petja accettare. Apprezzava laiuto di Cegga, ma come tutte le altre persone che in quellanno le avevano offerto una mano, alla fine anche lui voleva far parte della storia. Come distinto, Nataa si ridest e disse agli altri: No. Venite a casa nostra.
 	Qual  la pi vicina a quella di Egor? domand Petja.
 	Cegga guard Nataa. Praticamente  la stessa cosa. Il villaggio non  grande. Abitiamo a due strade di distanza.
 	Ma a tua madre non dar fastidio? le chiese Eva.
 	Durante il festival resta allaccampamento. Eva annu. Cos potrete conoscere il resto della famiglia disse Nataa.
 	Fuori da Esso le case si diradavano, il terreno sotto gli pneumatici si faceva pi accidentato. Ricomparve il fiume che costeggiava la strada. Marina scrut i boschi anneriti. Di l a due o tre ore, poco dopo mezzanotte, avrebbe sentito il rumore di un elicottero.
 	Quando arrivarono alle file di auto parcheggiate vicino al recinto dellaccampamento, dalla radura proveniva una musica moderna, con una coloritura elettronica. Vuoi venire con noi a preparare le borse oppure preferisci aspettarci qui in macchina? le domand Eva.
 	Marina non si sentiva pi i polmoni, n la gola n il pulsare del petto, n la schiena appoggiata contro il sedile e neppure le mani, nel punto in cui avevano colpito il vetro del suv. Non sentiva alcun dolore. Era un nuovo modo di esistere, e non del tutto sgradito. Pensateci voi li preg Marina. Per favore.
 	Petja si allung tra il sedile e la portiera e le tocc lo stinco. Torniamo il prima possibile assicur Eva.
 	Anche Nataa scese, per consentire a Cegga di scivolare fuori dallauto. Prima di uscire, lui abbracci Marina. La quale, disincarnata dal proprio corpo, lo osserv compiere quel gesto. Poi Nataa risal a bordo, lasciando la portiera aperta.
 	Tutto questo non  reale, pens Marina. Questa non poteva essere la sua vita.
 	La serata era fresca, la musica arrivava ad alto volume. Marina controll lora sul cellulare, poi appoggi la testa allindietro e cominci a fare i suoi esercizi di respirazione formando una O con le labbra intorpidite. Nataa era voltata verso la radura. Disse qualcosa.
 	Come? domand Marina.
 	Nataa si schiar la voce. Siamo quasi alla cerimonia di chiusura.
 	Dagli altoparlanti arriv il suono dei tamburi. Nel corso delle sue lunghe ricerche Marina aveva appreso un fatto ulteriore: dopo che viene seppellito, un corpo impiega dieci anni a decomporsi. Alna e Sofija sono sepolte nel giardino di quelluomo, pens. Poco prima aveva praticamente camminato sopra le sue bambine. Dopo i mesi di orrore impiegati a raccogliere informazioni, quellidea non langosciava e neppure le dava conforto. Era risalita in superficie dentro di lei come un tronco di legno alla deriva. Dieci anni. E adesso quellidea galleggiava.
 	Ho sempre voluto quello che hai avuto tu stasera disse Nataa, rivolta alla radura. Una risposta.
 	Marina sbirci di nuovo il telefono. Il poliziotto le aveva detto che lavrebbe richiamata dopo due o tre ore.
 	Una risposta qualunque continu Nataa. Sono contenta per te. La sua voce era piatta e distante.
 	Quelle parole filtrarono dentro Marina. Grazie disse.
 	Le due donne erano sedute dentro lauto parcheggiata. Il ritmo della musica dallaccampamento era costante.
 	Mia madre crede Mia madre ha ragione riconobbe Nataa. Qualcuno ha ucciso Lilija. Al buio, si volt verso Marina. Non  cos?
 	Oh, io non lo so disse Marina. Nataa attese. Potrebbe essere come pensavi tu. Egor ha spaventato tua sorella, e lei se n andata.
 	Ma si sarebbe fatta sentire ribatt Nataa. Prima o poi. Mi avrebbe chiamata.
 	Marina non aveva una risposta. Non cera niente da dire. Nataa aveva trovato la sua risposta.
 	Quindi Marina avrebbe dovuto essere contenta perch lei almeno sapeva qualcosa, una pur minima cosa? Marina non provava niente. L dove avrebbe dovuto esserci gioia, o disperazione, o gratitudine per la presenza di Nataa, oppure sconforto per la consapevolezza di ci che entrambe condividevano, cera invece un vuoto brutale. Nataa la guardava senza aspettarsi nulla. Marina intrecci le mani e si immagin tre piccoli corpi  Lilija, Alna e Sofija  tra i colori caldi e scuri delle barbabietole e delle carote, con le radici che si attorcigliavano intorno a loro e la terra che riempiva le loro bocche.
 	La musica svan e dagli altoparlanti arriv una voce forte che richiam tutti allordine. Scusami disse Nataa. Non ce la faccio a stare qui seduta. La cerimonia sta iniziando. Vuoi venire anche tu? Oppure Esit. Se vuoi, resta qui. Posso tornare dopo a prenderti per portarti a casa nostra, quando  finita. Ho solo bisogno di stare allaria
 	Due ore. O tre. Rjachovskij aveva detto che la polizia sarebbe arrivata, giusto? Avrebbero rintracciato Egor. Avrebbero individuato il punto in cui si trovavano le sorelline. Due o tre ore, dopodich, uneternit.
 	E Marina avrebbe trascorso cos tutto quel tempo. Seduta l, sola. Pensando alla decomposizione. Continuando ad aspettare una felicit che non sarebbe mai pi tornata, cos come aveva fatto Alla Innokentevna.
 	Va bene disse. Si sent pronunciare quelle parole e si vide scendere, da lontano. Possiamo andare.
 	Quando arrivarono al recinto che delimitava la radura, Alla Innokentevna era al microfono. Celebriamo questo Nurgenek lultimo giorno di giugno stava dicendo. Formiamo un cerchio in omaggio al solstizio.
 	Nataa afferr la mano di Marina. Una sconosciuta di fianco a lei le prese laltra. Lintera massa di persone si stava disponendo in formazione. Marina cerc Eva e Petja, anche se il buio le impediva di individuare qualcuno da lontano. Avrebbero dovuto venire a cercarla in quel cerchio, dopo. Andava bene cos.
 	Il suono dei tamburi aument. In queste lunghe giornate estive continu Alla Innokentevna, il vecchio sole muore e si crea quello nuovo. Le porte del mondo degli spiriti si aprono. Questo  il momento in cui i morti camminano tra noi. Quelli che vivono possono rinascere.
 	I danzatori attraversarono lo spiazzo erboso. I lembi dei loro costumi svolazzavano, distorcendone le sagome. Si inserirono nel cerchio e poi ripristinarono la formazione, afferrando le mani di turisti, gente del posto, bambini.
 	Nataa prese il braccio di Marina. Il cerchio cominci a ruotare sullerba bagnata. Ripetete con me ordin alla folla Alla Innokentevna, Nurgenek Marina si lasci scivolare addosso le parole in even. Non era in grado di ripetere quelle sillabe, le morbide vocali tutte in fila luna dietro laltra. Intorno a lei cerano altri russi che cercavano inutilmente di comprendere quei suoni. Un uomo gridava. Qualcuno rideva.
 	Girarono pi veloci. Lerba era scivolosa. Augurate buon anno al vostro vicino continu Alla. Augurate la pace alla persona che vi sta accanto. Marina pens alle persiane scrostate di Egor Gusakov. Al cordino penzolante con il ciondolo di Alna.
 	Le parole di Alla Innokentevna si levarono sopra il ritmo dei tamburi. Passiamo da un anno a quello successivo. Vi consegneranno un ramo di ginepro e una striscia di stoffa. Il ramo rappresenta le vostre preoccupazioni passate, la stoffa  il vostro augurio per il futuro. Quando arriverete al primo fal, gettateci il ramo delle vostre preoccupazioni e poi saltate oltre. In quella voce amplificata non cera alcuna traccia di ironia. Avvicinandovi al fuoco successivo, tenetevi stretto il vostro desiderio. Camminerete tra un mondo e laltro.
 	Marina ascolt quelle parole per non pensare alla terra del giardino di Egor che veniva rivoltata. Per non pensare alleventualit che proprio quella notte lei potesse cessare di respirare. O allimpossibilit di aspettare ore, prima di sentire il rumore di un elicottero. O allinganno dei desideri che possono cambiare la storia. Per non pensare che, se in quellistante avesse tenuto le mani delle sue bambine, le avrebbe sentite pi piccole e pi calde. Per non pensare che, per mantenere il ritmo di quel girotondo, Alna e Sofija avrebbero accelerato il passo. Se Marina avesse potuto riavere le bambine, la sua vita sarebbe stata perfetta. Ma non doveva pensarci.
 	Questo  un momento potente disse Alla. I sogni si avverano. Salterete al di l del secondo fuoco per entrare nel nuovo anno. E quando dallaltra parte legherete la stoffa, il vostro desiderio verr esaudito.
 	Pur non trovandosi pi nel cerchio, Marina venne sospinta in avanti, l dove iniziavano i boschi. I due fuochi illuminavano di arancione la base degli alberi. Un coro di voci registrate cantava.
 	La linea di corpi davanti a Marina si dirigeva verso il bagliore. Una fila ininterrotta di persone stava tornando verso lerba, proveniente da un viluppo di fumo e di foglie sul limitare della radura. Marina vide il primo fuoco, in realt un piccolo fal che arrivava al ginocchio. Si stavano avvicinando. Una ragazza adolescente con una tunica decorata di perline distribu a tutti rami di ginepro e strisce di stoffa.
 	Laria aveva un odore speziato. Fronde appena spezzate. Era un aroma di estati e dinfanzia: le lezioni di suo nonno, i fiumi guadati anni prima insieme alle bimbe. Nataa le lasci andare la mano per prendere il ramo e la striscia. Allora li prese anche Marina: il tessuto era leggero e svolazzante, il ginepro le graffi il palmo.
 	Ginepro comune. Le vostre preoccupazioni e i vostri desideri disse la ragazza, sovrastando il rumore.
 	Le sue preoccupazioni. Il suo desiderio era semplice: Alna e Sofija. E per un terribile istante si concesse di crederci, di credere che lei, Nataa, Cegga e i suoi amici potessero davvero farle tornare a casa, che il maggiore generale e i suoi poliziotti finalmente ce lavrebbero fatta, che la sua famiglia si sarebbe ritrovata. Che la famiglia di Lilija sarebbe riuscita a rintracciare la figlia, la sorella. Che anche loro potessero guarire. Oltrepassa il fuoco, annoda la striscia di tessuto e confida nel tuo potere di plasmare lanno che verr. E invece no. Alna, Sofija e Lilija erano state uccise. Nessuna cerimonia, nessuna ricetta e nessun intervento, nessuna grande auto nera avrebbe potuto alterare la verit di quel fatto. I figli scomparsi non ritornano, ramment Marina.
 	Era arrivata al primo fal. Stringeva nei pugni le sue false convinzioni: il ginepro, grazie al quale sarebbe riuscita a lasciarsi alle spalle tutte le sofferenze; la striscia di tessuto, che avrebbe fatto tornare le sue bambine.
 	A cosa stava andando incontro? Lanno a venire sarebbe stato come il precedente. E cos anche il successivo, e quello dopo, e quello dopo ancora. Non cera possibilit di cambiamento. Il ciondolo del telefonino in realt non era quello di Alna. Oppure i poliziotti si sarebbero lasciati sfuggire Egor. Le sue bambine non avrebbero potuto essere salvate. Lilija era scomparsa da anni. Marina avrebbe imparato a non dare ascolto agli sconosciuti, sarebbe tornata al suo giornale. Avrebbe mandato gi i sedativi e avrebbe continuato a sopravvivere. Ma se avesse avuto la possibilit di scegliere, non avrebbe fatto niente di tutto questo. Sarebbe tornata indietro. Dalle sue bambine, a ci che le era riuscito meglio nella vita, alla realt felice di uninfanzia. In cui il mondo intero attendeva di essere scoperto. In cui tutti avevano qualcosa da insegnarle e nessuno si era mai smarrito.
 	Si volt. La donna dietro di lei grid: SALTA.
 	Marina non riusciva pi a parlare. Stava per essere travolta da un attacco di panico.
 	La ragazza si fece avanti e indic le fiamme. Salta.  il fuoco dellanno vecchio.
 	Le mani di Marina erano occupate. Non poteva premerle contro il petto, e lei sapeva quanto avrebbe avuto bisogno di averle l, sapeva che senza il loro conforto molto presto sarebbe soffocata. A cosa serviva tutto questo? Cerc di uscire dalla fila ma la gente continuava ad avanzare. Eva e Petja erano nei boschi senza di lei. Nataa non cera pi. La ragazza dava istruzioni. La voce di Alla Innokentevna era dappertutto, rimbombava dagli altoparlanti. Tutti la spingevano a muoversi.
 	Ma nessuno capiva. Senza le sue bambine, lunica cosa che le restava era rimanere senza fiato. Per quanto fosse terribile  e lo era, oh, se lo era , era lunica cosa che ancora faceva di lei una madre. Salt.
 Luglio
 	Non piangere. Ascolta. Vuoi sentire ancora la storia della bambina con la pantofola doro? Oppure quella dei due palazzi identici? Ti ho mai raccontato che al Sud cera una piccola orfana che venne allevata da un branco di lupi? S, ma certo che  vero! Lhanno ritrovata quando ormai era grande e non riusciva pi a dire parole umane. Alla fine si  sposata,  andata a vivere in citt ed  riuscita a fare una famiglia, ma per il resto della sua vita ha mangiato solo carne cruda.
 	Una volta lho vista al telegiornale.  morta a centanni.
 	Non piangere
 	Sofija, guardami. Cosa vuoi sentire, prima di tornare a dormire? Che ne dici della storia degli abitanti del villaggio che vennero spazzati via nel mare?
 	S? Vuoi sentirla ancora?
 	Vuoi raccontarla tu oppure vuoi che lo faccia io? Va bene.
 	Allora.
 	Londa sollev tutti da terra. Li trascin oltre il dirupo con le loro case e le loro macchine. Se gli abitanti del villaggio non fossero stati circondati dallacqua sarebbero rimasti feriti, e invece, siccome erano tutti immersi, nessuno si fece male. Erano immobilizzati come le bollicine nel ghiaccio. Erano al centro dellonda e trattenevano il fiato. Avevano gli occhi aperti, le braccia e le gambe spalancate.
 	Cos. Gonfia le guance  ecco. Cos.
 	Quellonda li trascin a cinquecento chilometri dal punto in cui si trovava la loro citt. Dovunque guardassero, cera soltanto il blu. Neanche un minuto dopo essere stati travolti gi erano a met strada verso lAlaska. Londa rallenta, poi si ferma, e poi crolla. Tuttintorno a loro. Prima erano come congelati, ma adesso si sono liberati.
 	Be, ecco, sono ancora in mezzo alloceano. Per possono nuotare. Tutte le cose pesanti spazzate via insieme a loro sono affondate. Le case, i marciapiedi, gli alberi. Tutto quello che era leggero, per, galleggia. Roba da mangiare. Giocattoli. Telecomandi. E poi che altro? Cuscini, coperte, libri. La gente non ci pu credere. Ci sono perfino delle culle che galleggiano con dentro i neonati.
 	Il primo giorno e la prima notte si riuniscono. Quelli che non sono tanto forti  i vecchi e i bambini piccoli  fanno avanti e indietro nellacqua e gridano indicazioni a quelli che nuotano dietro le loro cose. Tipo: Quello  il mio cappello! Il mio cappello preferito! Oppure: Non dimenticarti del mio bastone da hockey! Oppure
 	Proprio cos. Laggi ci sono due cartoni di succo darancia! Alla tua destra!
 	Tutti sono gentili. Nessuno si fa male. No, Sofija, quello no. Perch l non pu succedere. Ognuno si prende cura dellaltro. Raggruppano tutti i materassi, cos le persone possono riposarsi. Riescono perfino a trovare delle canne da pesca.  estate,  una bella estate calda. Lacqua non  troppo fredda. La temperatura  perfetta. In mezzo alloceano lacqua  cos limpida che gli abitanti del villaggio riescono a vedere le balene che passano sotto i loro piedi.
 	Hai sentito?
 	Stai buona un secondo. No. Hai sentito, vero?
 	Stai bene, vero? Allora resisti un secondo. Un secondo. Resisti.
 	Lui non Non sembra lui. No? Sta gi tornando? No Scusami, ssh, scusa. Non  lui. Ascolta.
 	Non  neanche lei. Assolutamente no. Veniva dal piano di sotto. Io non Stai in silenzio finch non sentiamo bussare anche lei.
 	Resisti.
 	Vieni qui. Ti prego, vieni qui. Lo so, lo so che adesso  lei. Ma non so perch sta picchiando in questo modo. Non  per noi. Non  il nostro muro. Ti prego, non piangere. Adesso andiamo sotto il letto, va bene? Sta gridando senza motivo. Andiamo sotto il letto e ascoltiamo.
 	Ssh. Fa la brava. C buio.
 	Stai facendo un lavoro magnifico, Sof.
 	Hai sentito? Sta gridando e sta picchiando i pugni ma c anche qualcosaltro, giusto? Al piano di sotto.
 	Tipo, delle persone. Un sacco di persone. No, non penso che siano ladri. Potrebbe aver portato Adesso voglio che resti in silenzio, in assoluto silenzio. Hai tirato i piedi sotto il letto?
 	Sono qui vicino a te. Adesso parlo piano, va bene? E tu non dare retta a nientaltro.
 	In quel posto tanto lontano lacqua  calda. Ci sono balene, delfini e un polpo simpatico. La gente aspetta, aspetta, aspetta che qualcuno venga a salvarla. Poi qualcuno dice:  ora di cominciare a nuotare. Ma la gente  spaventata. Giusto? Ovvio che sono spaventati. Adesso sono pi spaventati di quando hanno visto arrivare quellonda.
 	Qualcuno dice: Dov il nostro cibo, e i giocattoli e i cuscini?
 	Qualcun altro chiede: E se laggi fosse pericoloso?
 	Per decidono di provare. Non possono stare l ad aspettare a mollo nellacqua per sempre.
 	Adesso smette. Sta solo gridando come fa sempre, ma vedrai che tra un po smette. Prendimi la mano.
 	Lo so. Li ho sentiti. Cerca di non spaventarti.
 	Mi stai ascoltando? Se la porta si apre, saremo coraggiose. Anche se sono i ladri, o altre persone, suoi amici, dovremo essere forti.
 	Okay? Ti ricordi la fine della storia? Quello che hanno detto gli abitanti del villaggio? Nessuno li aiuta, per si aiutano tra di loro. Anche se la citt non c pi, e se tuttintorno vedono solo acqua, nuotano alla ricerca di terra. Ce la possiamo fare, dicono. Ci aiuteremo a vicenda per tutto il tempo.
 	Ti ricorderai di questa cosa? Io ho te e tu hai me. Non importa chi apre la porta. Ricordati che l fuori c la mamma. Lei ci vuole sempre bene. Dopo che andranno via possiamo bussare a Lilija, lei risponder bussando.  solo dallaltra parte del muro. S. Io sono qui. Te lo prometto. Rimarremo insieme. Io ho te e tu hai me. Non siamo sole.
 Ringraziamenti
 	Questo libro non esisterebbe senza lospitalit, la generosit e la guida degli abitanti della Kamcatka. Sono particolarmente grata a Tatjana Oborskaja per avermi portato in Kamcatka, a Denis Piculin per essersi preso cura di me, e ad Anastasia Streltsova per essere stata mia amica. Ringrazio il programma Fulbright degli Stati Uniti e lUniversit statale della Kamcatka per aver sostenuto le mie ricerche nellanno accademico 2011-2012. In quel periodo i collettivi della Beringia e della Riserva naturale di Kronockij mi hanno offerto aiuto e suggerimenti preziosi. Nel 2015 ho potuto tornarci grazie a Elena Lepo, Aiva Lace, Lilija Banakova, Martha Madsen, il Parco naturale Bystrinskij, la OOO Olenevod e il Gregge 4 di Esso.
 	La terra che scompare  stato ispirato dalla Russia e scritto in America. I miei ringraziamenti vanno a Alizah Salario, Claire Dunnington, Boo Trundle, Brittany K. Allen, Leigh Stein, Alison B. Hart, Mira Jacob e la Resistance, Jennie Baird, Mika Yakamoto e Lena Tsykynovska  per aver letto questo romanzo e per averci creduto. Lo spazio e il sostegno per scrivere mi sono stati forniti dalla postazione di lavoro PowderKeg a Brooklyn, da Chinelo Okparanta e dal Tin House Summer Workshop, da Christine Schutt e la Sewanee Writers Conference, da Dionne Brand e il Banff Center, dal VCCA, Hambidge, Ragdale e Yaddo.
 	Ringrazio Jean Kwok perch  stata un angelo custode. Suzanne Gluck, Tracy Fisher, Andrea Blatt e tutto il team della WME mi hanno donato i momenti pi felici della mia vita. Rowan Cope e Jo Dickinson, di Scribner UK, hanno promosso la crescita di questo libro dallaltra parte dellAtlantico  e di questo li ringrazio infinitamente. Alla Knopf, Annie Bishai, Lydia Buechler, Pei Loi Koay, Josie Kals, Kathy Zuckerman, Sara Eagle, Rachel Fershleiser, Paul Bogaards, Nicholas Latimer e Chris Gillepsie hanno accompagnato ogni passo del percorso di pubblicazione e hanno realizzato i miei sogni. Un enorme ringraziamento va alla mia eccezionale editor, Robin Dreiser. Non esistono parole  n in inglese n in russo  che possano esprimere cosa abbiano significato per questo libro e per me la sua gentilezza e la sua incrollabile pazienza.
 	Tantissime persone mi hanno aiutato a far venire alla luce La terra che scompare. Non potr mai ringraziarle tutte a sufficienza. Permettetemi per di dedicare queste ultime righe di gratitudine a quella pi importante: Alex Elefterakhis, per il suo amore, la sua fiducia e il suo suggerimento (dieci anni fa) di prendere in considerazione lidea della Kamcatka.
  

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            o e umido, di guano di piccione e foglie bagnate.
Le pareti erano tappezzate di graffiti, alcuni
nuovi, altri vecchi di almeno vent'anni, intagliati da
chi sembrava non avere altro mezzo per annunciare
al mondo la propria esistenza e affermare la propria
importanza.
La temperatura stava scendendo, la caviglia malandata
si era irrigidita e gli doleva. Si chin per
massaggiarla, frizionandola finch il dolore divenne
sopportabile, poi prese dalla giacca un flacone di
aspirine e ne ingoi due senz'acqua.
Sotto i suoi piedi il Middle River scorreva tumultuoso
verso est. Guard da una fessura dove un'asse
si era spostata e vide la roccia su cui si era messo
tanti anni prima, quando aveva guardato in alto
verso Francesca. Quell'agosto le rive del fiume erano
coperte di fiori e ne aveva raccolto un mazzolino
per lei.
Era contento di essere tornato. Non aveva fatto
un errore. L, sul vecchio ponte, provava una specie
di serenit che lo avvolse come un bagno caldo e gli
infuse una profonda pace interiore. In quel momento
si sent confortato al pensiero che quella sarebbe
stata la sua casa, il luogo dove le sue ceneri un giorno
si sarebbero posate sul Middle River. Sperava
che una parte di esse diventasse tutt'uno con il ponte
e la terra, e un'altra parte fluisse invece con la
corrente verso fiumi pi grandi e poi verso tutti i
mari che aveva attraversato su mezzi anfibi gremiti
di soldati o jet notturni diretti chiss dove.
La pioggia gocciolava dalle grondaie e dai buchi
nel tetto dove le assi si erano staccate. Si appoggi a
un pilastro di sostegno e si lasci invadere da tutte
le emozioni che erano rimaste immutate da sedici
anni. Sapeva che quello era un addio, una separazione
e una chiusura definitiva, il suo modo di accomiatarsi
da Francesca Johnson.
Al diavolo tutto, le cose girano come vogliono
loro, mormor tra s. Ripet di nuovo quelle parole
...le cose girano come vogliono loro. La sua
voce prese la cadenza distante di un motore marino
a nord del Cairo, del ronzio delle cicale nella giungla
della Nuova Guinea, e gli torn in mente un
brano di un pezzo autobiografico scritto solo un
anno prima per il volume curato da Michael Tillman
che si intitolava Saggi sulla vita itinerante.
Questo  tutto quello che ho pensato per molto
tempo, sul girovagare, indipendentemente dal dove.
Fin dall'inizio, e adesso me ne rendo conto chiaramente,
la mia attivit di fotografo era in parte passione
e in parte una scusa per viaggiare. Ho visitato
centinaia di posti - forse anche di pi - dove avrei
desiderato condurre una vita diversa, dove avrei
potuto stabilirmi a vivere, per conoscere bene qualche
persona, come hanno fatto gli altri, come hanno
fatto quasi tutti. Avrei potuto gestire un emporio
in quella cittadina polverosa sulle colline del
New Mexico orientale; entrare nell'ashram a Pondicherry,
in India; oppure aprire un garage in una
localit di montagna nel Texas sudoccidentale, allevare
pecore nei Pirenei, o diventare un pescatore
lungo le coste del Messico.
Scegliere  una lama a doppio taglio, sempre affilata
e dolorosa. La strada contro la vita stabile.
Non ci avevo mai pensato a fondo finch non sono
arrivato a cinquant'anni. A quell'epoca conobbi
una donna, e avrei buttato all'aria tutto per lei,
strada compresa. Ma c'erano degli ostacoli tra di
noi e quella fu la mia unica possibilit, cos in seguito
tornai per strada con le mie macchine fotografiche.
Adesso, giunto al termine della mia avventura,
ho rinunciato a viaggiare, ma sono ancora
solo. Tutti gli anni di spostamenti e movimento (pi
il mio carattere introverso e un po' asociale, immagino)
non mi hanno attrezzato per stringere rapporti
con gli altri.
Cos, mentre voi leggevate alla luce di un abatjour
e sognavate di quei luoghi lontani che magari
avreste voluto visitare, luoghi dove sono stato decine
di volte, io passavo accanto alla vostra finestra e
desideravo il contrario. Invidiavo la vostra poltrona
e la vostra lampada, la vostra famiglia e i vostri amici.
Probabilmente era una serata piovosa e io, con la
mia attrezzatura sul sedile accanto a me, ero alla ricerca
di un posto dove dormire che non intaccasse
eccessivamente le mie scarse finanze. Dopo averlo
trovato, ci passavo la notte e il mattino dopo ripartivo,
ricordando la luce gialla della vostra lampada.
In fin dei conti, per, sono stato io a scegliere. Mi
sono aggrappato al mio inesauribile impulso di
spingermi sempre avanti, senza mai voltarmi indietro,
senza mai provare rimpianto per quello che mi
ero lasciato alle spalle, a eccezione di quella donna,
e ho rinunciato alle luci calde di una casa. Sono io
l'artefice delle conseguenze che ne sono derivate e
non ho il diritto di lamentarmi di quello che ho
avuto.
Kincaid scroll il capo e sorrise. Non c' niente di
pi patetico del sentimentalismo di un vecchio, pens.
D'altra parte, si disse, forse  una conferma che
sono ancora in parte umano.
Dopo qualche minuto usc dall'estremit opposta
del ponte, che dava verso la collina. Era abbastanza.
Aveva fatto ci che si era riproposto, aveva riaffermato
quello che gli dicevano i ricordi. Era tornato
ancora una volta nei luoghi dove aveva conosciuto
Francesca, per vedere se i suoi sentimenti erano ancora
forti come allora. Ed era cos. Un grande amore
nella vita era sufficiente per chiunque. E lui era venuto
a dire addio. Diede una pacca alla parete della
vecchia struttura e si avvi con passo leggero, come
non gli succedeva pi da tempo.
Highway sembrava scomparso, probabilmente
era intento a qualche spedizione di caccia. Kincaid
fischi una volta, poi di nuovo, e cominci a salire,
sicuro che il cane sarebbe tornato da solo al furgone.
Era rimasto chiuso in macchina per giorni e aveva
bisogno di un po' di movimento. Il retriever lo
raggiunse quasi in cima alla collina, ansante e felice.
Accidenti, certo che conosco Robert Kincaid,
tuon la voce sicura di Ed Mullins, redattore del
Seattle Times. Abita dalle parti di Seattle.
Lo conosce bene? si inform Carlisle McMillan,
spostando il telefono nella mano destra per
prendere appunti. Si sent invadere da un senso di
sollievo. Finalmente, dopo trentasei anni, qualcuno
era in grado di trasportare quel fotografo nel presente
e affermare che era ancora vivo.
Veramente l'ho incontrato solo un paio di volte,
per  una vera leggenda in certi ambienti della fotografia,
perci da noi ne hanno sentito parlare tutti,
tranne i pivelli che hanno frequentato quelle
nuove scuole cos snob. Nessuno per lo conosce a
fondo. Kincaid  un tipo strano, educato e disponibile,
ma sta sulle sue e fa servizi poco ortodossi che
non vendono bene di questi tempi. Abbiamo usato
qualcuna delle sue foto nei nostri inserti speciali,
soprattutto quelli dedicati ai viaggi. I suoi lavori sono
cos sottili e raffinati che  difficile riprodurli su
carta di giornale. E poi  troppo astratto per i gusti
del grande pubblico.
Ho visto come lavora, principalmente su vecchi
numeri del National Geographic, butt l Carlisle,
nella speranza che il redattore avesse qualcosa da
aggiungere.
E lo fece. Gi. Le dico una cosa: Kincaid era
gi stato l, voglio dire nelle regioni pi selvagge
del mondo, venticinque anni prima che noialtri
prendessimo in mano una macchina fotografica.
Credo sia stata proprio una sua immagine, quella
di un vagabondo sul tetto di un treno merci da
qualche parte nel Texas occidentale - un vecchio
coriaceo, con gli abiti strappati, gli occhiali da
aviatore, le mani graffiate che si aggrappavano a
una placca di metallo - a farmi amare la fotografia.
Dallo sfondo sfocato ho capito che anche Kincaid
era sul tetto del treno in movimento quando
scatt la foto. Aveva colto nitidamente il viso rugoso
dell'uomo e le sue mani che sembravano artigli.
La foto venne pubblicata su una rivista semisconosciuta,
mi pare si chiamasse High Desert
Rails, una trentina di anni fa. Conservo ancora
l'articolo da qualche parte.
Carlisle annot il nome della rivista. Sa per caso
dove potrei trovarne una copia?
Guardi, gliela spedisco io. Mi d un indirizzo?
Carlisle glielo forn e poi continu con le sue domande.
Ha idea di come potrei rintracciare Kincaid?
Sto facendo delle ricerche personali.
Aspetti un attimo, lo chiedo a Goat Phillips. Se
non sbaglio, lui lo incontra di tanto in tanto in un
bar dei paraggi.
Si ud il rumore del ricevitore che veniva posato sul
tavolo e la voce pi distante del redattore. Goat...
Goat, senti, vieni qui un momento, per favore. Poi
Carlisle colse solo qualche parola qua e l. In centro?
E dove? Come? La statale 99 e poi?
La cornetta venne spostata e la voce torn chiara
e squillante. Bene. Goat mi ha detto di aver visto
spesso Kincaid in un locale che si chiama Shorty, un
ritrovo dove suonano musica jazz.  in centro, all'incrocio
tra la statale 99 e Spring Street. Il marted
sera suona un certo Caprimulgo Cummings e Goat
ogni tanto va a sentirlo. In quelle occasioni ci trova
anche Kincaid, sebbene non gli abbia mai rivolto la
parola. Sostiene di sentirsi un po' intimidito di
fronte a lui. Quell'uomo  sempre da solo con la
sua birra ma, a quanto pare, deve conoscere personalmente
Cummings.
Carlisle prendeva appunti.
Lei  a Seattle? volle sapere il redattore. Per
quale ragione le interessa tanto Kincaid? Ha detto
che sta facendo delle ricerche?  un fotografo?
No, chiamo dal South Dakota. Sto facendo delle
ricerche sull'albero genealogico della famiglia e potrebbe
darsi che Kincaid sia un mio lontano parente.
Senta, la ringrazio davvero per l'aiuto.
Si figuri, signor McMillan. Spero di esserle stato
utile.
Altroch. Grazie ancora. Pu ripetermi il suo
nome?
Ed Mullins. Mi trova sempre qui, se le serve
qualche altra informazione. Ormai sono inchiodato
a questa scrivania e non ho pi il tempo per lavorare
sul campo. Buona fortuna.
Carlisle riagganci, poi prese l'elenco e cerc il
numero di un'agenzia di viaggi. Telefon per chiedere
come poteva raggiungere Seattle da Falls City.
Quando Francesca arriv al Roseman Bridge la
temperatura era scesa intorno allo zero e il suo respiro
si condensava in nuvolette di vapore. Entr
nel ponte coperto ma subito venne assalita da un
senso di disagio e si ferm, restando in ascolto. Gli
unici rumori erano il tubare dei piccioni sul tetto e
il gorgoglio dell'acqua sottostante. Guard in basso
e not sulle assi del pavimento delle impronte fangose
che dovevano essere state lasciate di recente.
Rabbrivid, come quando si avverte una presenza
estranea in una stanza buia.
C' qualcuno? chiese esitante e la sua voce rimbomb
sulle pareti.
Ehi? disse ancora, mentre il senso d'inquietudine
cresceva.
All'estremit opposta del ponte vide la pioggia
trasformarsi in neve e grandi fiocchi bianchi posarsi
sul terreno. Si avvi in quella direzione e si
arrest sulla soglia, alzando lo sguardo verso la
collina. Il boschetto che occupava la sommit dell'altura
stava scomparendo alla vista nel turbinio
della bufera. Aveva la netta sensazione che qualcuno,
o qualcosa, si nascondesse lass. A un certo
punto le sembr che una macchia chiara sfrecciasse
via dal sentiero e si infilasse tra gli alberi, forse
il cane di un contadino. Poi, al di sopra del frastuono
del vento, Francesca distinse nitidamente il
rumore di un motore che veniva acceso da qualche
parte nel bosco.
Carlisle prenot un volo per Seattle, con scalo intermedio
a Denver, per il luned successivo. Prima
doveva portare a termine la ristrutturazione di una
cucina a Livermore e gli sarebbero occorsi un paio
di giorni di lavoro. In questo modo avrebbe calmato
le ansie dei proprietari di casa e intascato i soldi
per pagarsi il biglietto.
Chiam i clienti di Livermore e annunci che sarebbe
stato l il mattino successivo. Loro ne furono
contenti, erano stanchi di cucinare in garage e mangiare
in salotto. Lui manifest tutta la propria comprensione
e, dopo aver riattaccato, prese gli attrezzi
e li caric sul furgone.
Francesca sussult sentendo un colpo di clacson.
Il rumore del vento e il pensiero di chi mai potesse
esserci lass tra gli alberi le avevano impedito di
notare l'arrivo del pick-up di Floyd Clark, che ora
si era fermato all'estremit opposta del ponte e gridava
verso di lei.
Ehi, Frannie. Frannie! Harmon ti ha incrociato
per strada e io ho pensato che avessi bisogno di un
passaggio, con questa pioggia. Tra poco si scatener
una bufera di neve.
Si volt indietro e lo vide l davanti all'entrata
settentrionale, mezzo sporto dal finestrino. Si gir
di nuovo e torn a guardare su per la collina.
Frannie, ascoltami! Ti prenderai una polmonite
ad andare in giro con questo tempo. Floyd suon
ancora il clacson.
Francesca usc all'aperto per scrutare meglio la
collina nel turbinio della neve. L'uomo intanto era
sceso dal furgone e si era incamminato nel ponte.
Senza badargli, lei cominci a risalire l'altura,
affondando nel terreno con gli stivali di gomma.
A tre quarti della salita, inciamp e cadde. Riusc
a rialzarsi, tutta fradicia e imbrattata di fango. Il
cappuccio le era scivolato all'indietro e aveva i capelli
bagnati incollati al viso. Riprese comunque a
salire con passo deciso.
Floyd la seguiva, continuando a gridare:
Frannie? Ma sei impazzita?
Francesca raggiunse la sommit della collina e si
diresse verso gli alberi. A pochi metri da lei, il suo
amico ansimava per la fatica, continuando a urlare.
Sul lato opposto del boschetto erano visibili nel
fango tracce di pneumatici e nell'aria si sentiva ancora
l'odore di gas di scarico. Rimase l ferma in
mezzo al vento, e alla neve che continuava a cadere,
nascondendole alla vista un furgoncino verde che, a
meno di un chilometro di distanza, stava allontanandosi
lungo la strada sterrata.
Floyd la prese per il gomito e la scort di nuovo
verso il ponte. Giunta davanti all'entrata settentrionale
Francesca scorse per terra un pezzo di metallo.
Lo raccolse e se lo infil nella tasca della cerata.
A bordo del Chevy nuovo di Floyd, rimase in silenzio
a guardare fuori dal finestrino. Pensavo di
aver visto una persona che conoscevo, disse a un
certo punto. Per ti prego, non farmi domande al
riguardo. Probabilmente  stata solo una mia fantasia.
Lui le accarezz il braccio. Ma certo, Frannie, a
tutti capita di avere qualche strana idea di tanto in
tanto. A volte a me sembra di sentire la voce di Marge
in cucina, che mi chiama per la colazione.
Tornata a casa, Francesca accese le luci in cucina
e si tolse la cerata. L'oggetto che aveva raccolto all'ingresso
del Roseman Bridge cadde dalla tasca,
rimbalz per terra e atterr accanto alla gamba di
una sedia. Lei si chin a raccoglierlo e vide che si
trattava di una medaglietta con un anello metallico.
Una medaglietta per cani, bianca da una parte. La
gir tra le dita, mentre cercava gli occhiali da lettura.
Le parole incise sul metallo erano consumate e si
leggevano a fatica. Si mise sotto la luce per decifrarle
meglio.
1981
63704
Vaccinazione antirabbica
Clinica veterinaria di Monroe
Bellingham, Washington
Sotto erano indicati anche l'indirizzo e il numero
di telefono della clinica. And alla finestra della cucina
e guard fuori la neve che cadeva fitta nel
buio. Rimase a lungo l, in piedi, stringendo in mano
la medaglietta, con lo sguardo rivolto verso il
Middle River.

 Capitolo 12.
La strada pi solitaria d'America.

Robert Kincaid attravers il Missouri a Omaha,
diretto a ovest. Aveva percorso i trecentoventi chilometri
che separavano il Roseman Bridge dal
grande fiume in uno stato di trance, procedendo
nel paesaggio innevato con la mente piena di una
donna e di un vecchio ponte e dei ricordi che li
collegavano.
Trascorse la notte nei pressi di Lincoln, nel Nebraska,
guardando le finestre illuminate delle abitazioni
mentre cercava un motel alla sua portata. Fu
una lunga notte, con la neve che cadeva sempre pi
fitta e il sonno che tardava ad arrivare. All'alba un
fronte di alta pressione giunse al seguito della bufera,
portando con s una gelida mattinata serena.
Kincaid si alz presto, si infil il dolcevita nero, liber
Harry dalla neve e scald il motore, quindi ripart
verso ovest con Highway seduto accanto a lui.
Dopo due giorni di viaggio, si ferm davanti a un
incrocio a est di Salt Lake City. Avrebbe potuto prendere
la superstrada verso Seattle, oppure percorrere
ancora una volta la vecchia statale che lo avrebbe
condotto a Reno e poi nella California settentrionale.
Alla fine gir a sinistra, diretto a sud verso la
statale 50, che i cartelli definivano la strada pi solitaria
d'America. Venticinque anni prima aveva
fatto un servizio fotografico proprio su quella mitica
strada, che era ancora molto trafficata, prima
dell'avvento delle arterie interstatali.
Mentre imboccava la 50 all'altezza della cittadina
di Delta, si domand che razza di pellegrinaggio
stesse diventando quel viaggio. A mano a mano che
avanzava verso il Nevada e i suoi spazi immensi, incontr
diversi cartelli che raccomandavano di fare il
pieno di benzina perch la zona era disabitata. Entr
nel Nevada verso mezzogiorno, in una di quelle
giornate indecise in cui montagne e cielo dibattono
su come fare andare le cose. Qualche istante di sole,
poi nubi e pioggia, di nuovo qualche sprazzo di luce
e tracce di neve sui valichi.
Appena passata la linea di confine, vide una stazione
di servizio. Fece il pieno e and a pagare. Alla
cassa c'era una donna alta e snella con i capelli neri
legati in un codino e vestita in stile western: stivali,
jeans e camicia con automatici. Sulla destra scorse
una fila di slot machine deserte. Quattro cowboy
erano seduti a un tavolo a giocare a poker, fumare e
bere birra. Nell'aria era sospeso l'odore di hamburger
e dalla cucina provenivano i rumori delle padelle.
Quel posto probabilmente era rimasto immutato
da cinquant'anni almeno, pens, e gli piacque per
questo.
Non ricordo pi. Quanto dista Reno? chiese
alla donna.
Sono all'incirca cinquecentosessanta chilometri,
ma i pi lunghi, tristi e solitari che esistano. Controlli
i pneumatici, l'olio, il radiatore e poi verifichi
le sue intenzioni. Laggi non vivono altro che serpenti
e cowboy ed  difficile distinguerli il sabato
sera. Lo disse a voce alta, in modo che i cowboy al
tavolo la sentissero.
Uno di loro gir la testa verso di lei e biascic:
Senti, Mindy, a me sembra che nessuno ti abbia
obbligata a salire sul pick-up di Hoot ieri sera. Se
non ricordo male, avevi pure due birre in mano e
sei uscita parecchio entusiasta da quella porta.
Ma piantala, Waddy, esclam lei ridendo e arrossendo
leggermente. Non si dicono certe cose
davanti a un cliente.
Kincaid le sorrise, rivolse un cenno di saluto ai
cowboy e usc. Sal a bordo di Harry e lasci uno
degli ultimi luoghi ancora autentici diretto al passo
di Sacramento. Davanti a lui una distesa sconfinata
di erba verde-argento. Chi era che l'aveva descritta?
Uno scrittore di talento. Chiss dove l'aveva letto.
La luce era ottima e lui era andato a caccia di
quella luce per gran parte della sua vita. Con l'erba
grigio-verde e i mulini a vento in lontananza c'era
molto da fotografare, se solo avesse voluto. Ma,
per ragioni che gli sfuggivano, non sentiva il desiderio
di scattare sul serio, ed era animato da un impulso
indecifrabile di proseguire.
E cos continu a viaggiare. La statale 50 si allungava
in direzione ovest attraverso un paesaggio che
non recava tracce di vita, n di insediamenti umani.
La desolazione che lo circondava lo riport indietro
nel tempo, facendo riaffiorare alla sua mente antichi
ricordi. Suo padre era morto da cinquantun anni,
e gi questo gli bastava per sentirsi vecchio. Sua
madre sette anni dopo, nel lontano 1937.
Ricord la sua lunga infanzia solitaria, inevitabile
preludio allo stile di vita successivo. Senza alcun
interesse per gli sport o i balli, annoiato e quasi
ostile verso l'istruzione convenzionale, istintivamente
ribelle a ogni tentativo di piegare o almeno
imbrigliare il suo spirito, era diventato un lettore
introverso di tutto ci che era disponibile nella biblioteca
di Barnesville, nell'Ohio. I libri, i fiumi, i
prati, erano stati quelli gli amici dell'infanzia. I colloqui
genitori-insegnanti e i successivi sforzi di rimetterlo
in riga e di sviluppare il suo potenziale,
come aveva detto un professore, non erano valsi a
nulla. Ma, nonostante tutto, se l'era cavata abbastanza
bene alla maturit e questo non aveva fatto
altro che accrescere il fastidio altrui verso il suo
comportamento, data l'apparente mancanza di attenzione
con cui affrontava la scuola.
Per dirla tutta, a volte ho il sospetto che quel
ragazzo abbia preso direttamente dal vecchio
Artemas Kincaid, aveva osservato suo padre una sera,
di ritorno dal lavoro in una fabbrica di valvole.
Quel perdigiorno si guadagnava da vivere suonando
il banjo e giocando a biliardo nei saloon sul
Mississippi. E Robert ha ereditato la stessa indole
inquieta e stravagante.
Ma i suoi genitori avevano poco di cui lamentarsi.
Il figlio cresceva riservato ed educato, senza
causare loro altri dispiaceri oltre alle note scolastiche,
e tutte le estati si trovava un lavoretto. Ai
tempi del liceo era stato assunto alla segheria, e
aveva continuato a lavorare l anche nelle due ultime
estati trascorse a Barnesville. La Grande Depressione
era arrivata quando si era appena diplomato.
Suo padre era morto solo un mese dopo e
lui si era arruolato per mantenere se stesso e la
madre. Era stato proprio nell'esercito, dove aveva
fatto da assistente a un fotografo, che aveva scoperto
quella che sarebbe diventata la professione
della sua vita.
Per quanto riguardava le donne, ce n'erano state
poche, pens, ma se le ricordava tutte. Non era mai
stato un dongiovanni, anche se il suo lavoro lo portava
a frequentare ambienti ricchi di occasioni.
Qualche relazione, un breve matrimonio di mezza
et, terminato a causa delle sue lunghe assenze. E
poi Francesca Johnson. Dopo di lei, non c'era stata
nessun'altra. Non era una fedelt calcolata, n un
doloroso celibato quello che aveva vissuto negli ultimi
sedici anni, e nemmeno questione di resistenza.
Dopo Francesca non provava pi interesse, tutto
qui. Il tempo trascorso con lei era stato il momento
culminante, definitivo e, al di fuori dei suoi confini,
non c'era pi spazio per i sentimenti.
Era andata cos. In principio, treni e piroscafi, poi
l'avvento delle grandi navi volanti e dei DC3 che
avevano reso possibile spostarsi pi in fretta sulle
lunghe distanze. Quindi i 707, cammelli e jeep nei
deserti del Sahara e del Rajasthan. Due volte a dorso
di mulo, una volta a cavallo, anche se lui non
aveva mai imparato a cavalcare come si deve. In
Mongolia non aveva avuto altra scelta che un cavallo,
quando nel 1939 aveva realizzato un servizio
sulla storia degli imperi mongoli e aveva girato nelle
sconfinate praterie per nove settimane, ripercorrendo
la strada del Gran Khan.
Aveva ricevuto i suoi colpi. Eppure, a parte la
guerra e una quantit di botte e ferite, poteva ritenersi
fortunato. Qualche strappo muscolare, una
caviglia rotta nel Maine, una ferita alla testa nel
Congo, quando una barca si era rovesciata sotto
Stanley Pool. E l'esperienza della febbre gialla presa
da una puntura di zanzara in Brasile che l'aveva
portato a un passo dalla morte. Durante quella orribile
malattia era stato curato da una monaca cattolica,
che lo aveva rassicurato nei suoi momenti di
lucidit, dicendogli: Signor Kincaid, i giorni critici
sono tra il quarto e l'ottavo. Deve resistere per otto
giorni e poi all'improvviso star di nuovo bene. E
cos era stato, anche se i segni dell'ittero gli erano
rimasti sulla pelle per diverse settimane.
Robert Kincaid ripensava a tutte queste cose
mentre guidava sulla statale 50, lasciando la regione
delle grandi praterie e addentrandosi nell'arido
vuoto delle Shoshones Mountains.
Si rivolse ad alta voce al cane. Maledizione, Highway,
a ripensarci sono stato proprio bene nella
mia vita, difetti e tutto, e tu sei stato uno dei capitoli
migliori. Sai una cosa? Quando saremo tornati
a casa, cercher il numero di telefono di un certo
signor Richard Johnson di Winterset, nell'Iowa.
Solo per vedere se  ancora sull'elenco. Forse avrei
dovuto farlo mentre eravamo l. No, non sarebbe
stato giusto. E poi, mi sono lasciato prendere dalla
nostalgia e non ci ho nemmeno pensato. D'altra
parte, forse non volevo pensarci, qualunque fosse
la ragione.
Highway si drizz e lecc la guancia del padrone.
Kincaid lo cinse con un braccio mentre scendevano
dalle Shoshones diretti a Reno, che sorgeva a poca
distanza. Entrambi sembravano sorridere, quando
cominciarono a cercare un posto dove dormire
quella domenica notte.

 Capitolo 13.
Shorty.

Dopo il trasbordo a Denver, Carlisle atterr a
Seattle il luned pomeriggio. Caprimulgo Cummings
si esibiva da Shorty il marted sera; glielo
avevano confermato telefonando al locale prima di
prenotare il volo.
S, Caprimulgo suona qui tutti i marted. Immagino
che ci sar anche il prossimo, come sempre,
gli aveva detto il barista.
Carlisle aveva preso una camera in un albergo
del centro e aveva approfittato della rara giornata
di bel tempo in quella stagione per fare una passeggiata
nei dintorni. La marea di gente che andava
e veniva lungo i marciapiedi della citt lo aveva
quasi lasciato stordito. In dieci minuti aveva assistito
a un brulicare di vita pi intenso di quello
che avrebbe visto in dieci anni a Salamander, nel
South Dakota. Girovagando senza meta, capit in
Spring Street e a met strada trov il locale di
Shorty.
Quello stesso luned, Robert Kincaid lasci Reno
diretto a ovest in California e si ferm in una cittadina
chiamata Soda Springs solo perch gli piaceva
il nome. Cambi l'olio ad Harry e fece un po' di
spesa, senza dimenticare le sue amate barrette
Milky Way. A met pomeriggio aveva superato
Clear Lake e due ore dopo toccava il Pacifico a Fort
Bragg. La scelta dell'itinerario non era stata casuale.
Avrebbe potuto fingere che fosse stata dettata
dal desiderio di restare su strade meno trafficate,
ma sapeva bene che il motivo che lo aveva spinto
da quella parte era un altro: Fort Bragg distava solo
sedici chilometri da Mendocino.
Era scesa la sera e i negozi stavano per chiudere
quando usc dalla statale 1 ed entr in citt. Parcheggi
a breve distanza dalla galleria d'arte, lasci
Highway sul furgone e cammin lungo il marciapiede
finch trov la vetrina che esponeva le fotografie
di Heather Michaels.
Si ferm sulla porta, senza sapere esattamente che
cosa stesse facendo, n cosa avrebbe detto alla donna,
e rimase sbigottito nel vedersela materializzare
davanti al di l del vetro. Wynn McMillan teneva la
mano sul cartello con la scritta APERTO e stava girandolo
dall'altra parte. A met del gesto si blocc.
Fiss l'uomo alto e magro con i lunghi capelli grigi
che le stava di fronte, not le bretelle, i jeans, il maglione
nero, il coltellino attaccato alla cintura. E di
colpo si ramment di una breve lezione sull'utilit
delle bretelle che le era stata impartita su una spiaggia
di Big Sur quasi quarantanni prima.
E come se il tempo fosse tornato indietro, apr
lentamente la porta e rimase a fissare i freddi occhi
azzurri di quel viso abbronzato e corrugato dai lunghi
giorni trascorsi sotto soli lontani. L'uomo si
lecc le labbra, per prepararsi a parlare, ma non
riusc a spiccicare parola. Ci riprov e fall di nuovo.
Si guard gli stivali, poi torn a fissare la donna,
il volto serio e arrossendo lievemente.
Mi chiamo Robert Kincaid, fu tutto quello che
riusc infine a dire.
Wynn sorrise dolcemente. Credo che noi due ci
siamo gi conosciuti.  stato tanto tempo fa.
Al Sea Gull, si sedettero a un tavolo l'uno di fronte
all'altra. L'oceano era increspato dalle prime avvisaglie
di una tempesta e il rumore delle onde che
si infrangevano sulla scogliera arrivava fin l dalle
finestre aperte. Robert ordin una birra, Wynn un
bicchiere di vino bianco. Lui un le mani sul tavolo
e se le guard, poi alz gli occhi su di lei, cercando
qualcosa da dire. Riusc soltanto a emettere un lungo
sospiro, come se avesse trattenuto il fiato per un
po', e poi un sorriso esitante gli illumin il viso.
Sei proprio tu, vero? chiese Wynn, un po' tanto
per dire, un po' per avere una conferma definitiva.
Se ti riferisci all'uomo che  arrivato a Big Sur in
motocicletta nel 1945 e che ha fatto l'amore con
una giovane violoncellista molto carina su una
spiaggia riparata, la risposta  s, disse. Questa 
una situazione un po' imbarazzante per me, e probabilmente
anche per te.
Sembravano due vecchi amici che si ritrovano dopo
tanto tempo, pi che due ex amanti. Big Sur era
ormai lontano e all'epoca avevano trascorso soltanto
pochi giorni insieme.
Sei passato da Mendocino all'incirca una settimana
fa, giusto? chiese Wynn.
S. Stavo guardando la vetrina della galleria e ti
ho vista. Non ti avrei riconosciuta se non fosse stato
per come muovevi le mani e ti sistemavi i capelli,
con gli stessi gesti di allora, aggiustando il pettine di
tanto in tanto.
La fiss apertamente e fu colpito dalla consapevolezza
di quanto la differenza di et tra di loro fosse
molto pi evidente ora che nel 1945. A sessantotto
anni, lui cominciava ad apparire vecchio, e lo
sapeva. Lei invece doveva averne solo cinquantacinque
ed era molto giovanile.
Suoni ancora il violoncello? le chiese.
S, con gli amici. A volte diamo qualche concerto
qui in citt. E tu? Eri fotografo, giusto?
S. Diciamo che ho girato il mondo quasi tutto il
tempo. Ho lavorato molto oltreoceano. Bevve l'ultima
sorsata di birra proprio mentre il cameriere si
avvicinava per chiedere se desideravano altro. Il
bicchiere di Wynn era ancora pieno per tre quarti.
Kincaid ordin una seconda birra e tir fuori il pacchetto
di Camel, ma, accorgendosi che non c'era il
posacenere sul tavolo, lo rimise in tasca.
Ti ho scritto due o tre volte dopo che sono partito
da Big Sur, disse quando il cameriere si fu allontanato.
Me ne sono andata anch'io poco tempo dopo di
te. Non aggiunse altro e questo bast a spiegare le
lettere mai ricevute.
Il passo successivo sarebbe stato pi difficile;
Wynn McMillan si domand per un istante se fosse
proprio necessario parlare di Carlisle. Decise infine
che l'uomo che le stava di fronte, di cui aveva ricordato
il cognome solo quando lui si era presentato
venti minuti prima, aveva il diritto di sapere. E poi
doveva tenere conto della volont di suo figlio.
Ti sei sposato? Hai famiglia? si inform, tanto
per entrare in argomento.
Mi sono sposato nel 1953. Mia moglie e io non
abbiamo avuto figli e abbiamo divorziato pochi anni
dopo. Il mio lavoro non si conciliava con il matrimonio,
ero sempre via. E tu?
Ecco, era arrivato il momento. Wynn giocherell
con il bicchiere e guard l'oceano ingrossato dall'alta
marea e dalla tempesta imminente. Alcuni
clienti seduti davanti al bancone scoppiarono in
una risata sgangherata per una battuta del barista.
Kincaid osserv i pezzi di un relitto che decoravano
le pareti del ristorante, poi torn a fissare la donna.
Mi sono sposata quando avevo quasi quarantanni,
e a quarantaquattro ero gi separata,
stava dicendo lei. Il mio sogno di entrare in un'orchestra
sinfonica era ormai svanito, forse perch
non sono mai diventata abbastanza brava, tecnicamente,
o forse per via dei pregiudizi che allora avevano
i direttori artistici nei confronti delle donne.
In ogni caso, cambiai rapidamente direzione e mi
buttai nel matrimonio. Un'idea stupida, che non ha
funzionato. Per non posso lamentarmi: in seguito
ho avuto una vita sentimentale movimentata e appagante.
Stava prendendo tempo, girando intorno
al nocciolo della questione.
Il cameriere arriv con la birra e se ne and.
Niente figli? chiese Kincaid, raddrizzandosi
una bretella, sistemandosi la cintura e poi toccando
il coltellino che teneva appeso in vita.
Wynn ricordava quei gesti dall'epoca del loro primo
incontro; gi allora lui aveva l'abitudine di accertarsi
che tutto il suo equipaggiamento fosse a
posto, come per tenersi pronto ad affrontare ogni
evenienza. Facendosi coraggio, si sistem il tovagliolo
in grembo, si tolse gli occhiali e li pos sul tavolo.
Dopo averlo guardato in silenzio per un istante,
allung le braccia e gli prese la mano tra le sue.
Noi... abbiamo un figlio, Robert.... Io e te. Si
chiama Carlisle.
Il marted mattina, Carlisle and alla redazione
del Seattle Times e si present nell'ufficio di Ed
Mullins, il redattore con cui aveva parlato al telefono.
 un piacere conoscerla, signor McMillan. Sono
contento che sia passato di qui, non sapevo che
avesse intenzione di venire a Seattle. Ho ritrovato
l'articolo sui treni con le foto di Kincaid solo ieri.
Era stato archiviato nel posto sbagliato. Venga, mi
accompagni cos le faccio una fotocopia.
L'uomo sembrava estremamente occupato, il telefono
squillava in continuazione e davanti alla sua
scrivania c'era un viavai di persone che facevano
domande o suggerivano proposte editoriali. Dopo
aver ottenuto quello che gli serviva, Carlisle lo ringrazi
e torn in albergo. Pranz, diede una scorsa
all'articolo e and in camera a fare un sonnellino.
Stava cercando di ingannare il tempo nell'attesa,
mentre sentiva crescere dentro di s l'impazienza.
Caprimulgo Cummings avrebbe attaccato a suonare
solo alle nove. Quando si svegli, era il primo
pomeriggio e mancavano ancora sei ore. Decise che
si sarebbe recato da Shorty intorno alle otto, magari
Robert Kincaid sarebbe arrivato nel locale prima
dell'inizio dello spettacolo e non voleva perdere
l'occasione di parlargli.
Ripass mentalmente il discorso che si era preparato
e lo trov tutto sbagliato. Gli sembrava troppo
invadente, sfacciato, persino offensivo. Da quello
che aveva saputo, Kincaid doveva essere un tipo
molto riservato. Un eccentrico solitario, per nulla
incline a dare confidenza.
Cerc di escogitare l'approccio giusto e, pi ci
pensava, pi il suo comportamento gli appariva assurdo.
Anzi, assolutamente ridicolo.
Salve, sono Carlisle McMillan e ho motivo di
credere di essere suo figlio.
Oppure: Salve, ho saputo che un tempo lei possedeva
una Ariel Four. Gran bella motocicletta.
Oppure: Ehi, salve. Per caso lei ha mai fatto l'amore
con una donna su una spiaggia di Big Sur, in
California?
O forse: Ha mai sentito parlare di una violoncellista
di nome Wynn McMillan?
No, non andava proprio. A quel punto probabilmente
Kincaid si sarebbe alzato e l'avrebbe piantato
l sui due piedi.
Alla fine Carlisle pens che era meglio agire come
quando affrontava un lavoro di carpenteria. Una
volta giunto da Shorty, avrebbe valutato la situazione
e stabilito il da farsi. Alle sette, mentre la citt
si accendeva delle prime luci della sera, indoss un
paio di calzoni puliti, una camicia di flanella e la
giacca di pelle.
L'ascensore lo condusse nella hall.
La strada lo port da Shorty.
L'uomo all'ingresso gli disse che doveva pagare
tre dollari per l'entrata e aggiunse: In tutto il locale
c' solo un tavolino per due, vicino al muro e Caprimulgo
lo prenota sempre per un suo amico che
viene quasi tutti i marted. Visto che lei  da solo, le
saremmo grati se vorr sedersi al bar.
Carlisle annu, prese posto davanti al bancone e
ordin una birra, fissando il tavolo accanto al muro,
dove un cartellino con la scritta RISERVATO era
posato sulla tovaglia a scacchi bianchi e azzurri. Su
un piccolo palco l vicino un batterista stava accordando
il suo strumento.
Robert Kincaid e Wynn McMillan erano rimasti
seduti a lungo a parlare, quel luned sera. A un certo
punto, con un guizzo di rimorso, lui si ricord di
Highway chiuso nel furgone. Cos uscirono dal ristorante
e passeggiarono con il cane per le strade
spazzate dal vento. Mentre le nuvole solcavano veloci
il cielo illuminato da un quarto di luna, lei gli
raccont dell'infanzia di Carlisle e di come fosse diventato
un mastro carpentiere sotto la guida di un
certo Cody Marx.
Poi accenn al desiderio del figlio di conoscere
suo padre e alle ricerche che stava facendo sulla base
dei pochi elementi disponibili. Kincaid l'ascoltava
in silenzio, mentre cercava di assorbire la nuova
realt, di ritrovare l'orientamento in una vita che
all'improvviso sembrava estendersi davanti e dietro
a lui. Le sue verit di sempre, il suo grande senso di
solitudine nell'universo e tutto il resto, erano stati
scardinati dalle rivelazioni di una sera.
Verso le undici lei disse: Robert, dovremmo telefonare
a Carlisle per fargli sapere che sei qui.
Lui annu, e l'accompagn alla cabina telefonica
che si trovava sul retro del ristorante. A quell'ora il
locale era quasi pieno e risuonava di animate conversazioni.
Wynn compose il numero del figlio nel
South Dakota, rimase per un po' in attesa, e riagganci.
Dio solo sa dove pu essere andato, disse sorridendo.
 come suo padre, sempre in movimento.
Se sei d'accordo, ora possiamo andare a chiacchierare
a casa mia.
Pi tardi, verso l'una di notte, Kincaid le chiese di
eseguire per lui con il violoncello il pezzo di Schubert
che aveva suonato sulla spiaggia di Big Sur. Rimase
seduto sulla sedia a dondolo ad ascoltarla,
con la testa china, le mani giunte in grembo.
Quando ebbe finito, la ringrazi dicendo: Wynn,
non ho mai dimenticato il calore della sabbia in quel
settembre del 1945.
La donna inclin la testa e gli sorrise dolcemente.
Lo so, Robert Kincaid. Lo ricordo bene anch'io.
Lui le spieg che doveva andare a Seattle a consegnare
un lavoro, un piccolo servizio per un mensile.
Non era granch, ma gli avrebbe fruttato trecento
dollari, e quei soldi gli servivano. Si accordarono
per di rivedersi presto, prima o poi avrebbero dovuto
trovare il modo di passare un po' di tempo insieme,
loro due e Carlisle.
Non so se possiamo definirci una famiglia, disse
Wynn ridendo. Ma mi sembra giusto che noi tre
ci ritroviamo per raccontarci la nostra vita, tutto
quello che abbiamo o non abbiamo fatto, i successi
e i fallimenti.
Kincaid si offr allora di accompagnarla dal figlio
nel South Dakota, e lei rispose che in quel momento
non poteva lasciare il lavoro alla galleria e che di sicuro
Carlisle, saputa la novit, sarebbe arrivato l
con il primo aereo.
Gli chiese se voleva restare a dormire sul divano,
ma lui declin l'offerta e propose invece di rivedersi
l'indomani per fare colazione insieme. Quella notte
sentiva il bisogno di rimanere da solo con i suoi pensieri,
per mettere nella giusta prospettiva la straordinaria
scoperta.
Il mattino seguente, marted, rimasero qualche
minuto in piedi vicino al furgone. Era giunta l'ora
di salutarsi. Mentre Kincaid allungava il braccio
dentro il finestrino per accarezzare Highway, Wynn
lo osserv alla luce del giorno e le sembr di rivedere
il giovane motociclista di trentasei anni prima.
Anche se ora zoppicava un po', le sue spalle larghe
e il fisico asciutto erano rimasti quelli di un tempo.
Aveva anche la stessa intensit nello sguardo, gli
stessi occhi in grado di vedere attraverso e al di l
delle cose, di cogliere una verit profonda che sapeva
esprimere solo per mezzo dell'obiettivo della sua
macchina fotografica.
Gli sorrise. Lui le strinse la mano, poi si avvicin
e l'abbracci stretta, sentiva il dolce profumo dei
suoi capelli come quel giorno su una spiaggia di Big
Sur. Wynn gli pos la testa sul petto e poi indic l'oceano.
Le balene tornano ancora a marzo, sai,
mormor.
Caprimulgo Cummings sal puntualmente sul
palco due minuti dopo le nove e, accompagnato dal
flebile applauso dello scarso pubblico, cominci a
schioccare le dita e a contare il tempo. Si port alle
labbra il vecchio sax tenore e soffi le prime note.
Gli altri musicisti lo seguirono a ruota e il quartetto
esegu This is a Lovely Way to Spend an Evening. Il
suono del sax era fluido, vellutato, ma con un'energia
latente ruvida e nervosa in agguato appena sotto
la superficie.
Il tavolo prenotato era ancora vuoto e Carlisle
cerc di concentrarsi sulla musica, anche se i suoi
occhi continuavano a tornare su quell'angolo e sulla
porta.
Figlio di una violoncellista, aveva un orecchio abbastanza
allenato, ma non conosceva bene la musica
jazz. Quando annunciava le canzoni, Cummings
parlava piano e in maniera indistinta al microfono,
come se tutti gi le conoscessero e quello fosse un
cerimoniale superfluo. Carlisle colse solo qualcosa
a proposito di Green Dolpbin Street e di un altro
motivo, scritto da un certo Rollins il cui nome di
battesimo gli sfugg.
Dopo la prima serie di motivi il quartetto fece
una pausa, e il sassofonista scese dal palco e si avvicin
al bar. Era a pochi passi da lui, appoggiato al
bancone, e sorseggiava un whisky scrutando la folla.
Molti venivano a salutarlo, vecchi fan a giudicare
dal loro atteggiamento, e parlavano in maniera
disinvolta dei vari pezzi.
Quando qualcuno gli chiese di suonare Autumn
Leaves, Caprimulgo rispose, con la sua parlata lenta
e strascicata: Faremo anche quella, magari pi
tardi. Ho un amico a cui piace molto e sto aspettando
di vedere se arriva anche stasera.
Una volta rimasto solo, si gir verso Carlisle.
Ehi, non mi pare di averla mai vista qui prima.
Sono venuto per un motivo preciso, rispose lui
sorridendo.
Il musicista lo guard, sornione. E quale sarebbe?
Sto cercando un uomo che si chiama Robert
Kincaid.
L'espressione di Caprimulgo rimase impassibile.
E perch lo cerca?
Lui si lanci nella sua spiegazione genealogica,
sperando che l'altro potesse offrirgli qualche informazione.
Il musicista bevve un altro sorso di
Glenlivet e rimase in silenzio.
Dopo aver aspettato un tempo che gli sembrava
appropriato, Carlisle continu: Mi hanno detto
che viene qui spesso, e che voi due siete amici.
Anche se lo fossimo, non avrei niente da dire.
Non parlo mai dei miei amici con gli sconosciuti, 
un buon modo per non perderli.  stato un piacere.
Adesso devo tornare a suonare.
Caprimulgo Cummings sal di nuovo sul palco,
afferr il suo sax tenore e si sgranch le lunghe dita
nere, che correvano sui tasti dorati con una velocit
incredibile, mentre gli altri tre musicisti stavano
prendendo posto.
Robert Kincaid arriv a casa alle otto di sera del
marted. Dopo aver dato da mangiare a Highway, si
mise a sedere in cucina e ripens a quello che gli
aveva raccontato Wynn. Gli sembrava tutto un sogno.
Una vita, peraltro gi strana, lo era diventata
ancora di pi nelle ultime ventiquattr'ore. Si alz e
and a prendere dallo schedario una scatola di fotografie.
Rimase per un certo tempo a fissare l'immagine
di Francesca Johnson. Qualche giorno prima
era tornato nella sua zona, a ricordare. E pur
sapendo che la memoria idealizza le esperienze vissute,
aveva capito di amarla ancora. E quanto intensamente.
In un modo o nell'altro Francesca doveva essere
informata dell'esistenza di Wynn e di Carlisle, decise.
Non sapeva bene perch, ma in quel momento
gli sembrava giusto cos, era qualcosa che aveva a
che fare con la verit e l'onest. Tre anni prima aveva
consegnato a un avvocato un pacco con una lettera
che, alla sua morte, avrebbero dovuto essere
spediti a un indirizzo nella Madison County. Ora
avrebbe riscritto quella lettera.
Fissando la foto di Francesca, cominci a piangere
sommessamente e ben presto il pianto si trasform
in singhiozzi convulsi. Appoggi la testa al
tavolo della cucina e lasci scorrere liberamente le
lacrime per tutto il tempo necessario, mentre mormorava:
Ges, Ges... tutto... tutto questo
tempo... tutto... questo dannatissimo tempo... tutto
questo tempo... lungo... solitario... e non ero
solo. Highway gli si avvicin, dandogli un colpetto
al braccio con il muso.
Era il momento di affrontare i profondi sensi di
colpa che lo avevano assalito, pens Kincaid. Aveva
concepito un figlio e non era mai stato presente al
fianco della madre per aiutarla a crescerlo. Quella
sera a Mendocino, Wynn aveva cercato di consolarlo,
assicurandogli che non si era mai pentita di aver
messo al mondo Carlisle, e che lui non aveva nessuna
responsabilit, dato che non poteva saperlo.
Il ricordo delle sue parole lo confort un poco,
ma era certo che si sarebbe portato dentro quella
colpa per il resto dei suoi giorni. Le circostanze
erano una cosa, il fatto che lui non fosse stato l
un'altra, e non c'erano scusanti. Forse ora avrebbe
potuto trovare il modo di rimediare almeno in parte
alla propria negligenza nei confronti di Wynn e
di Carlisle.
Guard l'orologio: le nove. Era una bella serata e
Caprimulgo doveva aver appena cominciato a suonare.
Dannazione, un uomo che dopo tanto tempo
era tornato vicino alla sua donna, e poi aveva anche
scoperto di avere un figlio che non aveva mai conosciuto,
doveva pur festeggiare. Un grande amore
perduto, un figlio ritrovato. Le due cose non erano
intercambiabili, ma Kincaid aveva la sensazione che
la sua vita avesse finalmente trovato un equilibrio.
Calcol che poteva prendere il traghetto delle dieci
per fare un salto in citt.
Si avvicin a Highway, che si era sdraiato su una
vecchia coperta. Si chin ad accarezzarlo e gli disse:
Torno tra un po', vecchio mio. Vado a fare una visita
al nostro amico Caprimulgo. Si infil la giacca
e chiuse lentamente la porta alle sue spalle.
Carlisle scost la manica della giacca e guard
l'orologio. Aveva gli occhi arrossati dal fumo che
permeava il piccolo ambiente e fu costretto a sbattere
due volte le palpebre prima di riuscire a leggere
l'ora sul quadrante. Le dieci e mezzo, e il tavolino
era ancora deserto. Cambi posizione sullo sgabello e ordin la terza birra.
Caprimulgo Cummings e la sua band si erano
scaldati e ora davano il meglio di s. Stavano suonando
un brano di Duke Ellington e il sassofonista
si era fatto da parte per dar spazio a un lungo
assolo del pianista, mentre il bassista chino sul suo
strumento muoveva le dita come zampe di ragno
sulle corde. Il batterista muoveva la testa a ritmo
con la melodia, sottolineando i passaggi giusti. A
quel punto Carlisle not che Caprimulgo sorrideva
lanciando un cenno di saluto in direzione della
porta.
Si gir sullo sgabello e vide un uomo con una lunga
chioma grigia che entrava nel locale. Le mani cominciarono
a sudargli mentre osservava il nuovo
venuto avanzare nella sala e andare a sedersi al tavolino
riservato. Grazie alle fotografie che aveva visto
sul National Geographic, era assolutamente sicuro
che si trattasse di Robert Kincaid. Un
cameriere stava avvicinandosi al tavolo portando
una birra. Caprimulgo riprese a suonare il sax e si
avvicend con il pianista nella parte conclusiva del
brano. Dopo aver eseguito altre due canzoni, parl
al microfono: Adesso suoner un pezzo per un
vecchio amico. L'ho scritto tempo fa, s'intitola
Francesca. Batt il tempo, e attacc una melodia
che sembrava scandire il nome della donna. L'uomo
al tavolino si tir indietro i capelli con le mani, poi
intrecci le dita intorno alla bottiglia di birra e rimase
in ascolto.
Al secondo ritornello, Caprimulgo abbass il sax
e cant con voce baritonale:
Francesca, mi ricordo di te
e di quell'estate lontana.
Eri vestita d'argento
nei lunghi giorni d'oro...
Verso la fine della canzone, si inser il pianista che
sfum la melodia passando con abilit agli accordi
iniziali di Autumn Leaves. L'uomo al tavolino continuava
a fissare la sua bottiglia di birra. Osservandolo,
Carlisle cap quello che aveva voluto dire
Wynn quando gli aveva parlato dei suoi occhi, occhi
antichi, che sembravano aver visto pi di quello
che si vede in una sola vita. Non fece fatica a immaginarselo
in sella a una grossa motocicletta lungo le
scogliere di Santa Lucia, mentre attraversava gli alti
ponti con una giovane donna seduta dietro di lui, i
lunghi capelli agitati dal vento.
Dopo aver concluso Autumn Leaves, Caprimulgo
guard verso l'amico, che stava l da solo, con la
mente in un luogo molto distante. Un luogo che anche
lui conosceva bene. Kincaid alz la testa, sorrise
e gli rivolse un cenno di ringraziamento per l'esecuzione.
Grazie a tutti. Ci rivediamo tra qualche minuto,
disse il musicista al microfono prima di posare
il sax. Scese dal palco, raggiunse il tavolino e si mise
seduto, stringendo la mano a Kincaid. Mentre
parlavano, spost due volte lo sguardo in direzione
di Carlisle e, dopo un po', anche l'uomo dai capelli
grigi guard verso di lui.
Forse mi sono comportato da stupido, pens Carlisle.
Adesso gli era chiaro che tutti quei tizi che stavano
nel locale, soprattutto Caprimulgo e Robert
Kincaid, sempre ammesso che si trattasse di lui, vivevano
in un universo separato, molto diverso da
quello della sua generazione. Non avevano l'atteggiamento
disponibile e diretto di chi era cresciuto
negli anni Sessanta e Settanta.
L'uomo dai capelli grigi si volt ancora una volta
a guardare. Disse qualcosa all'amico, che si alz e si
diresse all'estremit opposta del bancone, dove ordin
un altro Glenlivet e intavol una conversazione
con il barista.
Kincaid fissava ancora la sua birra, ripensando
alla foto che Wynn McMillan gli aveva mostrato. Il
telefono dietro il banco cominci a squillare, mentre
lui si alzava e, zoppicando leggermente, si incamminava
verso Carlisle, con il sorriso caldo e affettuoso
di un padre che rivede il figlio dopo tanto
tempo.


Capitolo 14.
Quelle strane ore.

Carlisle rimase un altro paio di giorni a Seattle,
e lui e Kincaid trascorsero insieme delle ore a dir
poco singolari. Erano seduti al tavolo in cucina
nella piccola baracca di Puget Sound e parlavano
tra loro pi come due persone che avevano fatto
recentemente amicizia, che come padre e figlio.
Per stabilire quel legame, ammesso che fosse possibile,
sarebbe occorso molto di pi che una stretta
di mano e qualche ora di conversazione. Entrambi
tuttavia erano ansiosi di conoscersi, mentre
cercavano di mettere a fuoco una realt che a loro
sembrava ancora un sogno. Eccoli l insieme: Carlisle
McMillan, figlio illegittimo del fantomatico motociclista
solitario che adesso gli sedeva di fronte. E
Robert Kincaid, esploratore di luoghi e di mondi
lontani, che adesso lottava con l'idea di avere un figlio
ormai adulto, di cui per la prima volta vedeva il
volto e udiva la voce.
Con voce spezzata dall'emozione, Kincaid gli ripet
pi volte quanto si sentisse in colpa per non
aver potuto aiutare Wynn a crescerlo. Le avevo
scritto, Carlisle, davvero. Ma purtroppo ci siamo
persi di vista.
Gi, da piccolo l'idea mi riempiva di rabbia e
confusione. Mentre parlava, si guard in giro nella
baracca. Il soffitto era macchiato d'umidit e aveva
assolutamente bisogno di manutenzione. Wynn
 stata un'ottima madre, non certo convenzionale
nei comportamenti e nello stile di vita, ma severa a
modo suo. Non ha mai detto niente di negativo nei
tuoi confronti, assumendosi in toto la sua parte di
responsabilit.
Poi gli parl di Cody Marx, sua guida e maestro
di carpenteria. Kincaid lo ascoltava attentamente.
Gli sono davvero grato.  ancora vivo?
No,  morto da qualche anno.  stato un colpo
duro per me. Senza Cody, non so come sarei finito.
Esit un istante, poi chiese: Amavi Wynn a quei
tempi? Oppure la mia  una domanda sciocca?
Kincaid armeggi con un pacchetto di Camel,
estrasse una sigaretta e l'accese. Sulla scatola di cerini
c'era la scritta: motel miramare - per un piacevole
soggiorno AD ASTORIA, OREGON. Fece qualche
tiro, poi si accarezz la guancia con la mano
sinistra.
No, non posso dirti sinceramente che l'amavo,
Carlisle. Siamo stati insieme pochissimo tempo. E
quello era un periodo particolare, irrequieto, stavamo
tutti cercando di riprendere le fila della nostra
vita dopo la guerra. Non  stato un semplice incontro
superficiale, lo sentivamo entrambi, ma per
qualche ragione il nostro amore non ha avuto modo
di spiccare il volo. Avevamo intenzioni serie,
Wynn e io ce lo siamo ripetuti anche l'altra sera.
Ma eravamo giovani e, ecco,  difficile da spiegare...
Scroll la testa e si guard le mani posate sul
tavolo.
Anche Wynn mi ha sempre detto la stessa cosa,
replic Carlisle, guardandolo negli occhi. Senti...
non importa. Ormai ho superato la rabbia e ho cercato
di fare pace con il passato. Per un attimo era
stato tentato di dire pap, ma non era ancora
riuscito a pronunciare quella parola. Forse con il
tempo ci sarebbe arrivato, o forse no.
Kincaid si tampon gli occhi con una bandana
gialla che aveva tirato fuori dalla tasca dei jeans
scoloriti. Guard il figlio. Maledizione, quanti anni
sprecati, Carlisle. E pensare che avremmo potuto
fare tante cose insieme... quanti anni.
Agit la bandana e aggiunse: Scusami, ma di
questi tempi mi capita fin troppo spesso di commuovermi.
Anche Carlisle aveva gli occhi umidi e allung il
braccio per stringergli la spalla ancora muscolosa,
nonostante l'et e la costituzione asciutta. Il medaglione
d'argento che portava al collo era scivolato
fuori dalla camicia e dondolava sotto la luce della
lampada. C'era incisa una scritta, ormai quasi illeggibile.
Un giorno gli avrebbe chiesto di che si trattava,
ma per il momento Carlisle prefer non fare domande.
Ascolta, disse invece, continuando a tenergli la
mano sulla spalla, io ritengo che chiunque conosca
la faccia di suo padre possa considerarsi un uomo
fortunato. Quindi sono fortunato.
Gli chiese poi di fargli vedere qualche sua fotografia.
Kincaid sorrise felice e cominci a tirare fuori
buste di plastica dallo schedario. Ben pi delle
parole, le immagini sarebbero state il modo migliore
per mostrare al figlio come aveva trascorso la
propria vita. Appoggi un piccolo visore luminoso
sul tavolo della cucina e trascorsero tutto il pomeriggio
a guardare le fotografie. Kincaid gli parl degli
anni passati in viaggio, delle circostanze in cui
aveva scattato, degli odori e della luce che ogni foto
gli riportava alla mente.
Carlisle riconobbe lo stile degli scatti che accompagnavano
gli articoli del National Geographic. Nel complesso la produzione di Kincaid
rifletteva la sua originale visione poetica della
realt, ma c'erano anche degli aspri e nitidi scatti
in bianco e nero. In particolare rimase affascinato
da un servizio sugli slums di Giacarta che rientrava
in un progetto dell'UNICEF.
Quel servizio fu davvero tosto, comment Kincaid,
serrando la bocca mentre esaminava le stampe
sparse sul tavolo. Mi feci rimborsare solo le spese,
perch ne valeva la pena. Ogni tanto  bello farsi
coinvolgere in questo genere di operazioni. Ti aiutano
a vedere le aree sottosviluppate del mondo per
quello che sono, al di l della facciata folcloristica
che interessa alla gente. Non esistono solo oranghi
ed elefanti laggi, e non  tutto cerimonie variopinte
e tramonti da cartolina.
Ecco, guarda, disse aprendo un'altra scatola.
Questa serie viene da un servizio che ho realizzato
l'anno scorso a titolo privato in una casa di riposo
in citt. Ho fatto un ritratto di tutti gli ospiti e ho
dato a ciascuno il suo, incorniciato e pronto da appendere
o da regalare ai famigliari, sempre che ne
avessero ancora. Mi hanno dato grande soddisfazione.
Erano tutti eccitati all'idea e si sono vestiti
con i loro abiti migliori. Alcuni erano infermi, cos
ho dovuto ricorrere a'tutta la mia creativit per non
dare nelle foto l'impressione che fossero immobili a
letto.
Sorrideva soddisfatto mentre sceglieva le stampe,
mostrandogliele una alla volta. Questo signore era
stato ingegnere ferroviario, prima di rimanere semiparalizzato
a causa di un ictus. Questa donna, invece,
era una cantante di cabaret. Un ex spazzino, un
meccanico, un illustratore di libri per bambini, una
prostituta. Ci sono migliaia di belle storie in quell'ospizio,
che aspettano solo qualcuno che le scriva.
Continuando a sorridere, rimise a posto le fotografie.
Pi tardi, mentre preparava la cena si rivolse al figlio
dicendo: Ho un favore da chiederti.
Carlisle lo guard in silenzio, notando la sua
espressione seria.
Quando morir, vorrei che tu bruciassi tutti i
negativi, le diapositive e le stampe. Li troverai nello schedario qui in cucina e in quello in Camera da
letto.
Carlisle fece per protestare, ma Kincaid alz una
mano, a indicare che non aveva ancora finito. Riguarda
una mia visione della vita e della morte che
 quasi impossibile spiegare a parole.  come se una
sensazione viscerale mi dicesse che io e il tempo siamo
vecchi amici, che sono soltanto un altro viaggiatore
sulla grande freccia. La mia vita non vale
pi di quanto ne ho fatto, e ho sempre considerato
la ricerca dell'immortalit, non solo futile, ma anche
ridicola, come quelle bare elaborate che sono
solo un patetico tentativo di sfuggire al ciclo del
carbonio.
Mentre parlava, continuava a mescolare il minestrone
che bolliva sul fuoco e intanto guardava Carlisle.
Non mi va che le mie fotografie vadano sparse
in giro, senza che io possa sceglierle e decidere dove
devono apparire. Lo scaricatore di Mombasa o la
giovane messicana potrebbero finire su qualche depliant
turistico. Quella con gli uomini che mettono
in mare la barca a sei remi potrebbe essere usata
per reclamizzare un vogatore da palestra. Altrettanto
orribile sarebbe la prospettiva di vederle esposte
in qualche mostra e giudicate da snob che mangiano
tartine, mentre cercano di trovare il significato
recondito di immagini che non ne hanno mai avuto
alcuno, tanto per cominciare. Dopo tutto, sono semplici
foto.
Potrei fare in modo che non succeda niente del
genere, disse Carlisle.
Certo, e sono sicuro che lo faresti, finch vivi.
Ma dopo? Kincaid prese dal frigo due lattine di
birra e ne gliene porse una. E poi non  solo questione
di come potrebbero venir usate le mie foto.
Tornando a quello che ti ho detto prima, voglio che
dopo la mia morte non rimanga pi niente di me,
che tutte le mie tracce vengano spazzate via assieme
a me. Sono fatto cos, Carlisle,  il mio modo di vedere
le cose.
Va bene. Far come desideri, te lo prometto, anche
se vorrei che cambiassi idea.
Kincaid lo ringrazi, impacciato, con lo sguardo
rivolto a terra. All'improvviso fu preso dall'affanno
e si chin leggermente in avanti, mentre una fitta gli
attanagliava il petto e si sentiva assalire dalla debolezza
e dalla nausea. Si appoggi al frigorifero, il viso
madido di sudore.
Oddio, che succede? esclam Carlisle, avvicinandosi.
L'uomo lo allontan con un cenno della mano.
Tra un paio di minuti star bene...  solo una stupidaggine
dovuta all'et, ansim. Il viso abbronzato
era diventato cereo ed era a corto di fiato.
Carlisle lo aiut a sedersi. Dopo qualche minuto,
lui riusc a sorridere e disse:  passato. Ogni tanto
mi prendono questi attacchi. Poi passano da soli e
tutto torna a posto.
Vuoi che ti porti da un dottore? si offr il figlio,
preoccupato.
Highway si avvicin al tavolo e appoggi il muso
sulla gamba del padrone.
No, ci sono gi stato. Kincaid accarezz il collo del cane, intrecciando le dita alla folta pelliccia.
Ha detto che non c' niente di grave, solo una
sciocchezza legata al battito cardiaco irregolare o
roba simile. Un disturbo passeggero. Sto imparando
a conviverci.
Carlisle non gli credeva, ma lasci perdere. Era
chiaro che Robert Kincaid aveva una visione tutta
sua della vita, che lui faticava ancora a comprendere
e che forse non avrebbe mai capito fino in fondo.
Un'ora pi tardi l'uomo sembrava essersi ripreso,
e gli raccont che per una buffa coincidenza era
passato da Salamander solo la settimana prima.
Carlisle gli chiese di andarlo a trovare nel South
Dakota e si offerse di contribuire a pagare il biglietto
aereo. Kincaid lo ringrazi dicendo che magari
lo avrebbe raggiunto in primavera, quando il tempo
sarebbe migliorato e il suo vecchio amico avrebbe
potuto accompagnarlo da Leroy a sentire Gabe che
suonava i tanghi. Carlisle dichiar che la prossima
volta sarebbe venuto a Seattle in macchina, portandosi
dietro l'attrezzatura per rimettere un po' a posto
la baracca.
Parlarono ancora di fotografia, di carpenteria, e
di come imparare a fare le cose bene. Kincaid raccont
che una volta aveva passato ventiquattr'ore
a osservare una foglia di acero in autunno. Dall'alba
al tramonto e poi per tutta la notte, mentre
la luna saliva e tramontava, era rimasto a guardare
quella foglia, osservando il variare della forma
e le diverse sfumature di colore. Paragon il proprio
metodo agli esercizi sulle scale musicali, era
un modo per imparare come la luce da sola potesse
rendere mutevole un oggetto.
Carlisle capiva il concetto e raccont di come
Cody Marx gli facesse ripetere all'infinito i gesti pi
semplici, finch gli risultavano automatici. Preparare
la superficie, disse ridendo. Quelle parole
che incutono paura e noia nei cuori dei falegnami
dilettanti erano diventate una specie di mantra per
me. Durante il primo anno di lavoro con Cody non
ho fatto altro che sabbiare, piallare e staccare vecchi
strati di pittura.
Il giorno successivo, Kincaid lo accompagn con
il furgone all'aeroporto di Seattle-Tacoma, con
l'attrezzatura fotografica sistemata sul sedile tra di
loro. Quando l'altoparlante nella sala d'aspetto
annunci il volo, entrambi si alzarono e si guardarono.
Abbi cura di te, disse il giovane con aria seria.
Il vecchio Kincaid sorrise.  vero che ho molti
chilometri sulle spalle, Carlisle, ma sento di averne
ancora parecchi da percorrere. Guard l'ora e aggiunse:
Adesso sar meglio che vada a scattare
qualche foto per guadagnarmi il pane.
Il giovane lo salut e fece qualche passo verso il
cancello d'imbarco, poi si volt e torn indietro. Il
padre lo guard, si raddrizz una bretella, si tocc
la cintura e ricord all'improvviso di aver lasciato il
coltello sul furgone per via delle norme di sicurezza
aeroportuali.
Verr a prenderti in primavera, sbott Carlisle
con un groppo in gola. Una hostess stava annunciando
l'ultima chiamata del volo per Denver.
Vorrei farti vedere come lavoro, prosegu con
voce arrochita. Si schiar la gola e aggiunse piano:
Suppongo... suppongo che un figlio cerchi sempre
l'approvazione paterna.
Si avvicinarono impercettibilmente. Carlisle depose
a terra la borsa e lo abbracci d'impulso. Kincaid
lo strinse forte.
Maledizione, vecchio mio, maledizione a tutto
quanto. Aspettami, d'accordo? mormor Carlisle.
Gli tir una bretella e gliela lasci ricadere scherzosamente
sulla schiena.
Mentre superava il cancello si volt un'ultima
volta a guardarlo, con l'espressione seria, pensando
a un motociclista solitario in viaggio per le strade di
Big Sur tanto tempo prima, quando il mondo era
pi semplice e la libert era l'unica cosa che contasse,
almeno per un certo tipo di persone. Robert
Kincaid stava l dritto quanto gli consentivano i
suoi sessantotto anni, le mani infilate nelle tasche
dei Levi's sbiaditi, e fece un cenno con la testa, poi
gli sorrise nel modo caldo e affettuoso di un padre
che si accomiata da un figlio che non vedeva da
tempo e con il quale non ha trascorso abbastanza
tempo.
Nella sala si ud la chiamata del volo per Singapore,
mentre sulla pista un 747 stava decollando,
diretto a Giacarta, o forse a Bangkok o Calcutta.
La hostess chiuse il cancello alle spalle di Carlisle e
Kincaid spost lo sguardo, posandolo sul Boeing
che si staccava da terra e scompariva tra le nubi, felice
al pensiero di un grande aeroplano diretto chiss
dove, e di non essere pi solo.
...
.
...
Capitolo 15.
Ogni traccia sar cancellata.
...
.
...
Per un po', il suo nuovo mondo luminoso squarci
la nebbia opprimente di Puget Sound. Cos Kincaid
pul la baracca, stir i vestiti e pass molte ore
a raccontare a Caprimulgo quello che gli era successo,
parlando con entusiasmo dell'idea di andare a
trovare il figlio nel South Dakota in primavera. Cominci
anche una fitta corrispondenza con Carlisle e
Wynn, in cui si scambiavano aneddoti e ricordi. Prese
addirittura un appuntamento per un check-up completo.
Ma le cose vanno come devono andare. Tre settimane
dopo la partenza di Carlisle e quattro giorni
prima dell'appuntamento in clinica, Robert Kincaid
mor di infarto, da solo nella sua baracca, dove
fu trovato da un vicino messo in allarme dall'abbaiare
di Highway. Aveva lasciato a Cummings
i numeri di telefono e l'amico chiam Carlisle, che
a sua volta comunic la tragica notizia alla madre.
Wynn scoppi a piangere e chiese quali fossero le
disposizioni per il funerale. Il figlio le disse che i resti
del padre erano gi stati cremati e che uno studio
legale si sarebbe occupato di far spargere le ceneri
in una localit che lui aveva scelto.
Come promesso, Carlisle torn a Seattle. In cucina
era attaccato un biglietto scritto a mano:  tutto
quanto in questo schedario e in quello in camera
da letto. Usa il bidone della spazzatura fuori. Grazie,
Carlisle. Mi ci  voluto un po' per abituarmi all'idea
che tu fossi mio figlio, ma ci sto arrivando. E,
a quanto posso vedere, sei il figlio che ogni padre
vorrebbe avere. Se mi succede qualcosa, Caprimulgo
si occuper di Highway.
Carlisle stette l per un'ora seduto al tavolo a pensare,
mentre il ronzio del frigorifero faceva da sfondo
ai suoi troppo pochi ricordi del padre. Poi raccolse
dei giornali vecchi e accese il fuoco nel bidone
della spazzatura. Mentre esaminava il contenuto
degli schedari, per un attimo valut l'ipotesi di non
tener fede alla promessa. Ma non era possibile: aveva
dato la sua parola. E soprattutto, cominciava vagamente
a capire il senso delle parole di Kincaid:
...voglio che non rimanga pi niente di me, che
tutte le mie tracce vengano spazzate via assieme a
me. In quella limpida e fredda mattinata di dicembre,
rimase in piedi davanti al bidone della spazzatura
a gettare a uno a uno negativi e diapositive nel
fuoco, guardando il lavoro di una vita consumarsi
in cenere e fumo. Lo scaricatore sorridente di
Mombasa, la ragazza messicana. La tigre che sbucava
dall'erba alta sulle rive del lago Periyar in India,
l'agricoltore dall'espressione dura che fissava
l'obiettivo dall'alto di una trebbiatrice nel North
Dakota. Le vette distanti dei paesi baschi e gli uomini
che salpavano nello Stretto di Malacca. Tutti
si accartocciarono e morirono in un bidone dei rifiuti
fuori da una baracca di Puget Sound, in quella
gelida mattinata.
Impieg tre ore a terminare il lavoro. Spesso si
fermava e teneva una diapositiva in controluce,
guardandola un'ultima volta prima di gettarla tra le
fiamme. Alla fine rimasero soltanto una busta gialla
e una scatola di cartone nell'ultimo cassetto dello
schedario in camera da letto. Carlisle apr la busta e
vide che conteneva una ventina di lettere.
Ne tir fuori una: era affrancata anche se non era
mai stata spedita. Tutte recavano sulla busta il medesimo
indirizzo: Francesca Johnson, RR 2, Winterset, Iowa.
Gli torn in mente il servizio realizzato dal padre
negli anni Sessanta sui ponti coperti. Era sicuro che
la localit di Winterset comparisse nell'articolo. E
poi non c'era quella canzone intitolata Francesca
suonata da Caprimulgo Cummings? Carlisle annot
l'indirizzo sulla sua agenda e, preso da una
tentazione irresistibile, afferr una lettera rigirandosela
tra le mani. No, non sarebbe stato giusto, si
disse. Indugi ancora qualche secondo e poi and a
gettare anche la busta gialla con il suo contenuto
nel bidone.
La guard prendere fuoco, poi apr la scatola di
cartone e tolse il foglio di carta velina che proteggeva
una serie di fotografie in bianco e nero. La prima
ritraeva una donna appoggiata al paletto di una
staccionata in un prato. Era straordinariamente
bella, pens Carlisle, come possono esserlo solo le
donne mature, vestita semplicemente con un paio di
jeans e una maglietta aderente che sottolineava la
curva dei seni. La chioma castana era agitata dal
vento del mattino e lei sembrava piena di energia,
pronta a balzare fuori dalla foto.
L'immagine successiva ritraeva la stessa donna,
ma era meno grafica ed essenziale, anzi, quasi impressionista.
Lei portava un cappuccio e aveva l'aria
assorta, come se stesse per perdere qualcosa che
non avrebbe mai pi riavuto.
Carlisle tenne da parte quelle due foto e gett le
altre nel fuoco. Le fiamme crepitarono, alimentate
dal cartone. Rimase a fissare i due ritratti della donna,
poi, facendo un lungo respiro sofferto, guard
verso Puget Sound. In lontananza, un airone azzurro
volava basso sull'acqua.
Allora lasci andare anche le ultime fotografie di
Francesca Johnson, che finirono assieme alle altre
nel bidone proprio nel momento in cui, a molta distanza
da l, una donna usciva per la sua passeggiata
quotidiana sino al fiume, nel luogo dove sorgeva
il Roseman Bridge.
...
.
...
Appunti finali.
...
.
...
Cos si conclude un libro di addii. Come ho raccontato
nei Fonti di Madison County, Francesca
Johnson mor nel gennaio del 1989. Le sue ceneri
vennero sparse sul fiume dal Roseman Bridge,
com'era accaduto per quelle di Robert Kincaid otto
anni prima. Nel 1981, dopo aver assistito la figlia
Carolyn durante la nascita del secondogenito, era
tornata a casa e aveva chiamato la clinica veterinaria
di Bellingham, nello stato di Washington. Le avevano
risposto che Kincaid non era pi loro cliente.
Su un elenco telefonico nella biblioteca di Des Moines
aveva allora cercato i numeri di tutte le cliniche
veterinarie della zona di Seattle. Una di queste aveva
l'indirizzo di un certo Robert Kincaid, proprietario
di un golden retriever, ma non il telefono.
Mentre Francesca si preparava a partire per Seattle,
un corriere le consegn un pacco che conteneva
la lettera di un avvocato della stessa citt, che esordiva
cos: Gentile signora Johnson, il nostro studio
rappresenta il signor Robert L. Kincaid, recentemente
deceduto...
Nel pacco c'erano anche le sue macchine fotografiche,
un braccialetto d'argento e una lettera che
aveva scritto per lei nel 1978, prima di sapere dell'esistenza
di Carlisle. Cos, alla fine, Robert Kincaid
non era sparito semplicemente dalla faccia della
terra, ma aveva scelto di affidare qualcuna delle
sue cose a Francesca Johnson, per una ragione che
soltanto lui conosceva.
Per quanto riguarda Carlisle McMillan, la sua
storia relativa a quella che  conosciuta come la
guerra della Yerkes County, e a una donna che lo
cambi da ragazzo in uomo,  degna di essere raccontata.
Magari un giorno o l'altro lo far.
Caprimulgo Cummings ora ha quasi ottantacinque
anni e vive in un appartamento a Tacoma. Un
problema alle vertebre, che gli ha paralizzato il
braccio sinistro, ha messo fine ai suoi giorni di musicista,
ma ogni tanto tira ancora fuori il sax, generalmente
verso il crepuscolo, e rimugina su Autumn
Leaves, pensando al suo vecchio amico. Pur essendo
a conoscenza della storia d'amore tra Kincaid e
una donna di nome Francesca, non ha mai saputo
quale fosse il cognome della donna, n dove abitasse.
Appesa al muro del suo appartamento c' per
la fotografia di un ponte coperto firmata da Robert
Kincaid. Per ragioni sconosciute, Caprimulgo si
sente attratto da quell'immagine e di solito la fissa
mentre suona.
Highway, il golden retriever, dopo la morte di
Kincaid fu adottato dal nipote di Cummings e visse
altri quattro anni. E Harry, il pick-up Chevy del
'54?  stato uno degli ultimi tasselli che ho dovuto
rintracciare. Nel corso delle mie ricerche, Harry
sembrava un personaggio che aveva una sua personalit
tanto quanto Francesca, Robert Kincaid, Highway,
e tutti gli altri protagonisti della storia. Alla
fine sono riuscito a localizzarlo.  stato rimesso
amorevolmente a posto e adesso vive nel South
Dakota. Carlisle McMillan  stato tanto gentile da
farmelo guidare su e gi per una strada di campagna
in una localit chiamata Wolf Butte. Guardando
dal parabrezza, mentre avanzavo sobbalzando,
non mi  stato difficile immaginare gli sconfinati
chilometri percorsi da lui assieme a Robert Kincaid
e tutte le cose che videro, mentre inseguivano la luce
giusta. Carlisle mi sugger anche di aprire il cassettino
del cruscotto. Incastrato dietro il rivestimento
consunto c'era un biglietto da visita
spiegazzato, con su stampate queste parole: ROBERT
kincaid, scrittore-fotografo. Oh, ancora una
cosa: nel cassettino, avvolto in uno straccio, c'era
anche un rullino di pellicola Kodachrome II 25,
mai utilizzato.
Vi lascio con queste strofe, un momento della mia
vita, brandelli delle mie riflessioni:
Un ruscello da chiss dove tra le montagne
della costa.
Scorre rapido fin qui
sulla sabbia vulcanica,
che d all'acqua
un colore azzurro-lavanda.
Pi avanti sulla spiaggia,
un'ora prima,
avevo visto un elefante marino
carico delle sue tonnellate.
Questa era la costa della California,
in autunno, quando la sabbia era calda.
Stivali di gomma a mezza gamba
mi proteggevano
lasciandomi libero di avanzare nell'acqua.
Mi fermai in mezzo al ruscello,
lo seguii con lo sguardo
fin dove cominciava il Pacifico.
La madre di Carlisle McMillan
una volta si sdrai su questa spiaggia
con un uomo chiamato
Robert Kincaid,
un altro cacciatore che inseguiva
la luce
perch la luce
era sulla strada.
Era il 1945.
Era sopravvissuto
alla guerra
ed era arrivato qui
in sella a una motocicletta.
Inebriati al culmine delle loro vite,
risero insieme
sorseggiando vino rosso
in riva al mare.
E da l
nacque un bambino, Carlisle.
Il ruscello era azzurro
e io sistemai il cavalletto,
una e due volte, misi in piano la Nikon,
pensando a Kincaid,
a Wynn McMillan,
l'acqua intorno agli stivali,
il primo vento del mattino
tra i cipressi.
La direttrice di un museo
dove fin esposta la fotografia
mi chiam e mi chiese
se davvero
quella fosse acqua sulla sabbia azzurra.
Non sembrava acqua su sabbia azzurra,
disse.
Le risposi
che un vulcano
l'aveva creata,
secoli fa.
Io ero passato di l
per caso, tempo dopo...
...io e Robert Kincaid.
Lunga  la strada verso casa. Molto lunga.
...
.
...
FINE.